Il Presepe quale mistero dell’Archetipo umano IV

der-gute-hirte- il buon pastore- bartolomé esteban pérez

        Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il bambino divino che festeggiamo a Natale è quella pura anima adamitica o natanica (secondo il vangelo di Luca), quale sintesi armonica proveniente dalle evoluzioni precedenti suaccennate (vedi articolo precedente) e dalla pura “sostanza-io” donata dagli Elohim solari e ulteriormente plasmata dall’Eloah lunare Yahve, la quale non subì la tentazione di Lucifero, in quanto fu sottratta dagli Dei prima che l’anima di Adamo fosse oscurata dagli influssi negativi appunto di Lucifero. Il Presepe quindi che prepariamo a Natale, non vuol essere altro che la rappresentazione plastica di quell’antico evento manifestatosi in Palestina alla “svolta dei tempi”, in cui quest’anima divina, il “Figlio di Dio”, s’incarnò per la prima volta in un corpo fisico come Gesù di Nazareth. E chi senza alcun pregiudizio accoglie questo evento che si rinnova ogni anno e lo fa vivere nel suo cuore, può trarne dei benefici sia a livello spirituale, sia mentale che fisico. Questo impulso divino, questo impulso archetipico della “fanciullezza virginea originaria ” o se vogliamo, quest’impulso d’amore, in quanto quest’anima è essenzialmente “amore”, poiché nacque dall’amore divino, ogni anno dalle lontananze cosmiche del nostro universo, si riversa sulla Terra tra gli uomini di buona volontà. Ogni anno questo impulso d’amore scende attraversando le “dodici costellazioni cosmiche”10 del nostro Zodiaco, rinnovando così tutta l’aura terrestre e colmando d’amore spirituale i cuori di tutti gli uomini di buona volontà! Di quegli uomini che accogliendolo si sforzano poi di metterlo in pratica diventando in tal modo i veri servitori del Cristo, affinché l’uomo e la Terra possano un giorno raggiungere la loro mèta attraverso la rinascita e redenzione dell’anima umana unita al suo vero nucleo spirituale superiore, cioè il vero Io11.

 L’uomo che più di tutti seppe accogliere questo “Impulso d’amore” e volle manifestare questo fatto mistico reale dell’evento di Palestina verso la fine della sua maturità spirituale, fu Francesco d’Assisi (1181-1226), che volle caratterizzare questo evento unificando la diversa simbologia esoterica cristiana antica e iconoclasta, sparsa nei diversi luoghi d’Italia. Egli seppe unire tutti i particolari della tradizione antica cristiana ispirato dal fuoco dell’“amore cosmico dello Spirito Santo” in una realtà vivente e reale, nella notte della ricorrenza del Natale del 1223 a Greggio. Nacque così il Presepe dall’ispirazione di S. Francesco dopo che questi si era recato in Palestina, nei luoghi sacri, alcuni anni prima della sua morte ove poté visitare i luoghi della nascita del Redentore. Al ritorno ad Assisi, maturò nella sua anima nell’arco di un triennio, la possibilità di dare alla gente semplice e comune di allora (per la maggior parte analfabeta) la possibilità di far rivivere rievocando l’evento di Palestina, durante la messa nella notte del 25 dicembre del 1223. Egli col consenso di papa Onorio III, preparò in modo non teatrale, ma avvicinandosi il più possibile realmente in modo realistico ai fatti avvenuti in Palestina, la nascita del bambino Gesù nella “greppia” di una grotta situata nel bosco di Greccio nei pressi di Rieti, donata dal suo amico Conte Giovanni Velita. Francesco allestì il tutto con cura secondo i ricordi di Palestina, con un entusiasmo e un ardore di amore e di fede sublime (che solo Lui era in grado di manifestare), evitando di mettere nel presepe vivente la sacra famiglia: “Maria, Giuseppe e il Bambino”. Essi rappresentavano il «leitmotiv» del culto divino che Francesco volle celebrare e offrire ai presenti (che non erano in grado di leggere le scritture, ma di accoglierle invece nel loro cuore come i pastori del Vangelo di Luca) attraverso una specie di «Transustanziazione» vivente del mistero del pane e del vino, della sacra messa. Egli voleva infondere il fuoco cristico della fede nei cuori dei più semplici così che attraverso la ricorrenza del Sacro Natale, potessero tutti loro rivivere in se stessi, ciò che Francesco aveva vissuto in Palestina nella “greppia di Betlemme”. Fu così che spiritualmente o meglio chiaroveggentemente alcuni dei presenti (in modo particolare il signore del Borgo Giovanni Velina) videro in modo reale animarsi nella grotta di Greccio, il Bambino Gesù nella “greppia”. Da allora ogni anno a Natale, si ripete spiritualmente il miracolo dell’amore che il Bambino Gesù o il Cristo Gesù, effonde su tutta la Terra anche in quei presepi fatti col cuore e con vera devozione e venerazione; soltanto che non possiamo vederlo con gli occhi dello spirito, poiché non siamo ancora maturi. Ma se nella mezzanotte del 24 dicembre invece di perderci nei tradizionali regali e ci mettiamo davanti al Presepe e nel silenzio dell’anima accogliamo con venerazione l’evento della nascita di Palestina, possiamo esperire nel calore del cuore quel «principio virgineo della fanciullezza» summenzionato, che rinnovandosi c’invita alla “pace e all’amore”, aiutandoci così a superare le nostre paure, il nostro egoismo e il pregiudizio di chi è diverso da noi.

Detto questo, è assurdo ora pensare che il Presepe possa nuocere la psiche dei bambini extracomunitari o altri, in quanto esso è un simbolo universale tramite il quale rinnoviamo un’antica tradizione che non deve morire, ma che deve rinnovarsi attraverso una nuova conoscenza che ci riporti alla comprensione dei veri valori antichi dei misteri cristiani, correggendo ciò che la teologia religiosa moderna non è più in grado di spiegare poiché è irrigidita nei suoi stessi dogmi. Avendo essa confutato la reincarnazione e la legge karmica e reso eretico la tricotomia di S. Paolo, in cui non riconosce più lo spirito nell’uomo, confutando in questo modo non solo lo Spirito Santo che discese sugli Apostoli nella Pentecoste, ma anche lo Spirito del Cristo che, può essere invece accolto e vivere in noi stessi, quando purifichiamo la nostra anima e nobilitiamo il nostro “Io spirito”. La festa del Natale è ciò che appunto possiamo ridestare in noi grazie alla nascita del “Bambino Gesù”, “le forze virginee della fanciullezza”, con le quali possiamo risvegliarci quale evento di una nuova Pentecoste moderna, cosicché possiamo accogliere in noi l’impulso del Cristo il solo che può aiutarci a superare la paura e l’angoscia del terrore e del male che tanto travaglia la nostra anima moderna, in questo particolare momento evolutivo della storia umana.

La festa del Natale non va perciò considerata come una festa pagana o cattolica-cristiana, ma è la festa di tutta l’umanità, poiché il Cristo non nacque per salvare solo il popolo ebraico o il popolo pagano – romano, (i cosiddetti “gentili” secondo S. Paolo) ma nacque per salvare l’uomo! le parti costitutive umane dell’intera umanità, vale a dire: “ Il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io umano”12, i quali erano ormai consunti, logori, a causa del peccato originale e dell’influenza degli spiriti dell’ostacolo che continuamente irretiscono gli uomini spingendoli verso l’odio e l’egoismo. Il cristianesimo, il vero impulso cristiano perciò, non può essere amministrato o diretto da un’istituzione religiosa, giacché esso è un impulso libero che non si fa imprigionare da dogma rigidi o settari. L’impulso del Golgota, così come quello della libertà, sono due facoltà spirituali che non possono essere dirette o controllate dal potere istituzionale di qualsiasi “Ente” sia esso religioso o laico, ma possono essere accolte e sviluppate soltanto da anime che sono stimolate interiormente dalla ricerca continua di quella verità che li liberi da qualsiasi dogma o pregiudizio religioso, cosicché possano realizzare in loro quella vera libertà che non nuoce, ma che innanzitutto rispetta la libertà altrui, poiché ogni loro azione sarà ispirata dalla vera dedizione e dal vero impulso d’amore verso gli altri. Pertanto ogni mussulmano, ogni cinese, ogni giapponese, ogni indiano, ogni uomo appartenente a qualsiasi popolo o etnia umana che realizzi in sé l’impulso del Golgotha, può sentirsi un vero cristiano in quanto che, il Cristo è quella “Somma divinità” del nostro sistema solare, al di là del quale, c’è solo il Dio Padre Universale.

Il Cristo è l’origine della “Verità” che si è riversata in ogni popolo, tramite le guide divine e le guide umane, attraverso le quali sono nate le diverse religioni in momenti e in luoghi diversi, ma che tutte alla fine, hanno una sola origine nel Cristo, nell’Io Sono l’Io Sono13. Egli durante gli eventi di Palestina entrò col “Battesimo nel Giordano” in Gesù di Nazareth, il rappresentante archetipico divino di tutta l’umanità, cioè la pura anima primordiale adamitica divina che festeggiamo il 25 dicembre e, che rappresentiamo in modo tradizionale attraverso il plastico del Presepe. Nulla vieta quindi di mettere nel Presepe un bambino ebreo o musulmano o di qualsiasi razza, poiché non è il colore che conta, ma è ciò che noi vogliamo rappresentare tramite l’immagine plastica del Presepe, vale a dire la rappresentazione di un fatto reale che avvenne in Palestina e che noi veneriamo non come il Dio personale dell’occidente, ma come l’emanazione del “Dio Figlio”, mandato dal “Dio Padre universale” da cui noi tutti discendiamo come umanità spirituale, alfine di salvare ed elevare l’uomo caduto troppo nel suo egoismo e materialismo terreno arimanico. Tutto questo lo vediamo realizzato oggettivamente attraverso l’immagine plastica del Presepe, (quando esso è costruito con vera dedizione del cuore) dove, l’umanità che rappresentiamo è un’umanità di pace, colma di devozione e venerazione per quel Bambino divino addormentato nella greppia, che aspetta di essere risvegliato da ognuno di noi, nell’oscura notte di un nuovo Natale dopo il solstizio d’inverno, ossia dopo che la luce ha rischiarato l’anima umana caduta nelle tenebre originarie della tentazione luciferica. Quel bambino siamo noi stessi, poiché siamo il riflesso di quella parte più profonda che dentro di noi aspetta di essere risvegliata, in modo da autoriconoscerci come un che di divino nato da Dio. E allora se abbiamo accolto da tutto questo, una nuova nozione di conoscenza sul Natale, di com’è costituito l’uomo, e qual è la sua mèta, possiamo pensare che tutto ciò non possa nuocere affatto alla psiche umana di qualsiasi bambino, di qualsiasi razza o etnia a cui appartenga, perché in lui nel suo profondo umano c’è una pura essenza universale che può essere stimolata la quale, è in rapporto al Maestro Divino che tanto tempo fa ebbe a dire: «Lasciate che i fanciulli vengano a me perché di essi è il regno dei cieli!».(Mt 19,13).  (Fine)

Collegno 15 dicembre 2015                                             Antonio Coscia

Agg. il 5 Gennaio del 2019

Sopra: Il buon Pastore – Bartolomé Esteban Pérez Murillo

 10    Sono le 12 costellazioni dello Zodiaco che si rispecchiano con le loro forze nel nostro sistema solare iniziando dall’alto verso il basso in un movimento a spirale, fino a raggiungere la nostra Terra, cioè: «Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci». Durante il periodo natalizio che va dal 24 al 6 gennaio rappresentano le “tredici notti sante” attraverso cui si rinnova l’impulso divino che duemila anni or sono scendendo dalle altezze spirituali esistenti di là dallo Zodiaco s’incarnò nel bambino di Nazareth in modo da accogliere come uomo durante il Battesimo nel Giordano, l’impulso divino della “Parola Cosmica” ossia ciò che noi chiamiamo Cristo. Queste tredici notti appunto, rappresentano il periodo che va dal 25 dicembre, cioè dalla nascita di Gesù di Nazareth (menzionato nel Vangelo di Luca e che venne stabilita a Roma da Papa Liberio il 25 dicembre del 354), fino al giorno 6 gennaio in cui nel primo cristianesimo delle origini veniva festeggiata la nascita del Cristo operata da Giovanni il Battista nelle acque del Giordano. L’uomo che viva queste tredici notti con vera devozione, può accentuare in sé tramite la forza di questo impulso divino lo sviluppo di forze chiaroveggenti ed essere così presente in spirito davanti ai fatti che si svolsero in Palestina.

La nascita del Cristo fino al 353 era festeggiata il 6 gennaio e rappresentava come sopramenzionato, la discesa del Cristo dal mondo della “Parola creatrice” situata oltre lo Zodiaco che attraversando le dodici costellazioni cosmiche, s’incorporò nell’uomo Gesù di Nazareth tramite il Battesimo nelle acque del Giordano. Giovanni compì l’ultimo battesimo con l’acqua su Gesù di Nazareth, che consisteva di immergere completamente i battezzandi nell’acqua del Giordano, fin quasi a fargli perdere i sensi per soffocamento. Questo faceva sì che il corpo eterico si allentasse dal fisico, in modo che l’anima si staccasse dal corpo e tramite una specie d’illuminazione iniziatica l’uomo diventava per un attimo veggente, per cui diveniva testimone attraverso delle immagini più reali del sogno di un mondo spirituale dal quale ricordava di essere disceso. In questo modo Giovanni preparava le anime attraverso la purificazione del corpo astrale, a riconoscere l’avvento del Messia predetto dai profeti dell’antico Testamento nella sua imminente venuta nel popolo ebraico.

La Chiesa cattolica, nel rituale del battesimo continua a battezzare con l’acqua aspergendola sopra la testa del neonato, ma il battesimo giovanneo con l’acqua come abbiamo visto, dopo l’avvento spirituale del Cristo non ebbe più valore, anche perché diventava troppo pericoloso, in quanto l’anima s’immergeva sempre di più nel corpo fisico e il battesimo praticato da Giovanni diveniva difficile e pericoloso per la vita dei battezzandi. Ecco perché tramite la venuta del Messia, (Cristo Gesù) il battesimo si trasformò da “Battesimo dell’acqua” a “Battesimo del Fuoco” dello Spirito Santo, vale a dire attraverso l’imposizione delle mani. Con l’andare del tempo però il cristianesimo delle origini andò sempre più modificandosi sotto il potere corrotto, prima degli Imperatori e poi del potere spirituale papalino, fino a che le origini del vero cristianesimo furono pressoché soffocate da atroci lotte fratricide e … altro. E ciò che oggi rimane del cristianesimo è solo la nascita del Bambino Gesù che fu istituita a Roma appunto da papa Liberio, il 25 dicembre del 354 al posto dalla nascita del Cristo che era festeggiata il 6 gennaio. Così l’Epifania del Cristo, divenne la festa delle streghe (la Befana) perdendo così con l’andare dei secoli, la conoscenza del Cristo Cosmico e al suo posto fu venerato sempre più la figura dell’uomo Gesù di Nazareth che per quanto nobile possa essere (che come abbiamo spiegato, si cela l’elevatissima individualità solare di Zarathustra) non è Dio, ma solo un uomo-dio. Questo è la gravità che si è macchiata la teologia cattolica, venerando il bambino divino al posto del Cristo; cosicché oggi, le anime occidentali continuano a venerare l’uomo-dio, ma hanno dimenticato il Cristo Cosmico, ossia l’“IO Sono l’IO Sono”.

11     Al di sopra dell’ «Io superiore», Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire un «Entità superspirituale» il quale, è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama, “vero Io o Scintilla divina”. Rudolf Steiner menziona pochissime volte questa parte costitutiva umana, Egli difatti, ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove alla fine sintetizza il concetto del vero Io in questo modo: « L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere».

(Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194).

12     Secondo la conoscenza della Scienza antroposofica l’uomo è costituito da quattro elementi che ha sviluppato durante antichi stati evolutivi passati che abbiamo chiamato: «Saturno, Sole, Luna e Terra» (vedi nota 8), egli svilupperà ancora tre elementi o parti della costituzione umana durante i seguenti periodi futuri di: «Giove, Venere e Vulcano», dopodiché seguirà ulteriori evoluzioni che non possono essere descritte, ma che l’Iniziato chiaroveggente vede come in una lontanissima visione, similmente a un panorama di quando si è su di un alta montagna. Occorre dire che essenzialmente l’uomo è composto di sette parti costitutive (già menzionate nella nota 9) di cui: «Corpo fisico, eterico, astrale, Io, sé spirituale, spirito vitale e uomo spirito», di cui le tre parti superiori sono ancora in germe per la gran parte dell’umanità attuale. L’uomo normale è in un processo di purificazione non cosciente del corpo astrale, in cui l’Io umano lavora alla trasformazione e perfezione della sua anima, in modo da realizzare il giusto discernimento, il giusto equilibrio e la perfetta armonia, cosicché possa manifestarsi nel mondo umano quale Io che “pensa, che sente e che vuole” colmo d’amore. Queste tre facoltà dell’anima sono chiamate in Antroposofia: “Anima razionale, anima senziente e anima cosciente”, di cui l’Io umano ha finora sviluppato l’anima senziente nel periodo egizio – caldaico, l’anima razionale nel periodo greco-romano e attualmente dal 1413 in poi fino al 3573, ha iniziato a perfezionare (la gran massa umana in modo incosciente) l’anima cosciente, attraverso cui realizzerà in sé l’autocoscienza in modo da riconoscersi quale “Essere autonomo e libero”, avente in sé un frammento divino o Io superiore.

13     L’Io Sono l’Io Sono del Cristo, quale pura Essenza divina spirituale, è incomprensibile a noi uomini e possiamo conoscerlo solo tramite la Sua manifestazione attraverso i piani gerarchici che alcuni elevati iniziati chiaroveggenti cristiani, riescono a cogliere e portare alla nostra conoscenza intellettuale. Per cui secondo la conoscenza antroposofica, durante la discesa del Cristo alfine di congiungersi con l’uomo Gesù di Nazareth, Egli dovette scendere dalla sfera della “Parola cosmica” attraverso le “porte spirituali” di alcune costellazioni. Per cui, dal mondo della Parola creatrice entrò nell’ambito della sfera dello “Zodiaco” e passando dalla porta dell’Ariete, ove venne conosciuto come “Agnello mistico”, attraversò la porta della Vergine, dove si congiunse con la “Divina Sofia” e fu conosciuto come “Signore” o “Kyrios”. Entrando nel nostro cosmo solare planetario, dalla costellazione della Bilancia e dello Scorpione-Aquila fu conosciuto dai “Santi Rishi” come Visva Karman e poi dopo da Zarathustra come “Ahura Mazdā”.   Continuando la Sua discesa attraverso la porta del “Capricorno” entrò nella sfera degli Arcangeli” manifestandosi con diversi nomi: “ Apollo, Osiride, Mitra, Baldur etc. e nel roveto ardente si manifestò a Mosè come “Io Sono l’Io Sono”. Poi sotto l’influsso della costellazione dei Pesci, compì il più grande sacrificio della storia umana unendosi all’uomo Gesù di Nazareth durante il Battesimo nel Giordano operato da Giovanni il Battista, cui sarà poi chiamato Cristo Gesù.

Sergej O. Prokofieff nel libro “Le dodici notte sante e le gerarchie spirituali” scrive:  “ In tal modo abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano. In definitiva possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare, terzo – lunare e quarto – terrestre”; pag. 74.

 

 

 

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