La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale V

Il Sè spirituale è nel Sole

     «Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre (…). Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese». (Ap 3,7-13.)

5.

 Il Sé spirituale e la comunità di Filadelfia I

        Queste parole sono tratte dal libro dell’Apocalisse che come sappiamo sono state scritte da una visione chiaroveggente dell’Apostolo Giovanni-Lazzaro, mentre si trovava sull’isola di Patmos in Grecia ove ricevette appunto la «Rivelazione» da Gesù Cristo. È comprensibile ora per chi ha studiato e accolto la Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, che il significato di queste parole è da attribuirsi agli elementi costitutivi dei principi divini superiori dell’uomo, ossia: il Sé spirituale, lo Spirito vitale e l’Uomo spirito (vedi nota 8), che quali archetipi divini potranno essere donati e accolti dagli uomini nelle epoche future, se avranno perseverato sulla via spirituale e che abbiano accolto l’impulso del Cristo scaturito dall’evento del Golgotha, cioè «l’impulso del vero amore cristiano e della vera dedizione agli altri». Possiamo interpretare sotto un altro aspetto queste frasi, dicendo che tutti quelli che accolgono il vero insegnamento cristiano e che avranno realizzato l’anima cosciente secondo la vera conoscenza del Cristo cosmico annunciato dalla Scienza antroposofica, cioè mantenendo integro in loro l’amore per il Cristo e l’osservanza dei suoi insegnamenti, gli sarà dato dall’alto in quell’epoca futura, il «Sé spirituale» quale dono superiore dello Spirito Santo: «Così parla il Santo, il Verace … Inciderò su di lui il nome del mio Dio … insieme col mio nome nuovo» (Ibidem). Possiamo ora pensare che avendo a disposizione circa 1500 anni, abbiamo ancora molto tempo davanti per sviluppare e realizzare tutto ciò, ma in realtà commetteremmo un errore molto grave, poiché va detto che abbiamo a disposizione forse ancora quattro o cinque incarnazioni prima che sopraggiunga il sesto periodo dello sviluppo del Sé spirituale e in parte, per alcuni uomini più evoluti, persino un «principio dello spirito Vitale». Per cui, se guardiamo quante tendenze e tratti caratteriali negativi che ci portiamo dietro fino alla fine della nostra vita che non abbiamo saputo trasformare, forse non ci resta poi tanto tempo e quindi, già da oggi occorrerebbe lavorare energicamente e attivamente su noi stessi per trasformarci in uomini altruisti e determinati nello sviluppo morale-spirituale interiore. Quest’aspetto può forse aiutarci a capire la sofferenza di quelle anime che soffrono molto, perché forse occorre che venga accelerato e compensato più in fretta quel cattivo karma imperfetto che si portano dietro come debito delle loro azioni passate e che non è stato ancora trasformato e perfezionato, e che quindi va consumato con più sofferenza, in modo che sia possibile in questa o un’altra vita poter sviluppare l’anima cosciente, cosicché non rischino di restino indietro. Ciò va comunque visto solo come ipotesi, in quanto non siamo  in grado di affermarlo come una verità karmica, poiché il karma essendo una legge cosmica universale, non può essere afferrata dal semplice intelletto, ma soltanto dall’indagine veggente di un altissimo Iniziato cristiano che si sia unito al Cristo e abbia conseguito  lo sviluppo del quarto grado iniziatico della veggenza intuitiva.

        Attraverso la Scienza antroposofica o altre correnti spirituali cristiane che operano seriamente allo sviluppo spirituale e purificazione del corpo astrale quale strumento dell’anima e dello spirito umano, possiamo avere l’aiuto per trasformare ed elevare le nostre qualità negative umane in facoltà superiori. Cosicché il nostro io inferiore possa raggiungere l’illuminazione ed essere compenetrati dalla forza pentecostale dello spirito nuovo redento dal Cristo sulla croce del Golgotha (il nuovo Lucifero, portatore della luce spirituale del Cristo rappresentato dal ladrone convertito al bene, cioè S. Dismas) e ora assurto a Spirito Cosmico del Sole22, quale guida dei dodici bodhisattva servitori del Cristo. Il Cristo stesso lo annunciò ai suoi discepoli durante gli ultimi giorni del suo commiato, prima della Sua crocifissione: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore[bodhisattva] perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce (…). Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»; (Gv 14,16-26).

         Rudolf Steiner nei due libri «L’Oriente alla luce dell’Occidente O.O.113 e Antropologia O.O. 107, pag.123, (ed. Antroposofica Milano)», spiega che il Cristo redense sulla croce Lucifero ribellatosi sull’antico Sole alla «Parola Cosmica», quando entrambi erano come dire, fratelli planetari, giacché il Sole era ancora un pianeta uguale a tutti gli altri guidato dal Cristo23 e Venere era guidato da Lucifero. Fu così che mentre il Cristo accoglieva in sé la parola cosmica proveniente dalle dodici direzioni dell’Universo elevandosi fino a diventare «Stella» e guida di tutto il sistema solare, Lucifero al contrario, a causa del suo smisurato orgoglio respinse la parola cosmica, perché voleva comprendere tutto con la sua orgogliosa figura di luce di così splendida bellezza, cadendo per questo sempre più in basso e perdendo la sovranità di Venere. Egli andò sempre più perdendo la sovranità e con essa il regno di Venere e con tutta la sua luce divenne un re senza trono e il pianeta Venere da allora in poi, dovette fare a meno di un vero sovrano e non poté che percorrere un’evoluzione discendente; (riv. Antroposofia, Gennaio-Febbraio 1998, pag.10). Cosicché abbiamo che la via ascendente del Cristo andò sempre più separandosi da quella discendente di Lucifero, fino a restare indietro dall’antica evoluzione lunare e divenendo  così uno spirito dell’ostacolo contro la giusta evoluzione degli Dei solari. Durante l’evento del Golgotha come citato, egli fu redento e reintegrato dal Cristo nell’ambito della seconda gerarchia  solare,  divenendo il Dio Cosmico del Sole al posto del Cristo che lasciato il Sole, si fece Dio nell’uomo (O.O. 113, pag.123, Ibidem).

        L’uomo se vuole, può accogliere l’Impulso del Cristo, ma può farlo solo attraverso un suo impulso spirituale libero, cosicché possa trovare in sé la forza necessaria di redimere oltre che se stesso anche l’essere luciferico che è in lui fin dal periodo Lemurico che causò la sua discesa nella materia più di quanto gli Dei avessero voluto; ciò è riportato nella Bibbia come la «caduta» e la cacciata di Adamo dal paradiso terrestre. Ovvero, se l’uomo attraverso la saggezza che gli viene offerta dall’Antroposofia riesce a comprendere che cosa è significato l’evento del Golgotha e cosa ha compiuto veramente il Cristo, non solo per l’anima umana, ma anche per la Terra stessa, allora, grazie alla conoscenza del Cristo, egli redime se stesso e insieme redime le entità luciferiche rimaste indietro sull’antica Luna. Non bisogna dimenticare comunque che dobbiamo a Lucifero il  nostro impulso di uomini liberi, ma che andiamo debitori al Cristo per averci concesso la vera libertà e il vero amore umano attraverso il sacrificio del Golgotha. Quindi è naturale che abbiamo non soltanto il compito morale di redimere prima di tutto noi stessi, ma nello stesso tempo lo abbiamo anche verso le entità luciferiche che sono a noi legate nel corpo astrale, le quali ci hanno dato la possibilità di realizzare quella libertà che ci permetterà un giorno di vivere nel consesso divino come uomini autonomi divini, e non come semplici specchi degli Dei. Perciò è necessario che ci compenetriamo sempre più dell’«Impulso del Cristo» come sopra menzionato, per avere le forze che ci permettano di compenetrarci sempre più del corpo di resurrezione24 del Cristo, cui solo attraverso questo impulso spirituale possiamo trovare l’aiuto necessario per realizzare quest’unione spirituale con quest’arto spirituale particolare come approfondito più avanti in questa  nota.   (5. Continua)

 Collegno giugno   2017                                               Antonio  Coscia

Agg. e corr. luglio 2018

Sopra: Immagine rappresentativa del Sé spirituale

Note

22    Occorre comprendere che ci sono diversi aspetti dell’Entità dell’ostacolo che chiamiamo Lucifero che va dalla sfera angelica, fino ai Serafini. Vale a dire che ogni gerarchia spirituale ha come sua controparte un Entità dell’ostacolo che chiamiamo Lucifero. Per cui il nome Lucifero indica tutto ciò che è passato, tutto quello che non si è evoluto e che è rimasto com’era in un’evoluzione cosmica antica; perciò possiamo definire Lucifero una figura che guarda continuamente indietro al passato: che è fuori luogo in ogni presente. Il Lucifero di cui parliamo ora, era il Signore e reggitore del pianeta Venere durante il periodo in cui la Terra era nello sviluppo del secondo stato di coscienza sull’antico Sole. Fu là che Lucifero essendo un essere d’infinita e splendida bellezza, (la sua bellezza eguagliava quasi quella del Cristo allora reggitore del pianeta Sole, ossia suo fratello planetario) non accolse a causa del suo immenso orgoglio il suono della «Parola Cosmica»; egli la respinse a causa del suo smisurato orgoglio sedotto dalla sua stessa immensa luce di bellezza; (Cristiania, “Oslo”, 12 giugno 1912; riv. Antroposofia gennaio-febbraio 1998). Egli è quel ladrone di destra appeso alla croce e menzionato soltanto dal vangelo di Luca, che il Cristo perdonò e redense promettendogli il «Paradiso perduto», ossia la sua antica dignità di guida di Venere. Il Cristo compì qualcosa di più elevandolo a «spirito del Sole», a Dio Cosmico solare, cioè al posto lasciato dal Cristo fattosi «Spirito della Terra» e Dio nell’uomo. Quest’aspetto di Lucifero è menzionato da Rudolf Steiner, nel libro «L’Oriente alla luce dell’Occidente» O.O. n. 113, dove a pag. 123 scrive: «Dobbiamo dunque registrare un totale capovolgimento della situazione conoscitiva umana nel corso dell’evoluzione: da Dio Cosmico, Cristo si è fatto Dio terrestre che diventa l’anima della Terra; Lucifero da dio terrestre si è fatto dio cosmico»

23     Va detto che il Cristo nella Sua vera essenzialità appartiene al secondo aspetto della Trinità Divina Universale, ossia Egli è un’emanazione della Divinità Trina, e in quanto tale abbraccia tutta la creazione e le creature che a essa appartengono, per cui nessuna divinità può reggere il confronto con le Sue forze divine universali. Egli nel Suo immenso amore divino, scese dall’altissima dimensione della «Parola universale», per unirsi al destino dell’evoluzione umana e di conseguenza si congiunse quale guida del pianeta Terra: «E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi …»; così è scritto nei primi versi del vangelo di Giovanni (Gv 1,14). In tal caso il Cristo come uomo-dio, può essere affrontato dagli spiriti dell’ostacolo che Egli vinse e redense per prima Lucifero come menzionato in questo tema, e tenne a bada Arimane in quanto l’uomo ha ancora bisogno per ancora moltissimo tempo di quest’ostacolo.  Come  Egli è la guida e archetipo dell’umanità, così lo è nei riguardi di tutte le Gerarchie spirituali; per cui come guida dei sei Elohim solari e del pianeta Sole, Egli può essere ostacolato da un Suo pari, ossia uno Spirito della Forma o Exusiai (Potestà), rimasto indietro in un’evoluzione antichissima  che va oltre l’evoluzione dell’antico Saturno e che abbiamo  imparato a conoscere come «Sorat» la Bestia apocalittica che Giovanni nell’Apocalisse indica con il numero di uomo 666.

24      Per spiegare che cos’è il corpo di resurrezione occorre capire cos’è il nostro corpo fisico o meglio la sua origine. Nel libro la «Scienza Occulta» troviamo la spiegazione dell’evoluzione dell’uomo che come accennato nella nota 2, deve attraversare  sette stati di coscienza, ove  durante  il primo stato di coscienza saturneo, sviluppò il primo germe spirituale del corpo fisico quale dono degli «Spiriti della Volontà o Troni». È un corpo formato da forze di calore, lo stesso calore corporeo che portiamo in noi oggi e che Rudolf Steiner chiama «Fantoma». Ossia, il nostro vero corpo fisico non è il nostro corpo di carne perituro esterno, ma è la forma spirituale di calore che portiamo all’interno di noi costituita appunto da forze di calore che a causa della tentazione di Lucifero nei riguardi dei nostri progenitori Adamo ed Eva, continuò a degenerare attraverso i secoli nei discendenti umani. Cosicché all’epoca della «svolta dei tempi», cioè alla venuta del Cristo e alla Sua incorporazione nel corpo di Gesù di Nazareth, era arrivato con gli altri costituenti animici umani, cioè il corpo eterico, l’astrale e l’Io inferiore, alla loro massima degenerazione che avrebbe messo in pericolo la nascita della coscienza dell’io e l’impossibilità nei secoli a venire, di avere a disposizione dei corpi fisici adeguati per l’incarnazione terrestre, in modo da continuare l’evoluzione umana. Grazie appunto all’evento del Cristo che incarnatosi come uomo in un corpo puro preparato apposta per Lui da uno dei più alti iniziati cristiani e discepolo del grande Dio solare e la collaborazione spirituale del grande Buddha Gautama, ebbe la possibilità di vivere per tre anni nel corpo di  Gesù di Nazareth  ripristinando nei tre anni di permanenza sulla Terra, il corpo fisico, ossia il Fantoma umano, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano di Gesù. Inoltre trasformò i tre arti inferiori animici  di Gesù in arti spirituali superiori, ossia trasformando il corpo astrale in Sé spirituale, il corpo eterico in Spirito Vitale e il corpo fisico in Uomo Spirito. In altri termini come Yahve creò il primo uomo chiamato Adamo dal quale noi tutti discendiamo come umanità terrena, così il Cristo creò l’uomo nuovo futuro spirituale dal quale noi tutti possiamo risalire alla nostra origine divina; ovverosia Egli creò l’«Archetipo spirituale umano» quale meta del futuro stato di coscienza di Vulcano, ciò che S. Paolo chiamò il «Nuovo Adamo». E come se gli uomini di duemila anni fa si fossero trovati davanti a una  Personalità umana – divina  proveniente da un remoto futuro e che non seppero riconoscere di essere di fronte a loro stessi, di come saremo o diverremo in una realtà futura ancora molto remota, se accoglieremo in noi l’Impulso del Cristo. E ciò sarà possibile proprio per il fatto che il Cristo, nella Sua discesa all’interno della Terra astrale dopo la morte, ossia nei diversi strati della sfera astrale terrestre, trasformò dal Fantoma umano di Gesù di Nazareth il «corpo di Resurrezione» con il quale risorse il terzo giorno della domenica di Pasqua. Vale a dire che il corpo di resurrezione, è un corpo spirituale superiore quale trasformazione del Fantoma umano che il Cristo creò per l’ulteriore evoluzione dell’uomo dei prossimi stati di coscienza futuri alfine che possa raggiungere e realizzare la sua meta futura alla fine di Vulcano. Questo fu possibile appunto, per il fatto che Egli discese fino all’ottavo strato del «Frangimento» della Terra e ancora oltre, laddove avviene la frantumazione di tutti i Fantoma umani dopo la morte dell’uomo. E dove Egli poté trasformare il Fantoma di Gesù di Nazareth rimasto integro nel settimo strato dello “specchio della Terra”, prima che avvenisse la frantumazione da parte delle forze arimaniche nell’ottavo strato della “sfera del frangimento”, in quanto era stato purificato dal Cristo prima della morte di Gesù dal peccato originario dei nostri antenati biblici Adamo ed Eva, riportandolo al suo stato originario paradisiaco.  Possiamo ancora aggiungere per meglio capire quest’azione spirituale alquanto complessa del Cristo, che il corpo di resurrezione  è un arto   spirituale  di calore più elevato di quello, costituitosi sull’antico Saturno (Fantoma) quale dono dei Troni, con il quale esso forma un unità. Il Cristo creò questo corpo spirituale  in vista della futura evoluzione superiore macrocosmica che va da Giove a Vulcano, in cui l’uomo superiore o «Vero Io», avrà bisogno di rivestirsi per trasformare i suoi involucri inferiori perituri microcosmici, in corpi superiori immortali macrocosmici; vale a dire che dovrà trasformare su Giove completamente il corpo astrale in Sé Spirituale; su Venere il corpo eterico in Spirito Vitale e su Vulcano il corpo fisico in Uomo Spirito. Questo corpo di resurrezione non va scambiato col corpo eterico con il quale il Cristo si presentò ai discepoli, ove Tommaso poté toccare con mano le cicatrici del Suo corpo, giacché questi era solo un corpo eterico densificato, cioè non visibile a nessun occhio umano, tant’è che il Cristo si presentò ai discepoli entrando a porte chiuse nel luogo dove si erano adunati (Gv 20, 27). Il corpo di resurrezione è quello con cui il Cristo si presentò a Giovanni nell’Apocalisse e a Paolo sulla via di Damasco  quale «fuoco macrocosmico di luce» accecandolo e che oggi grazie all’Antroposofia, ogni uomo che l’accolga e che sappia infiammarsi con i suoi contenuti di conoscenza, può compenetrarsi di questo «fuoco di luce spirituale»,  unicamente se egli è capace di accendere nella sua anima sufficientemente il fuoco di conoscenza attraverso lo studio dell’Antroposofia; ove secondo la legge spirituale che il «fuoco non può essere divorato dal fuoco».

Sergej O. Prokofieff nel suo libro  “E la Terra diviene Sole, il Mistero della Resurrezione”,  in merito scrive: «Rudolf Steiner in diversi punti della sua opera indica tutto il significato di questo fuoco interiore mediante un esempio apparentemente semplice: «tuttavia, ciò di cui essi [gli uomini] oggi hanno bisogno è il calore dell’anima, e questo può darlo l’Antroposofia. Chi studia Antroposofia e dice che essa lo lascia freddo, mi appare come chi accatasti in continuazione legna nella stufa lamentando che non scalda. Dovrebbe soltanto accendere la legna, allora avrà caldo! … Ognuno deve trovare nella sua anima il fiammifero per accendere l’Antroposofia. … Come per la legna occorre soltanto un piccolo fiammifero, così anche per l’Antroposofia occorre un piccolo fiammifero con il quale però, potremo accendere in noi la forza micheliana» (O.O. 223, 28.9.1923, ed. Antroposofica Milano) .

 

 

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