La nuova comunità di Filadelfia e il sesto periodo di cultura quale avvento del Sé spirituale VIII

        382px-Rublev_Saint_Paul      E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui».  E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».  Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.  ( Mt 17,17-20)                                                                                       

 8.

Il numero della Bestia e le quattro virtù di S. Paolo II

        Dobbiamo perciò imparare a distinguerli e a dominarli con la sola forza spirituale che può aiutarci e che conosciamo, cioè l’«Impulso del Cristo», il solo che può aiutarci a purificare e a trasformare i nostri istinti più bassi, il nostro egoismo arrogante e presuntuoso, cui a volte ci spinge a compiere il male che non vorremmo fare, e di conseguenza ci dissocia dagli altri allontanandoci così dagli intenti degli Angeli cui abbiamo menzionato il loro agire nel nostro corpo astrale, e cioè:

a) Creare una fratellanza universale nell’ambito della società umana del terzo millennio.

Questa fratellanza umana possiamo crearla, se ognuno di noi riesce a coltivare intensamente la pace interiore nella propria anima, per poi diffonderla  nella comunità terrena creando così una vera fraternità tra gli uomini.

b) Realizzare la libertà religiosa in ogni singolo Essere umano.

Questa libertà religiosa potrà essere realizzata nell’ambito della comunità umana, se sappiamo sviluppare in noi, un vero sentimento per la giustizia sociale. Questo vuol dire imparare a evitare la critica e il giudizio negativo che molto spesso è dovuto alla nostra arroganza e presunzione di volerci mettere sempre al di sopra degli altri, cercando invece, di trovare in ognuno una parte migliore che certamente possiede, altrimenti non sarebbe possibile la sua esistenza in questo mondo. Ciò non vuol dire evitare di esimerci da qualsiasi giudizio, ma dovendolo fare occorre aver sviluppato in noi prima di tutto una certa forza morale, con la quale poter esercitare il giusto giudizio che può scaturire solo dall’imparare a discernere le azioni buone da quelle malvagie. Ad ogni modo in questo secondo impulso in cui siamo ispirati dall’Angelo di realizzare la libertà religiosa in ogni singolo uomo, occorre andare oltre la forma corporea (e questo possiamo farlo se ci asteniamo dalla critica e dal giudizio avventato) cercando di sintonizzarci nell’anima altrui per trovare in lui, quel quid divino cui siamo legati dal vincolo divino originario prima della tentazione del serpente luciferico che ci oscurò e ci divise dal consesso divino, facendoci scendere da una  dimensione luminosa in una dimensione più buia e materiale. In merito Rudolf Steiner scrive:

     «Dovremmo andare incontro a ogni uomo col senso ben formato che in lui, attraverso la carne e il sangue, si manifesta un che di divino proveniente dai fondamenti divini del mondo. Concepire l’uomo come un’immagine che si manifesta nel mondo spirituale, concepirlo in modo siffatto, quanto più seriamente è possibile, quanto più fortemente è possibile, quanto più intelligibilmente è possibile, questo è contenuto nelle ispirazioni immaginative degli Angeli, [nell’uomo]» O.O.182, pag. 16).

c) Infine, stimolare la spiritualità nell’uomo attraverso il pensiero, in modo che superando l’abisso interiore animico, arrivi all’esperienza dello spirito.

Solo attraverso il pensiero intellettuale purificato ed elevato a un pensiero puro d’immagine, cioè alla coscienza immaginativa, possiamo superare l’abisso del nostro «doppio» interiore negativo o «Doppelgänger» e unirci alla vita divina dello spirito cosmico. Si potrebbe obiettare che anche con un sentimento puro possiamo unirci alla vita divina, ma in realtà però, non è la stessa cosa, in quanto solo col pensare l’uomo crea la coscienza individuale riconoscendosi come un individuo a sé, distinguendosi e unendosi a Dio senza perdere la coscienza dell’Io. Diversamente l’uomo che si elevi al divino solo attraverso il puro sentimento umano,  tende ad annullarsi e a disciogliersi nella vita divina similmente a una goccia che si unisca al mare infinito. Per questo occorre accogliere e compenetrarci della conoscenza esoterica superiore concessaci dai Maestri iniziati rosacruciani e i bodhisattva discepoli del Cristo, che in ogni secolo si manifestano in mezzo agli uomini con nuove rivelazioni spirituali tramite cui possiamo trovare la via che conduce al mondo spirituale. La Scienza dello Spirito o antroposofia, è una nuova rivelazione rosicruciana con la quale, l’uomo può penetrare col pensiero (attraverso la lettura dei contenuti della Scienza antroposofica o anche tramite gli esercizi spirituali in essa contenuti) nel mondo spirituale, ove può trovare la verità sulla sua origine divina.

Fratellanza nei corpi, libertà religiosa nell’anima e verità nello spirito, sono i tre principali impulsi che gli Angeli ispirano negli uomini affinché possa realizzarsi nel futuro di questo terzo millennio, la nuova comunità di Filadelfia fondata su di una vera fratellanza umana, attraverso cui trova la sua realizzazione anche il motto rosicruciano: «Libertà, uguaglianza e fratellanza», ossia libertà nello spirito (la verità vi farà liberi), uguaglianza nell’anima (siamo tutti uguali di fronte a Dio) e fratellanza nei corpi (veniamo tutti da una stessa origine).

       Se questi tre impulsi ispirati dagli Angeli, ossia: «La Fraternità nei corpi, la libertà religiosa per l’anima e la Scienza dello spirito per lo spirito»,  non verranno accolti sul piano cosciente dagli uomini e realizzati nell’ambito animico-spirituale, sia nella nostra  coscienza individuale sia sul piano sociale, allora gli Angeli ispireranno queste tre virtù morali nel nostro corpo eterico  durante il sonno, quando con il nostro Io terreno e con il nostro corpo astrale siamo fuori durante la notte nel mondo spirituale. Ciò comporterà però che avendo accolto in modo incosciente nel corpo eterico l’ispirazione dell’Angelo, al mattino possa emergere  dalla  nostra parte subcosciente una forza contraria che tenderà a farci sprofondare nella parte istintuale della sfera sessuale, con un atteggiamento immorale che potrà accompagnarsi a delle  manifestazioni  di  stati patologici  perniciosi. Per cui S. Paolo nella lettera agli Efesini (6,14-15-16), dà dei consigli di come cautelarsi contro questi quattro aspetti maligni rivestendosi con l’armatura di Dio attraverso lo sviluppo di alcune virtù che gli efesini cristiani di allora, così come i cristiani di oggi, devono realizzare come forze  morali nella loro anima, e cioè:

a)  «La prima è la virtù della veracità, con la quale è rivolto l’atteggiamento da tenere nella vita fisico-sensibile quale comportamento verace nei confronti della conoscenza e in modo particolare nella via esoterica moderna che, secondo Rudolf Steiner, è il primo comandamento essenziale da tenere come atteggiamento animico nei confronti della ricerca della verità» (14).

b) «La seconda è rivestirsi della corazza della giustizia, con la quale l’uomo deve cercare di vivere in armonia con l’esistenza superiore delle leggi eterne del cosmo eterico quali si rispecchiano nel suo corpo eterico» (14).

c) «La terza qualità morale che deve conquistare l’uomo è di avere la forza di diffondere con zelo tra gli uomini il vangelo della pace, quale messaggio derivante dagli Angeli» (15).

Questa terza qualità, Sergei O. Prokofieff nel libro menzionato nella nota 23, la riferisce al corpo astrale (così come la prima qualità al corpo fisico e la seconda, al corpo eterico) ove egli dice: «Queste parole si riferiscono al corpo astrale, nel quale si creano sempre di nuovo le ondate di simpatia e antipatia, varie forze d’inquietudine sino alla ribellione, la propensione alla critica e alla smania di litigare. Queste devono essere trasformate nella “disponibilità di diffondere la pace”» (pag. 368).

d) Infine, Paolo aggiunge una quarta virtù dicendo: «Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno, (16)».

Qui Sergei O. Prokofieff mette in relazione la virtù della fede con l’Io terrestre il quale deve rivestirsi dello «scudo della fede» (pag. 369 Ibidem).

       Essere saldi nella fede! In quella fede che è sempre stata una delle più alte virtù che, l’uomo possa conquistare quale fiducia in se stesso e in quelle Personalità umane di altissima elevazione morale. La fede quale virtù dell’anima che il Cristo chiedeva ai malati per essere sanati nell’anima e nel corpo, tanto che Egli poté esprimerla nella massima cristiana: «In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: «Spostati da qui a là», ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile»; Mt 17,20.  ( 8. Continua )

Collegno giugno  2017                                                     Antonio  Coscia

Agg. e corr. luglio 2018

 Sopra: Andrej Rublëv, Icona di san Paolo (1407 circa, , Galleria Tret’jakov,  Mosca)

 

 

 

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