La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale X

RAFAEL_-_Madonna_Sixtina_(Gemäldegalerie_Alter_Meister,_Dresden,_1513-14__Óleo_sobre_lienzo,_265_x_196_cm) - Copia

 

«Io sono l’uomo, Io sono il passato, il presente e il futuro. Ciascun mortale dovrebbe sollevare il mio velo. (Rudolf  Steiner)

10.

 Il male quale sviluppo del massimo bene II

        Nell’articolo precedente abbiamo messo in evidenza che l’uomo, secondo la Scienza antroposofica, deve accogliere le forze del male che operano nell’universo e che vengono accolte  in modo incosciente nell’anima umana:

«Le forze del male agiscono nel cosmo, e l’uomo le deve accogliere; facendolo egli introduce nel suo essere il germe per sperimentare la vita spirituale, soprattutto con l’anima cosciente (…). Se l’uomo non accogliesse le disposizioni al male, delle quali abbiamo appunto parlato, neppure arriverebbe a sviluppare in sé, traendolo dalla sua anima cosciente, l’impulso ad accogliere dal cosmo lo spirito che d’ora in avanti deve fecondare tutta la civiltà ove essa non voglia essere cosa morta»; (Ibidem).

      Ciò vuol dire che queste forze possono concorrere come effetto collaterale quale conseguenza di una nostra perturbazione o disarmonia psichica, in cui siamo spinti poi dopo a commettere un’azione malvagia dovuto ai nostri pensieri o sentimenti egoistici immorali. Perciò la colpa non si può certamente imputare a queste forze cosmiche del male, ma valutare nell’insieme anche le altre forze dell’ostacolo che abbiamo citato, ovverosia  quelle forze dell’ostacolo luciferiche, arimaniche e asuriche che liberate da noi, per la mancanza di forza morale e di discernimento, concorrono a farci commettere un’azione negativa malvagia. Possiamo meglio approfondire con un esempio questo aspetto complesso che intrecciandosi con il nostro karma, può condurci a compiere il male laddove può concorrere una causa specifica risalente a una nostra vita precedente in cui subimmo un’azione negativa che ora secondo la «legge karmica» chiede di essere pareggiata. Possiamo in tal caso agire in due modi diversi e cioè: compiere la stessa azione malvagia, nei confronti del nostro debitore, ossia reagendo con un atteggiamento negativo verso chi ci offese secondo la legge del taglione,     «occhio per occhio, dente per dente, etc.»; Levitico 24,20. In questo caso l’individuo in questione che compia il male, quel male sarà imputabile alla legge del taglione che opera in lui come principio antico yahvetico non trasformato dalla legge del perdono e dell’amore cristiano. Diciamo allora che, non sono le forze cosmiche del male disposte in lui a fargli compiere il male, (esse possono cooperare come effetto collaterale) ma al fatto che egli non accolse in sé, né nella vita precedente né in questa vita l’impulso del perdono, ossia l’impulso del Golgotha che quale impulso dell’amore e della dedizione verso gli altri può permetterci di trasformare grazie al Cristo, un torto subito in un impulso di perdono. Il secondo modo di agire dunque, quando il nostro io si sia compenetrato dell’Impulso del Cristo, sarà quello di rinunciare alla vendetta di riscuotere il debito e avere la forza di perdonare. Con ciò possiamo allora dire che se prima di morire abbiamo avuto modo di avvicinarci all’impulso cristiano, non varrà più per noi la legge del taglione (in quanto il Cristo modificò questa legge cruenta) ma opererà in noi l’impulso del perdono verso chi ci ha fatto del male, e l’impulso di amore e di dedizione verso chi abbiamo offeso. Cosicché dopo la morte quando la nostra coscienza inferiore sarà sostituita dalla saggezza della nostra coscienza superiore che è molto più saggia, saremo guidati affinché nella prossima incarnazione possa nascere tra creditori e debitori, la legge dell’amore e della fratellanza quale vero atto del perdono cristiano. Con questo possiamo dire che siamo arbitri del nostro destino! possiamo andare a sinistra o a destra, ciò dipenderà dalla nostra volontà morale, di quanta forza cristica siamo stati in grado di accogliere nella nostra anima, in modo da agire non secondo l’impulso delle forze cosmiche del male che operano  in noi dal cosmo e, né tantomeno dalle forze del male di cui siamo ispirati dalle tre correnti dell’ostacolo sopra citate, ma sapremo agire secondo il giusto  discernimento morale cristiano che opera in noi quale luce divina del Cristo.

      Pertanto in merito a quello detto sopra nei riguardi delle forze cosmiche del male che devono essere accolte dall’uomo, occorre ancora qui ricordare che queste forze del male secondo Rudolf Steiner, vanno accolte perché hanno il compito di stimolare in noi lo sviluppo dell’anima cosciente, ossia di elevarci al di sopra della mera anima senziente (anima dell’istinto) che è maggiormente legata alle brame e ai desideri della vita materiale, così come il nostro pensiero egoista e arrogante all’anima razionale, per ascendere e prendere coscienza di una più pura vita spirituale di sentimento, di pensiero e di volontà, in modo da realizzare in noi la vera natura dell’Io umano che quale essere originario paradisiaco dell’istinto, si ritrovi di nuovo come uomo divino autocosciente nel consesso divino col Padre. Esse devono agire dunque per stimolare in noi l’inclinazione ad accogliere la vita spirituale che si armonizzi con la vita spirituale degli altri, ma nello stesso tempo, dobbiamo fare attenzione a non giustificare mai il male che possiamo arrecare agli altri imputandolo a queste forze cosmiche e non piuttosto, a noi stessi.

       Per questo, è importante che accogliamo quella conoscenza spirituale che possa darci la possibilità di approfondire il «mistero del Cristo Cosmico» realizzatosi durante l’evento del Golgotha nell’uomo Gesù di Nazareth e con esso, «l’Impulso del Cristo» che scaturì dalla morte e resurrezione del grande Dio solare. Cosicché nel metterlo in pratica, impariamo l’arte dell’amore; ovverosia a trasformare il nostro egoismo in amore cosmico umano, tramite cui possiamo sviluppare in noi la coscienza morale in grado non solo di purificare e di elevare il nostro corpo astrale, ma realizzare la consapevolezza di autoconoscersi qual essere divino creato da Dio. Quest’autoriconoscimento nell’anima cosciente e di conseguenza la congiunzione col Sé superiore (giacché come abbiamo menzionato essi, sono strettamente congiunti spiritualmente) ci darà a sua volta, la possibilità di accogliere similmente a una coppa graalica il nostro vero uomo superiore, cioè il «vero Io», in quanto logos e frammento divino del Cristo. Ossia prenderemo coscienza similmente alla manifestazione del Cristo apparso a S. Paolo, sulla via di Damasco, ove egli poté dire: «Non Io ma il Cristo in me» e che a suo tempo, ci permetterà di purificare e nello stesso tempo di redimere anche gli «esseri spirituali dell’ostacolo» dai quali siamo perturbati. Tutto questo può essere realizzato se decidiamo di lavorare attivamente ed energicamente su noi stessi, con l’aiuto degli esercizi e della conoscenza che ci offre la Scienza antroposofica insieme all’ispirazione del nuovo bodhisattva Maitreya, dandoci anche la possibilità di prepararci nella nostra epoca di cultura quali semi di una nuova epoca futura, nella quale lo Spirito Santo, farà discendere dall’alto come un fuoco pentecostale, il principio del Sé spirituale nell’anima umana.

        Quest’immagine possiamo contemplarla nell’arte cristiana tramite la «Madonna Sistina» di Raffaello, ove egli in un momento di vera ispirazione spirituale dipinse la figura femminile della «Sapienza divina»29 (l’inviata dello Spirito Santo) quale archetipo superiore dell’anima umana, rappresentata dalla Madonna che tiene in braccio il bambino divino che guarda verso il futuro, (ossia al sesto periodo di cultura dietro di cui appaiono una miriade di teste di angioletti), quale principio archetipico del Sé spirituale che è donato agli uomini tramite la collaborazione della sfera angelica, e quale sviluppo e realizzazione della futura epoca teocratica della «comunità di Filadelfia».

       A fronte di ciò, possiamo pensare che Dio nel permettere che il male debba essere accolto in modo incosciente dall’uomo volente o nolente, dopo avergli concesso la facoltà del libero arbitrio, non siamo in fondo di fronte a una nuova ingiustizia divina simile al peccato originale la cui colpa non possa essere imputabile all’uomo, ma al fatto che Dio permise a Lucifero di entrare nel Paradiso in modo che Adamo fosse tentato a commettere la disobbedienza? È difficile dare qui una risposta solo attraverso il nostro raziocinio intellettuale con il quale non è possibile andare oltre la nostra realtà materiale, per cui ciò porta a dire che, questi sono solo pensieri umani che non riescono ad andare più di là dal proprio naso, giacché non siamo in grado di concepire il «volere divino». Il nostro pensiero intellettuale astratto non è in grado difatti, di afferrare la realtà spirituale, occorre per questa sviluppare un pensiero intellettuale immaginativo e persino quello più alto, cioè quello intuitivo – veggente, con il quale è possibile unirci alla realtà divina dell’«Essere» per concepire in parte il Suo disegno, quale meta di tutta l’evoluzione cosmica umana cui si è accennato in questo tema. Ed è ancora Rudolf Steiner a rispondere di nuovo al nostro contesto, chiarendolo nel libro «Gerarchie Spirituali».

       «Anche in quello che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò, esse, [ le divinità del male: le Virtù o Dynameis cui fu comandato di diventare divinità dell’ostacolo], eseguiscono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il massimo bene; (O.O. 110 pag, 154, 155)».

       Se il massimo bene è ciò che dovrà esprimere l’uomo in un futuro non molto lontano quale decima gerarchia dell’«amore e della libertà» alla fine dell’eone terrestre, come potrà allora esprimere queste altissime virtù se egli stesso non ha sperimentato in sé, il male quale grande ostacolo del bene?

       Il male che stiamo vivendo in quest’epoca, è l’ostacolo che dobbiamo superare per il fatto che stiamo sviluppando in modo incosciente una parte della nostra natura umana divina, cioè l’anima cosciente, tramite la quale l’Io umano, può esprimere la manifestazione più alta di sé in un corpo umano. Nello stesso tempo egli può afferrarsi come un che di divino che abita in lui e che è congiunto a un essere a lui superiore che l’ha sempre guidato in ogni incarnazione in quel destino della vita, che a volte, per quanto possa essere stato doloroso ha tuttavia sempre accettato. Ciò affinché egli potesse salire nella scala evolutiva umana di un livello più alto, attraverso le forze del sacrificio e della redenzione quale esempio di un Dio fattosi uomo, cosicché ogni uomo che accolga il Mistero del Golgotha possa elevarsi tramite l’Impulso del Cristo30 e la Coscienza del Cristo31, alla dignità di un Dio. (fine)

Collegno giugno 2017                                               Antonio Coscia         

Agg. e corr. agosto   2018

Sopra: La Madonna Sistina di Raffaello

Note

29   La Sapienza divina è molto spesso confusa con lo Spirito Santo. In realtà appartengono a due rami gerarchici diversi, cui lo Spirito Santo è parte del terzo aspetto della Trinità Divina Universale che si manifesta nell’ambito delle gerarchie spirituali, in modo particolare tramite i Cherubini, gli Spiriti della Saggezza e gli Angeli.  La Divina Sapienza invece è un Entità composita, la quale è mediatrice dello Spirito Santo, dal quale accoglie la Sapienza divina e la manifesta nell’ambito del mondo delle gerarchie che vanno dagli Spiriti della Saggezza fin nell’ambito dell’anima umana, attraverso i suoi messaggeri che appartengono alla categoria di Iniziati o uomini più evoluti chiamati  Bodhisattva. Essa nasce nell’antico stato di coscienza del Sole come Essere composito formato dagli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, dagli Spiriti del Movimento o Dynameis, dagli Spiriti della Forma o Potestà, dagli Spiriti della Personalità o Archai e dagli Spiriti del Fuoco o  Arcangeli;  sull’antica Luna si aggiunse la gerarchia degli Angeli e nello stato di coscienza dell’eone Terra, si aggiungeranno alla fine gli uomini, come decima gerarchia  Cosicché possiamo dire che quest’Essere è un’Entità composita settemplice, formata dall’insieme di tutte le gerarchie che vanno dagli uomini, su fino agli Spiriti della Saggezza.  E come l’uomo anela alla sua trinità superiore spirituale, ossia al Sé, Buddhi e Atma, anche quest’Essere anela ai tre principi gerarchici superiori, ossia i Troni, i Cherubini e i Serafini. Quest’Essere fu conosciuto nel mondo egizio come la divina Iside, nel mondo greco come Iside – Sofia, e nell’esoterismo cristiano come Iside – Maria; occorre però dire che nel mondo spirituale non esiste la differenza dei sessi in maschio e femmina ma esiste soltanto come androgino asessuato. La differenza nel fatto che gli Dei possano manifestarsi a volte con la forma femminile e a volte in quella maschile, dipende dalla loro manifestazione nel mondo dell’anima umana. Ossia, quando l’Entità divina si manifesta nella sua realtà individuale, essa  si presenta assumendo la caratterista maschile; quando invece è messaggero delle Entità superiori, si manifesta assumendo la caratteristica femminile.

         Nel 5° sigillo apocalittico, è  rappresentata l’immagine della Sofia cosmica come appare a Giovanni nella sua visione spirituale e come viene rappresentata immaginativamente da Rudolf Steiner nei sette sigilli apocalittici. In merito Egli dice: «Da questa immagine possiamo riconoscere che nella lotta contro la magia nera, l’unione dell’umanità con la «Celeste Sofia» sarà di decisiva importanza. E a questo punto consideriamo che nell’Antroposofia è dato all’umanità un cammino che vuole portarla a collegarsi con la sfera cosmica della Sofia, allora comprenderemo anche che nel nostro tempo la miglior protezione contro la magia nera (e in generale contro il male) è l’Antroposofia. Infatti, l’uomo viene protetto dal male soltanto approfondendosi nella vita spirituale del bene (O.O. 273, 28.9.1918). E questa per il nostro tempo è appunto l’Antroposofia … Il contenuto spirituale del quinto sigillo è appunto questo e per cui esso appartiene anche ai migliori mezzi occulti per proteggersi dagli influssi della magia nera (vedi libro citato alla  nota 24 di Sergej O. Prokofieff, pag, 303-305).

30   Abbiamo già cercato di sintetizzare nella nota 3 degli articoli precedenti, dicendo che l’Impulso del Cristo è un tema molto complesso e profondo poiché riguarda diversi aspetti sia nell’ambito dell’evoluzione della Terra che in quello dell’anima umana, per cui in questa nota possiamo limitarci a dare un chiarimento sintetico da un altro punto di vista, alle persone che non hanno ancora avuto modo di approfondire i misteri del cristianesimo esoterico secondo la concezione antroposofica. Possiamo quindi dire che l’Altissima Entità solare del nostro universo, XX secoli fa nell’udire il lamento di sofferenza e di dolore provenire dalla Terra,  mosso a compassione lasciò il Sole per venire in soccorso di noi uomini. Fu per  il Cristo  un puro atto libero d’amore universale e un sacrificio infinito, in quanto dovette abbandonare un’altissima dimensione spirituale e scendere comprimendosi sempre più, per entrare nell’angusta corporeità di uno degli uomini più evoluti della Terra, vale a dire l’uomo Gesù di Nazareth dietro la cui Personalità umana si celava il grande Zarathustra, uno dei più alti iniziati solari e discepolo del Cristo, oggi conosciuto come «Maestro Gesù».  Questa Sua discesa da mondi infiniti dello spirito, fu per la Terra e per gli uomini, un’esperienza nuova e nello stesso tempo stravolgente, in quanto per la prima volta un «impulso divino» attraversava l’esperienza della morte umana, per ridurre il potere di Arimane sulla paura che incuteva agli uomini nell’attraversare la porta della morte. Dopo la morte sulla croce del Golgotha, il Cristo discese fino all’ultimo strato spirituale del nocciolo interno della nostra Terra (Inferno), dove «Bene e Male» convivono, anche se separati spazialmente, da un abisso spirituale tra le forze buone della prima gerarchia (Troni, Cherubini e Serafini) e da quelle soratiche del male, cioè gli Asura. Qui il Cristo creò dalla trasformazione del corpo del «Fantoma» di Gesù (vedi nota 24) un nuovo corpo spirituale superiore che conosciamo come «corpo di resurrezione», con il quale Egli risorse il terzo giorno della domenica di Pasqua, dopo aver rimesso il potere di Arimane nei suoi limiti e dato alla Terra la svolta a congiungersi un giorno di nuovo col Sole. Grazie a ciò, il Cristo diede agli uomini la speranza che la morte non esiste, ma che dietro alla morte si celi il volto del Padre, con il quale l’uomo si unisce dopo la morte fisica per l’inizio di una nuova vita. L’uomo non viene annientato dalla morte, in quanto il Cristo la vinse dando la possibilità a quelli che si compenetrano dell’Impulso del Cristo e della coscienza del Cristo secondo la conoscenza antroposofica, di unirsi un giorno al corpo di resurrezione del Cristo, conquistando in tal modo l’immortalità dell’io umano.

      Ciò che soccombe alla morte è soltanto il nostro corpo fisico, ossia l’involucro materiale esterno perituro di cui ci  avvaliamo come strumento per la nostra evoluzione  e perfezione nel mondo fisico; ma il nostro Io terreno e l’anima di cui ci avvolgiamo alla nascita come strumento animico, non muoiono, ma si adattano a vivere dopo la morte in una nuova dimensione dove la materia assume uno stato più sottile e luminoso (mondo astrale), in cui ci compenetriamo con le altre anime vivendo in uno stato unitario qual è il mondo divino spirituale.  Il Cristo, nei tre anni di convivenza negli involucri animici-spirituali di Gesù di Nazareth, non solo ripristinò le quattro parti costitutive umane, ossia: «Il corpo fisico (Fantoma), l’eterico, l’astrale e l’Io terreno», ma trasformò come menzionato, dal vecchio corpo antico di calore di Saturno, un nuovo corpo più elevato e luminoso, vale a dire  il «corpo di resurrezione» o il nuovo Adamo. E come dal vecchio Adamo discese l’umanità a causa della tentazione luciferica, così con il nuovo Adamo tutta l’umanità potrà risalire alla sua origine divina grazie al sacrificio e alla «Grazia» del Cristo. Occorre pertanto unirsi al corpo di resurrezione che secondo l’economia spirituale, il Cristo ha moltiplicato per ogni uomo della Terra e che appunto ognuno di noi può accogliere solo dopo aver accolto l’Impulso del Cristo e risvegliato in noi la «coscienza del Cristo», ossia il motto paolino: «non Io ma il Cristo in me». Questi due impulsi spirituali furono generati dall’azione del Cristo nella Sua discesa in un corpo umano che divenne poi visibile e oggettivo allorquando i romani nell’arrestare Gesù nel giardino dei Getsemani, videro un ragazzo che lo seguiva a distanza cui  essi cercarono invano di prenderlo, ma riuscirono solo a togliergli di dosso il lenzuolo lasciandolo nudo.

      “Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo”.   Mc 14,51-52

     Rudolf Steiner dice che questo giovane rimasto nudo è l’Impulso del Cristo; è come dire un «Archetipo spirituale», un Io superiore dell’umanità, cui gli uomini devono rivestire di un corpo astrale, un corpo eterico e un corpo fisico (spirituale), affinché possano essere compenetrati dal Vero Io cosmico del Cristo e attraversare superando le catastrofi future, cioè quella alla fine della nostra quinta Epoca (la guerra di tutti contro tutti); la seconda alla fine della sesta Epoca dei sette suggelli e l’Epoca delle sette trombe, (vedi Tav. 1 della nota 2).

Possiamo dunque rivestire questo Io superiore dell’umanità:

a) Corpo Astrale = sviluppo tramite le forze di vera fede e di meraviglia.

b) Corpo eterico = sviluppo tramite il vero amore e dedizione verso gli altri.

c) Corpo fisico (spirituale) = sviluppo tramite la  coscienza morale.

      Fede e meraviglia, aiutare il prossimo con vero amore e dedizione e sviluppo della coscienza morale, sono le tre virtù animiche spirituali che dobbiamo sviluppare per rivestire l’Impulso del Cristo quale «Archetipo spirituale» della futura umanità, che potrà essere salvata a superare le prove finali col male e con la magia nera delle Entità degli ostacoli, in un futuro ancora remoto ma che comunque occorre già preparare ora, dal nostro quinto periodo di cultura.

31    Prima dell’evento del Cristo la coscienza umana non era ancora presente nell’uomo come nello stato attuale; essa si manifestava attraverso una coscienza chiaroveggente ottusa che possedevano ancora i popoli antichi quali i greci e i romani. Mentre nell’uomo attuale il rimorso per aver compiuto una cattiva azione è accompagnato da un disagio interiore o dalla sofferenza animica per ciò che di male abbiamo compiuto, nei greci e nei romani antichi si presentava loro un’immagine astrale esteriore terrificante che terrorizzava e perseguitava chi si era reso colpevole di un’azione malvagia. Queste immagini spettrali erano temute e conosciute dai greci col nome di  «Erinni» e presso i romani col nome di «Furie». Col passare dei secoli insieme alla scomparsa della chiaroveggenza ottusa dell’umanità, anche queste immagini spettrali scomparvero lasciando il posto alla «voce della coscienza» che similmente a un giudice severo, cominciò a manifestarsi dal profondo umano giudicando e rimproverando quelle azioni scriteriate, mettendo l’uomo  di fronte alla sua responsabilità morale. Essa cominciò a manifestarsi in concomitanza dell’evento del Golgotha tramite l’Impulso dell’Io-Cristo scaturito dall’incarnazione dell’altissima Entità solare nel corpo di Gesù di Nazareth. Questa coscienza del Cristo nasce durante lo sviluppo dell’anima razionale come coscienza d’amore dell’Io cosmico nell’umanità, manifestandosi dapprima in modo istintivo e  alimentata da una fede viva nel Cristo cosmico. Con l’avvento di  Costantino il Grande, il cristianesimo divenne religione di Stato perdendo così la freschezza quale originario cristianesimo cosmico nascente, indurendosi sempre più nei dogma di un cristianesimo divenuto nell’arco dei secoli una sintesi di romanesimo, ebraismo e paganesimo. Cosicché la coscienza del Cristo fu sospinta dalle forze arimaniche nel profondo, facendo emergere sempre più una coscienza egoistica arimanizzata che nel periodo dello sviluppo dell’anima cosciente (vedi le note 7-8) causò tanto dolore e sofferenze nell’umanità con le due guerre mondiali (1914-18 e 1939-45) con la disastrosa perdita di 55 milioni di morti, tra militari e civili. Occorre che oggi appunto se non vogliamo andare verso disastri peggiori, dobbiamo risvegliare la coscienza del Cristo così come insegnato dalla Scienza dello Spirito o  antroposofia, in modo da realizzare nell’umanità attraverso l’Impulso del Cristo, quell’amore cosmico umano, il solo che possa unire gli uomini in una nuova fratellanza universale in unità col Cristo, in vista del prossimo avvento della comunità di Filadelfia quale sesto periodo futuro del Sé spirituale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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