La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale VI

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        Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?  O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!  Matteo 7,7-14

6.

 Il Sé spirituale e la comunità di Filadelfia II

        Oggi comunque, siamo agevolati in questo anche in concomitanza con la fine del kali yuga che come abbiamo sopra citato è terminato nel 1899, in cui il mondo spirituale si è avvicinato di più al mondo fisico con lo scopo di collaborare con l’uomo, ma in modo diverso da prima dell’evento del Golgotha, ossia diversamente da come avveniva nel passato in modo coercitivo e di sudditanza. Questa collaborazione tra gli Dei e l’uomo, può essere realizzata nella forma più adeguata all’uomo moderno già nel nostro periodo di sviluppo dell’anima cosciente. Vale a dire che l’uomo può elevarsi al mondo dello spirito senza dover passare attraverso il grado iniziatico antico che era quell’appunto dei tre giorni in cui come dire, l’io umano passava attraverso un processo di morte e resurrezione dovendo uscire dal corpo astrale e in parte anche dal corpo eterico, con l’aiuto dello Ierofante iniziatore per unirsi allo Spirito solare del Cristo. Diversamente oggi nell’esoterismo moderno, possiamo unirci al Cristo collaborando con la Sua volontà verso l’impulso riunificatore che tende in modo libero a realizzare l’unione e l’amore universale tra gli uomini. Ovverosia lavorando spiritualmente in modo unitario per preparare e realizzare una nuova comunità spirituale che si basi su di una «Fratellanza universale», nella quale l’uomo possa imparare a collaborare e a integrarsi non solo con la volontà del Cristo ma anche con gli Dei del giusto progresso, non esimendosi dalle proprie  responsabilità morali verso i doveri familiari e sociali. Questa realtà oggi è davanti a tutti noi nessuno escluso, basta volerlo e attuarlo in ogni momento in cui decidiamo liberamente di cambiare la nostra vita interiore così come accennato finora in questo tema. Se in noi  c’è veramente quell’ anelito di cambiamento e di volerlo realizzare, allora può esserci dato ciò che chiediamo, difatti sta scritto: «Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto! (Mt7,7-14).

       Queste parole del Cristo ci indicano che chiunque chiede nel Suo nome, può ricevere aiuto dal «Padre» e chiunque bussa (cerca), può trovare la via verso il «Figlio» e gli sarà aperta la porta della conoscenza sapienziale dello «Spirito Santo». Se dunque aneliamo con cuore sincero ad accogliere con fiducia la mano tesa dagli Dei, alfine che uomini di buona volontà possano collaborare alla realizzazione di questa nuova comunità futura di ordine spirituale, morale e sociale, allora potranno nascere i semi futuri della nuova fratellanza universale del sesto periodo della quinta Epoca, cioè il periodo dello sviluppo del Sé spirituale chiamato dall’apocalista Giovanni: «La Comunità di Filadelfia»25. E affinché questo sesto periodo di cultura possa realizzarsi, occorre prepararlo già ora nel nostro quinto periodo, dove le forze cosmiche del male secondo Rudolf Steiner, tenderanno maggiormente a rafforzarsi e contrastarci interiormente, affinché prendiamo coscienza dello spirituale che è in noi quale principio trinitario divino e della meta superiore che dovremo realizzare nell’arco dei prossimi periodi di cultura summenzionati. Durante questi periodi di cultura futuri cui seguiranno dopo la fine della nostra epoca di cultura, vale a dire dopo che avremo sviluppato l’anima cosciente, l’umanità inizierà lo sviluppo dei tre principi microcosmici divini spirituali superiori, i quali sono chiamati dalla Scienza antroposofica: «Sé spirituale, Spirito Vitale e Uomo Spirito»; (vedi la nota 8). Si tratta di tre principi divini che sono presenti in germe spirituale nella nostra anima divina superiore e che rappresentano il riflesso dei tre principi divini della Trinità universale che nel cristianesimo conosciamo come: «Spirito Santo, Dio Figlio e Dio Padre», che dobbiamo sviluppare e portare a coscienza nel nostro divenire spirituale di «Uomo superiore»; ossia ogni uomo deve sviluppare ognuno di questi principi microcosmici prima della fine della nostra Terra, per essere ammesso nella gerarchia superiore in qualità di Angelo.

       Occorre però ancora qui ricordare, come già menzionato, che l’avvento del principio dell’amore cosmico universale quale primizia e preannuncio che si manifesterà  nella nuova fratellanza umana nel sesto periodo di cultura della comunità di Filadelfia, potrà essere realizzato e manifestato in modo naturale, così come oggi sulla Terra vediamo la «Saggezza» in tutto l’ambito dei regni naturali terrestri, soltanto nell’eone futuro di Giove se l’umanità appunto, saprà elevarsi al rango superiore di entità angelica. Abbiamo pertanto oggi la possibilità attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, di preparare quest’epoca o periodo futuro (che gli spiriti del male tenderanno a ostacolare) prendendo coscienza del male cui sempre più forte s’insinuerà nella nostra mente, nel nostro cuore e nelle nostre azioni, cosi che, possiamo accoglierlo e tenerlo a bada, fino a trasformarlo con l’aiuto dell’«Impulso del Cristo» scaturito dal sacrificio del Golgotha. E prepararci quali futuri semi di quell’evento futuro del sesto periodo che dobbiamo realizzare come principio dell’amore cristico, così da poterlo attuare nella comunità futura come uomini divinizzati del terzo millennio e quale nuova epoca teocratica divina fondata sull’amore e la libertà umana e non più sulla rigorosa «legge testamentaria». Queste parole possono sembrare utopistiche a chi non ha a cuore il bene del mondo, a quelli che vivono esclusivamente per se stessi,  per il solo e unico egoistico benessere materiale, ma non per coloro che in fondo al cuore nutrono la speranza che questo mondo possa essere migliore, se sapremo essere noi stessi migliori come uomini! ovvero    uomini amanti della pace e della fratellanza universale, i veri uomini quale popolo del Cristo. Questa visione futura apocalittica della sesta epoca di cultura, potrà in realtà essere realizzata se gli insegnamenti ispirati dal nuovo bodhisattva Maitreya e dai Maestri cristiani rosacruciani, saranno accolti e messi in pratica con forte determinazione e risolutezza che può concretarsi solo se riusciamo a sviluppare e a trasformare l’egoismo, le bramosie, le passioni e i desideri che si agitano nella nostra anima, cui tenderanno grazie alle forze del male, a farci sprofondare sempre più in basso nella parte istintuale sensuale, verso lo sviluppo di forze bramose egoistiche e sotto un certo aspetto, quando siamo manchevoli di forza morale persino perniciose, le quali sono connesse al mistero della nascita e della concezione umana», (vedi O.O. n. 182, Ibidem).

       Dobbiamo anche per questo sviluppare in noi una «vera fede» e fiducia nel mondo spirituale, senza la quale sarebbe pressoché impossibile elevarsi a una coscienza morale superiore e avere la grazia di incontrare gli Dei per una collaborazione umana – divina, alfine che possa realizzarsi il disegno divino cui l’uomo fu destinato dagli Elohim creatori nell’Epoca Lemurica, cioè quando fu separato dalla sostanza divina dell’«Albero della Vita» o, comunemente conosciuto come la «caduta dal Paradiso terrestre». È beninteso qui una fede non dottrinale, che non si basi cioè su di un insegnamento biblico o su dei vecchi dogmi religiosi antichi ormai desueti. Ma una fede che possiamo toccare quasi con mano, che possiamo vivere e sperimentare in noi stessi! che come dire, possa basarsi su di un’esperienza reale, vissuta nell’intimo e che ci abbia scaldati di un calore particolare, dandoci la sensazione di sentirci espandere, uscire da noi stessi, quasi sollevati dal suolo; che si fondi cioè, su di una propria esperienza interiore. Oppure per meglio intenderci, possiamo ricordare di aver sperimentato un evento particolare della nostra vita che ci sia capitato un giorno per caso, e che ci abbia aiutato agendo su di noi tramite una percezione cosciente. Ovverosia, di avere avuto per un attimo la sensazione di una presenza di un essere spirituale che sussurrandoci nell’intimo ci intimava a non fare ciò che stavamo per compiere, evitando così, il pericolo di fare qualcosa di grave che poi dopo ci saremmo amaramente pentiti. Ognuno di noi guardando indietro alla vita trascorsa, può rendersi conto che una volta nella vita, gli sia capitato qualcosa di particolare che allora non seppe cogliere, che non gli diede peso, ma che oggi attraverso una maggiore consapevolezza guardando indietro a quegli anni, possiamo forse costatare che un essere spirituale allora a noi vicino, ci tese una mano salvando la nostra vita o evitando di compiere qualcosa d’irreparabile nei riguardi degli altri.

       Attraverso la conoscenza dell’Antroposofia possiamo oggi capire che si trattò del nostro spirito guida, l’Angelo custode che ci è stato affidato dal mondo spirituale, alfine che possa vegliare su di noi e che da bambini, qualcuno forse c’insegnò a pregarlo e a ringraziarlo ogni sera, ma che soltanto con le amarezze della vita lo abbiamo dimenticato, e con lui, la fede infantile che ci rincuorava dal timore del buio prima di addormentarci. Dobbiamo ritrovare quell’antica fede infantile per poter realizzare la nostra fede oggettiva da adulti, aprendoci di nuovo con fiducia alla nostra guida superiore spirituale, imparando a ringraziarlo per la sua vicinanza e protezione che Egli ci concede ogni giorno. Dobbiamo sforzarci di ritrovare e di sentire quell’antico compagno il quale, è presente nel nostro corpo astrale da dove ci accompagna e ci cammina accanto, cosicché da non sentirci mai più soli. Specialmente in quei momenti in cui il destino ci mette alla prova dove la nostra sofferenza può farci cadere per terra, indeboliti e fiaccati nella fede, in modo da sentirci incoraggiati ad alzarci e andare avanti accettando le nostre conseguenze karmiche quali cause della nostra imperfezione umana, con la fiducia che il mondo spirituale possa elargirci la «grazia» d’intravedere un giorno, attraverso uno spiraglio di luce, il «Sole spirituale» dell’amore e della speranza venirci incontro.  (6. continua)

Collegno giugno  2017                                                                        Antonio  Coscia

 Agg. e corr. luglio 2018

 Sopra: Vincenzo Foppa – il redentore

Note

25    Filadelfia era una delle sette chiese dell’Asia minore (all’epoca dell’inizio del cristianesimo) cui, Giovanni Evangelista scrive una lettera secondo la rivelazione avuta dal Cristo durante un momento estatico chiaroveggente, da dove trasse poi il libro profetico dell’«Apocalisse». In realtà questo libro come tutti i libri che nascono da una visione spirituale, è una rivelazione data all’umanità come guida e nello stesso tempo come avvertimento di aver errato dalla retta via segnata da Dio, a causa del suo io immaturo e imperfetto; cioè la via cui l’uomo è destinato come suaccennato da questo tema. Come il libro dell’Antico Testamento rappresenta il passato dell’umanità antica scesa dal mondo spirituale a causa del peccato originale, cosi il Nuovo Testamento rappresenta l’uomo futuro che si riscatta e ricongiunge col Cristo (il Creatore) tramite una coscienza morale conquistata attraverso l’esperienza terrena, cioè col discernimento del bene e del male. L’Apocalisse invece, è un libro simbolico che parte da una realtà divina spirituale superiore (Devachan superiore o mondo della ragione), riferita alle comunità cristiane terrene rappresentate dalle sette chiese dell’Asia minore che rispecchiano un insieme di eventi futuri sul piano fisico, tramite ciò che la visione veggente di Giovanni descrive attraverso un simbolismo esoterico, che possiamo interpretare in questo modo: «Immaginativo – astrale (i sette suggelli), ispirativo – planetario (le sette trombe) e intuitivo – stellare (le sette coppe dell’ira)».

 

 

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