Il potere che può obnubilare l’anima V

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«Gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono la loro rovina; (…) pensano a riformare l’Italia, e per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro»  (Massimo D’Azeglio).

         Tuttavia va detto che non è facile cambiare noi stessi, ossia le nostre abitudini, le nostre tendenze, il nostro temperamento, etc. in quanto fanno parte dei residui karmici negativi della nostra vita precedente cui si uniscono anche dei residui karmici negativi dei nostri antenati che ereditiamo dai nostri genitori attuali. Pertanto la nostra imperfezione viene purificata e redenta attraverso prove, dolori e sofferenze, che ci vengono incontro come destino karmico nell’arco della nostra vita terrena nelle relazioni umane che conquistiamo o semplicemente incontriamo per caso, nell’ambito della nostra comunità sociale. Questa trasformazione animica e spirituale avviene dunque nell’arco di diversi secoli o millenni, durante i quali c’incarniamo diverse volte a secondo del grado di perfezione che abbiamo raggiunto nell’esperienza terrena, fino a giungere appunto in quel lontano futuro cui dovremo essere maturi per ricevere dall’alto il Sé spirituale (Manas superiore), e il ricongiungimento con il nostro Io superiore; (vedi le note 12 e 13 dell’articolo precedente). Certamente però possiamo accelerare questo processo evolutivo attraverso una via cosciente di conoscenza esoterica qual è attualmente la Scienza dello Spirito o antroposofia, attraverso la quale possiamo iniziare a lavorare e a trasformare noi stessi tramite la lettura dei contenuti antroposofici e gli esercizi spirituali, in essa contenuti e suggeriti da Rudolf Steiner. Ciò diviene possibile in quanto veniamo a conoscenza della nostra esistenza dopo la morte, per cui il nostro trapasso può essere più o meno doloroso secondo l’atteggiamento morale con cui abbiamo vissuto nei riguardi con gli altri. Attraverso la Scienza antroposofica, veniamo a conoscenza dei contenuti cristologici del vero significato dell’evento del Golgotha, tramite cui prendiamo coscienza dell’importanza di accogliere l’Impulso del Cristo, senza del quale nulla ha significato e importanza in questo mondo. Compenetrandoci sempre più di quest’impulso spirituale divino, possiamo trovare in noi la forza per cambiare, iniziando prima di tutto appunto da noi stessi, ossia cominciando a pensare con la nostra testa e non con quella di coloro che s’improvvisano “Pastori” per il loro tornaconto di potere, di qualsiasi corrente materiale o spirituale essi facciano parte.

Possiamo diventare migliori cercando di essere utili alla comunità di cui siamo parte, offrendoci quando ciò sia possibile, con amore e dedizione verso chi è nel momento del bisogno, sollevandolo dalla miseria e dalla sofferenza, facendoci al momento come già suaccennato, dei cristofori, ossia diminuendo un po’ il peso del karma altrui secondo il nuovo impulso del XX secolo, dove appunto il “Cristo ha assunto l’ufficio di Giudice” (Rudolf Steiner, conf. di Norimberga, 2 dicembre 1911). Dobbiamo per questo prendere sempre più coscienza del significato della nostra vita, per cui occorre uscire innanzitutto dalla massa belante che segue senza riflettere chicchessia e in modo particolare, quei politici che giurano su promesse fatue e programmi elettorali che non potranno mai essere realizzati a causa della precaria situazione finanziaria del Paese. Occorre pertanto cercare, fiduciosi, in quegli uomini seri che lavorano per il progresso e la realizzazione di un’Europa unita e cristianizzata, che possa fare da baluardo alle forze dell’ostacolo demoniache provenienti dall’arimanesimo dell’Occidente e dal luciferismo antico dell’Oriente. Attualmente però non vediamo nella sfera giuridico – statale uomini politici che meritano la nostra attenzione, e la nostra fiducia, cui abbiano la forza per guidare e realizzare una vera comunità mondiale europea cristianizzata, in quanto i loro impulsi tendono piuttosto ad ambizioni egoistici di potere e di supremazia sugli altri! Ciò non vuol dire però che non esistano uomini migliori con impulsi etici – morali cristiane; esistono certamente e operano umilmente attorno a noi aspettando che uomini si risveglino e li sostengano che possano cioè comprendere il loro impulso umano cristiano-europeista, senza di cui non potrà mai realizzarsi né una vera unione europea sul piano fisico-economico, né tantomeno sul piano umano-spirituale quale vero impulso e realizzazione del vero cristianesimo umanistico. Quest’impulso cristiano non è certamente quello di baciare il crocefisso o, affidarsi al sacro cuore di Maria, o alle rivelazioni della Madonna di Medjugorje, le quali per certi versi appartengono ad antiche usanze del passato, mentre il culto di Maria – Sofia, fa parte dell’avvento futuro come menzionato, del Sé spirituale, perciò prematuro. Oggi con lo sviluppo dell’anima cosciente occorre prendere coscienza che il Cristo non vive più in un simbolo esteriore antico dove è rappresentato quale Dio misericordioso e pietoso, morto sulla croce per aver preso su di sé i peccati oggettivi del mondo, ossia i peccati che vengono iscritti nella “memoria universale” detta akasha15. Egli secondo Rudolf Steiner, dal XX secolo in poi vive nel profondo dell’anima umana, dove di riflesso ha trasferito parte della Sua Coscienza cosmica rappresentata dal Cristo Gesù, dopo l’evento della morte e resurrezione dell’evento del Golgotha. Per meglio dire, Gesù di Nazareth dopo la morte e resurrezione sulla croce del Golgotha, divenne il portatore di una parte della coscienza del Cristo (in quanto nessun uomo potrebbe contenerla per intera), questa coscienza cristica venne oscurata dal crescente materialismo che andava diffondendosi dal XVI secolo in poi, cui Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a “Londra il 2 maggio 1913”, dice:

«I semi del materialismo terrestre che dal secolo XVI in numero sempre maggiore vengono trasmessi nel mondo spirituale dalle anime che attraversano la porta della morte, e che portano a sempre maggiore oscurità, formano ”la sfera nera del materialismo”. La sfera nera, grazie al principio manicheo, Cristo la accolse nel Suo Essere per trasformarla. Essa portò all’Entità angelica [Gesù di Nazareth] che è la manifestazione del Cristo dal mistero del Golgotha in poi, la “morte per soffocamento spirituale”. Questo sacrificio del Cristo nel XIX secolo si può paragonare al sacrificio sul piano fisico del Golgotha e descriverlo come seconda crocifissione del Cristo sul piano eterico. Questa sorta di soffocamento spirituale che causò lo spegnimento della coscienza dell’Entità angelica è una ripetizione del mistero del Golgotha nei mondi che stanno direttamente dietro ai nostri mondi, affinché possa aver luogo una rinascita della coscienza del Cristo entro le anime umane. Questa rinascita diviene la visione chiaroveggente dell’umanità nel secolo XX. Così, dal secolo XX, la coscienza – Cristo può congiungersi con la coscienza terrena dell’umanità; e ciò è possibile in quanto l’estinzione della coscienza del Cristo durante il secolo XIX nell’ambito della sfera angelica, significa risurrezione della coscienza diretta del Cristo nell’ambito della sfera terrena. A partire dal secolo XX nelle anime umane la vita del Cristo sarà sempre più sentita come un’esperienza personale diretta» (dal libro “Verso il Mistero del Golgota” O.O. n.152, pag. 45 – ed. Antroposofica Milano – vedi anche l’articolo sul Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima”: “Epoca dei Pesci o dell’Acquario? III”).

Per questo l’umanità se vuole trovare il Cristo, non deve più cercarlo rivolgendosi a un simbolo vuoto esteriore, ma deve imparare a cercarlo guardando in se stessa con l’aiuto dell’Impulso del Cristo e con esso, risvegliare la coscienza cristica che è nel suo profondo, laddove può trovare tramite lo sviluppo del bene morale, anche la sua anima cosciente. Possiamo conoscere quanto della presenza del Cristo è dentro di noi, per quanto amore e dedizione siamo capaci di sacrificare sull’altare dell’altruismo della collettività umana e non implorando simulacri vuoti, svuotati ormai della loro “essenza vitale originaria”. Essere cristiani oggi, non è certamente quello di esternare agli altri attraverso un atto formale e superficiale come baciare o giurare sul crocifisso per avere l’aiuto desiderato per sconfiggere i propri nemici politici o, altro, ma è quello di vivere la fede attraverso l’azione come ci viene indicato dalle parole di Madre Teresa di Calcutta, cioè operando con vero spirito d’amore e dedizione verso gli altri e cercando per quanto c’è possibile, di alleviare la sofferenza e la povertà umana in modo che ognuno possa vivere una vita dignitosa. Questo è il vero impulso cristiano che deve spingere ogni uomo a cercare il Cristo non solo in se stesso, ma in modo particolare anche nell’altro, senza di cui non è possibile avere l’unità in Cristo come ci viene insegnato dalle Sue parole:“ Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Non troviamo più quindi il Cristo nel mondo dei simboli, in quanto ormai vuoti e desueti appartenenti a un mondo antico superato, la cui forma non si addice più al tempo presente del terzo millennio, dove il simbolo cristiano ha assunto ora una forma nuova, la forma vivente del “tempio umano”, ossia il dio nell’uomo.  (V. Continua)

Collegno 15 dicembre 2019                                      Antonio Coscia

Sopra: Lilium Auratum

15     La cronaca dell’Akasha è la memoria dell’Universo attraverso cui viene impresso come un negativo spirituale tutto ciò che viene dall’uomo pensato, sentito e voluto, nel mondo fisico. Occorre distinguere due aspetti dell’Akasha: l’aspetto astrale il quale è solo la controparte dell’aspetto reale della vera sfera dell’Akasha o memoria universale e per cui, facilmente si può incorrere in errori dovuti alla poca esperienza del veggente che non abbia conseguito la facoltà della veggenza Intuitiva, e che comunque nulla toglie che possa commettere anche lui degli errori, anche se non nella misura di chi abbia sviluppato o conseguito solo gli altri due tipi di veggenza, ossia quell’Immaginativa o quell’Ispirativa. Il secondo aspetto è quel reale spirituale in cui è registrato nel vero mondo spirituale superiore, tutto il passato e il futuro dell’evoluzione cosmica umana – terrestre, tutto quello che succede nel mondo fisico e nel mondo dell’anima umana, è registrato in questo piano cosmico del Budhi, come memoria universale. Rudolf Steiner in merito, nel libro “Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca” spiega: “Tutto ciò che succede nel mondo fisico – sensibile ha la sua controimmagine nel mondo spirituale. Se una mano si muove, non esiste solamente ciò che l’occhio vede, e cioè la mano in movimento, ma dietro la mano che si muove, dietro l’immagine visiva della mano ci sono per esempio il mio pensiero e la mia volontà: la mano deve muoversi. Vi è dietro un fatto spirituale. Mentre l’immagine visiva, l’impressione fisica del moto della mano passa, rimane inscritta la controimmagine spirituale nel mondo spirituale e vi lascia sempre una traccia, così che noi [ gli iniziati veggenti ], possiamo rintracciare tutti i fatti che sono avvenuti nel mondo, i fatti le cui tracce sono rimaste quali controimmagini spirituali. Nulla nel mondo può succedere senza che vengano lasciate tali tracce “ –  conf. del 25 giugno 1909, pag. 26 O.O. n. 112.

     La Scienza antroposofica spiega che la vera memoria akashica, è situata oltre il mondo devachanico, ossia oltre il mondo Celeste e della Ragione che va oltre le stelle fisse, ed è conosciuto nell’occidente come “mondo della Provvidenza”; è il mondo, dove origina la “vita universale” i cui donatori sono gli Spiriti del Movimento (Dynameis), il cui corpo più basso è il “Principio Vitale o del Budhi” e che è situato prima della sfera del “Nirvana”, così chiamata dai buddhisti.

 

Il potere che può obnubilare l’anima IV

 

Benozzzo Gozzoli- vita di S, Francesco

«Non ferire o umiliare i nostri fratelli è il nostro primo dovere verso di loro, ma non è sufficiente fermarsi lì. Abbiamo una missione più alta: essere loro di servizio dovunque ne abbiano necessità;             (Francesco d’Assisi)».

         La risposta non può che essere quella di disapprovare con sdegno quest’atteggiamento inumano e poco degno di chi mostra apertamente (baciando il crocefisso in pubblico) di seguire i principi cristiani, e poi nei fatti, assumere un atteggiamento alquanto discutibile sia sul piano umano, sia quel religioso cattolico-cristiano. Sappiamo che quel gesto fu un comportamento volontario politico di sfida nei riguardi del Parlamento europeo, cui non ha ancora preso finora la giusta posizione nei riguardi dell’immigrazione che tende ad aumentare sempre più a causa delle guerre e dei conflitti religiosi ed etnici interni dell’Africa. Ciò non giustifica comunque il gesto poco umano e ricattatorio alle spalle di chi soffre per scuotere la burocrazia e la sensibilità degli stati membri europei alfine che prendano coscienza della situazione italiana, che diviene sempre più insostenibile a causa della grande massa di uomini africani che versano sulle nostre spiagge italiane del Mediterraneo. Non è giustificabile l’atteggiamento di chi vanta di professare una corrente religiosa umanista davanti alla massa belante che accorre ai suoi comizi elettorali, e che con spavalderia dichiara apertamente di essere un buon “Pastore” cattolico-cristiano, quando poi si atteggia in modo completamente diverso dai principi etici e morali dell’insegnamento cristiano. Anche se il comportamento duro e disumano dell’ex Ministro leghista Salvini nei riguardi degli immigranti ha ottenuto qualche attenzione politica da parte di alcuni membri del Parlamento europeo, è comunque immorale essersi fatto scudo di donne, uomini e bambini, che cercavano una via di fuga dalla guerra o da una situazione di stenti e miseria, con la speranza di rifarsi una nuova vita più dignitosa in paesi che possano offrire loro e per le loro famiglie, più possibilità economiche.

La responsabilità politica e morale di chi gestisce l’autorità del Ministero dell’interno, ha tra l’altro il compito di tutelare i diritti civili tra i quali quelli dell’immigrazione, pertanto dovrebbe agire con più determinazione e ragionevolezza, cercando con la diplomazia e col buon senso civico di mettere di fronte al Parlamento europeo le proprie responsabilità morali, nei riguardi di un paese membro dell’unione europea che è di fronte a un grande evento di esodo di massa. Occorre attraverso il dialogo politico convincere il Parlamento europeo a collaborare insieme per trovare una soluzione che possa essere gestita nel modo più appropriato e umanistico. C’è il pericolo che questa situazione spiacevole, possa diventare insostenibile e creare dei seri disagi e conflitti non solo nel popolo italiano, ma che possa come dire accendersi ed espandersi simile a un fuoco divoratore di una foresta in fiamme che alimentato dall’odio razziale, diventi inarrestabile creando il caos in tutto il resto dell’Europa. È importante perciò che i parlamentari europei cerchino insieme di prevenire questa situazione negativa cui la maggior parte dell’occidente può andare incontro e prenda coscienza nell’usare assolutamente il buon senso politico e umano, di operare insieme al governo italiano per una giusta risoluzione che implichi tutti i governi europei. Vale a dire che ogni stato europeo si faccia carico di una certa quota d’immigrati, alfine di evitare queste situazioni imbarazzanti disumane che degenerano a volte in atti di scontro contro le navi Ong di soccorso che operano nel mare Mediterraneo, alle quali appunto viene proibito lo sbarco nei porti italiani col risultato di incitare e stimolare taluni ad atti aggressivi e razzisti, fino a volte, a un contesto allargato di odio e conflitto tra poveri.

Quest’ambiente astioso e intollerante potrebbe cambiare se l’uomo non fosse disceso troppo in basso nel materialismo egoistico e potesse riflettere e mettere in pratica le parole di S. Teresa di Calcutta messe in sovraimpressione nell’articolo precedente, con le quali lei ci esorta ad avere fede nell’azione, cosicché dall’azione possa nascere l’amore per gli altri; ciò affinché il nostro mondo caotico, violento e freddo, si trasformi in un mondo diverso, dove uomini possano vivere in pace in comunità dove nessuno sarebbe più povero o più ricco di un altro. Questo verte sull’insegnamento del Cristo, laddove Egli disse che non chi si proclama cristiano in parole, può entrare nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio Padre, cioè mettendo in pratica l’insegnamento del Cristo; (Mt 7,21). Se solo potessimo prendere coscienza di questo insegnamento morale cristiano e ci sforzassimo di lavorare attivamente su noi stessi in modo da trasformare il nostro egoismo materialista, potremmo riuscire a mettere in pratica le parole del Cristo e seguire l’esempio di Madre Teresa, quest’umile donna cristiana che dedicò tutta la sua vita per alleviare la sofferenza e la povertà. Le sue parole: «La fede che passa all’azione diventa amore, e l’amore che si trasforma in azione diventa servizio … », risuonerebbero nella nostra anima in modo da essere d’incitamento e stimolo ad agire, per cambiare il nostro modo di essere superando le paure e le angosce del presente e diventando più tolleranti e comprensivi verso gli altri.

La maggior parte dei problemi sociali che si manifestano nel mondo potrebbe risolversi e cambiare l’ambiente di odio e di cattiveria che tende sempre più ad aumentare e ad avvelenare la vita animica dell’uomo, separandolo sempre più dall’Impulso del Cristo. Il problema immigratorio si risolverebbe aiutando il Continente africano a superare le guerre intestine, cosicché alla fine ognuno potrebbe restare nel proprio paese di origine e lo spostarsi da un paese all’altro, sarebbe solo per motivi di arricchimento personale dovuto al desiderio di conoscenza di culture diverse per il proprio sviluppo e realizzazione spirituale. Questo pensiero può sembrare utopistico e poco realista, difficilmente realizzabile in un mondo sempre più in conflitto ed egoista, cui l’umanità e in modo particolare la sfera del potere giuridico – statale che, sul piano astrale, è offuscata da certi spiriti demoniaci dell’ostacolo. Ma non impossibile secondo la visione spirituale veggente del Fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner, il quale ci rivela che in un futuro non troppo lontano, vale a dire nel sesto periodo di cultura (circa fra 1500 anni) chiamato periodo di Filadelfia, gli uomini che si saranno preparati nel nostro quinto periodo di cultura “anglo-germanico” secondo l’indicazione della Scienza antroposofica, riceverà dall’alto del mondo angelico un principio microcosmico del Sé spirituale12. Si tratta del principio divino superiore che permetterà a ogni uomo di sperimentare chiaroveggentemente il mondo spirituale e l’unione con la nostra anima divina o Sé spirituale, quale preannuncio del periodo che seguirà quello terrestre che nella Scienza antroposofica è chiamato “Eone di Giove”13, dove appunto l’amore sarà manifesto in ogni cosa, così come oggi la saggezza si trova nell’ambito della natura esteriore.

Questo principio spirituale superiore farà sì che tutti gli uomini potranno in futuro sperimentare nella loro anima la stessa verità, pertanto non ci sarà più nessun contrasto tra loro giacché verrà realizzato quell’amore spirituale fraterno secondo il motto rosacruciano che ci accompagna ormai da diversi secoli, cioè quello di realizzare la “libertà, l’uguaglianza e la fratellanza”. Ossia si realizzerà quel motto che non fu compreso durante la rivoluzione francese e che per questo ne derivò un’azione (che le guide spirituali rosacrociane non avrebbero voluto) violenta e sanguinosa nei riguardi dei regnanti monarchici francesi che furono decapitati dai capi rivoluzionari politici, gli stessi che pochi mesi dopo, subì la stessa sorte. Possiamo dunque cambiare e anticipare quell’evento futuro senza per questo usare metodi violenti che denigrano e abbassano l’uomo a uno stato animale primitivo e diventare quei semi futuri se, come suaccennato, attraverso la conoscenza cristiana-rosicruciana o “Antroposofia”, trasformiamo il nostro egoismo materialistico assumendo sempre più quell’atteggiamento morale di fede per l’azione verso gli altri, così come indicato dalle parole di S. Teresa di Calcutta. Vale a dire, se operiamo altruisticamente verso gli altri stimolati da una vera fede in Cristo, la nostra azione si trasformerà in amore che nella parte più profonda della nostra anima, verrà trasformato dal mondo spirituale in forza di volontà che potrà, operare sempre più in modo cosciente al servizio e alla dedizione non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi, quale impulso morale per il giusto sviluppo dell’anima cosciente14 che dobbiamo realizzare nel nostro quinto periodo di cultura, in modo da prepararci ad accogliere appunto dalle Entità angeliche in quel lontano futuro, il principio del Sé spirituale.

In merito allo sviluppo del principio e impulso morale, Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Basilea col titolo “L’Eterizzazione del sangue e il Cristo eterico” dice:

«Ma siccome allora l’uomo dorme [durante il sonno]riguardo al suo intelletto, non è cosciente di ciò che intraprende con la volontà. Quelli che però chiamiamo principi e impulsi morali agiscono nella volontà. All’uomo, infatti, la vita del sonno è necessaria, affinché gli impulsi morali che egli accoglie attraverso la vita del pensiero possano giungere a un’effettiva azione. L’uomo qual è oggi nella vita ordinaria, è capace di attuare qualcosa di giusto soltanto nel piano intellettuale; lo può assai meno sul piano morale; qui egli deve poter contare sull’aiuto da parte del macrocosmo. Ciò che è già in noi può aiutarci a progredire di un tratto nell’intellettualità; ma quanto al progredire di un passo nel miglioramento morale, devono venirci in aiuto gli Dei. Per questo ci immergiamo nel sonno, per poterci sprofondare nel volere divino, dove non siamo presenti col nostro impotente intelletto e dove forze divine trasformano in forza volitiva ciò che accogliamo in noi come principi morali, innestando nella nostra volontà quel che altrimenti siamo in grado di accogliere soltanto nei nostri pensieri»; ( dall’Archivio storico della rivista Antroposofia, conf. dell’1 ottobre 1911). (IV. Continua)

 Collegno 12 dicembre 2019                                                                    Antonio Coscia

Sopra: Benozzo Gozzoli – Vita di S. Francesco

Note Integrative

12   È già stato in parte chiarito nella nota 9 che il Sé spirituale è un arto superiore dell’Entità umana che nel momento esiste solo in germe spirituale, quale dono dei Serafini durante la precedente evoluzione cosmica chiamata antica Luna. Esso per adesso è solo presente in germe appunto, incorporato nell’Io superiore, cioè non è ancora sviluppato nell’uomo come “involucro superiore” di cui l’Io umano possa rivestirsi come fa con gli involucri inferiori, cioè il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico. Esso sarà completamente sviluppato nel prossimo eone o quinto stato di coscienza chiamato “Giove”, quando l’uomo essendo evoluto fino alla sfera angelica, lavorerà col suo Io superiore alla completa purificazione e trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale. L’Io umano comunque, dopo aver sviluppato e perfezionato l’anima cosciente attraverso la purificazione e trasformazione in parte, del corpo astrale, insieme all’Io superiore svilupperà in modo cosciente nei futuri periodi di cultura terrestri, un principio microcosmico degli arti superiori, cioè il Sé spirituale, lo spirito Vitale e l’Uomo spirito. Ciò è stato reso possibile dal fatto che il Cristo nella Sua discesa verso la Terra, incorporandosi in un esemplare umano molto evoluto cioè Gesù di Nazareth, che aveva raggiunto la massima perfezione umana terrena, congiunse l’anima superiore tripartita che aveva separato durante l’Epoca Iperborea, cosicché Gesù di Nazareth, divenne il nuovo archetipo spirituale terreno, quale uomo perfetto cui l’umanità dovrà realizzare nell’ultimo stato di coscienza futuro, detto Vulcano.

13    Nella nota 10 si è detto che secondo la Scienza antroposofica, l’uomo passa attraverso sette stati do coscienza o eoni cosmici, dopodiché passerà ancora attraverso cinque stati di coscienza superiori che nemmeno il più alto chiaroveggente può seguire o vedere; soltanto dopo queste ultime evoluzioni cosmiche, l’uomo si affaccerà al nuovo giorno cosmico o “Manvantara” come creatore di un nuovo “Zodiaco”. Attualmente siamo nel quarto stato di coscienza che chiamiamo Terra, dove l’uomo deve perfezionare il suo nucleo essenziale dell’”Io, umano” nella sua triplicità spirituale quale “io terreno, Io superiore e Vero Io”; vale a dire che l’Io umano nell’evoluzione terrestre passa attraverso tre stati di coscienza, quali la coscienza immaginativa (Io terreno), la coscienza ispirativa (Io superiore) e la coscienza intuitiva (Vero Io). Nel prossimo eone o quinto stato di coscienza chiamato “Giove”, l’uomo sarà salito al gradino di Angelo e il suo lavoro sarà di trasformare completamente il corpo astrale in Sé spirituale. Mentre adesso l’Io terreno lavora in modo incosciente alla trasformazione di una parte del suo corpo astrale in Sé spirituale, durante lo stato di coscienza di Giove, lavorerà in modo cosciente col suo Io superiore, alla trasformazione completa del corpo astrale in Sé spirituale, come Angelo della decima gerarchia dell’amore e della libertà. L’amore su Giove sarà una facoltà umana naturale, similmente a come oggi la saggezza è intrisa in modo naturale nella natura esteriore.

14     L’”anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente”, sono tre forze animiche che nel corpo astrale dell’uomo formano un’unità animica-spirituale attraverso cui l’Io umano, può agire nel mondo fisico attraverso le sue facoltà spirituali di “volere, pensare e sentire”. L’Io umano oltre al lavoro spirituale cui opera fin dall’epoca Atlantica sui corpi inferiori, ossia il “corpo fisico, l’eterico e l’astrale”, per trasformarli in arti superiori cosmici e cioè, in “Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito”, lavora anche alla trasformazione delle tre forze animiche in stati di coscienza superiori. Così opera attualmente alla trasformazione dell’anima cosciente in anima Immaginativa, in futuro alla trasformazione dell’anima razionale in anima Ispirativa e in ultimo, alla trasformazione dell’anima senziente in uno stato di veggenza più alto, ossia in anima Intuitiva. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che:

1)   L’anima senziente, è quella parte in cui l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino; ma nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico dell’anima senziente, che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

2)   L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro; qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trarre le esperienze della vita, trasformando in saggezza e amore ogni disciplina che accoglie dall’arte, dalla scienza e dalla religione; anche qui però, egli può errare trascinato dal troppo “ego personale” egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo. Infine, l’anima cosciente nella quale opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, le verità delle leggi del creato e del mondo delle “cose” naturali, per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali.

3)   L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” e, poiché vive strettamente congiunto col Sé spirituale, consegue in sé l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore operano delle “entità ostili” o di contrasto che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. Per un maggiore approfondimento leggere i libri “Teosofia e La Scienza Occulta”).

 

L’eterizzazione del sangue e il principio morale

Mt. Fuji with fall colors in Japan

        Rudolf Steiner nella conferenza sull’”Eterizzazione del sangue e il Cristo eterico”, asserisce che l’uomo non può compiere con la propria volontà un’azione morale se prima non gli è stata instillata dagli Dei durante il sonno notturno, dietro di ciò che noi stessi, abbiamo compiuto di bene e di buono durante il giorno. Estrapolo alcuni brani della conferenza in sé molto ricca di contenuti cristologici inerenti alla venuta del Cristo eterico e allo sviluppo della ghiandola Pineale dell’uomo, cui Rudolf Steiner, afferma che sono in parte in una continua relazione con la trasformazione del nostro sangue che partendo dal cuore, si eterizza in una corrente di luce che compiendo una mezza lemniscata, va a irrorare appunto la ghiandola Pineale. E in parte a ciò che può aggiungersi quale corrente eterica del sangue del Cristo, fluito dalla croce del Golgotha nella terra di Palestina, che continua ad agire durante il tempo nell’ambito spirituale terrestre. Rudolf Steiner dice che questa corrente eterica del Cristo può congiungersi alla corrente eterica normale dell’uomo, se egli porta una giusta comprensione incontro a ciò che è contenuto nell’Impulso del Cristo, altrimenti le due correnti si urtano, cozzano tra loro e rimbalzano quali erano prima, senza unirsi. Se invece ciò avviene, la ghiandola Pineale è stimolata fino a condurre l’uomo al risveglio della veggenza immaginativa, con la quale può avere l’incontro con il Cristo eterico nell’ambito del mondo astrale, adiacente alla Terra. È una conferenza molto importante, da studiare e meditare, per chi anela a questo incontro con il Cristo eterico!  Il brano estratto concerne il contenuto che riguarda lo sviluppo del principio morale dell’uomo in rapporto a questo tema cristologico, dove a pag. 122 della conferenza, Rudolf Steiner in merito dice:

«Vi è inoltre un terzo elemento nella vita dell’anima umana, che occorre distinguere esattamente dalla semplice predilezione per le azioni benevole. Passa, infatti, una grande differenza tra il provar piacere davanti a un’azione bella e benevola cui assistiamo, e il porre in attività il nostro volere per compierne una noi stessi … I principi morali, infatti, agiscono nella volontà … e per questo che all’uomo è necessaria la vita del sonno, affinché gli impulsi morali che egli accoglie attraverso la vita del pensiero possano giungere a un’effettiva azione. L’uomo qual è oggi nella vita ordinaria, è capace di attuare qualcosa di giusto soltanto nel piano intellettuale; lo può assai meno sul piano morale; qui egli deve poter contare sull’aiuto da parte del macrocosmo. Ciò che è già in noi può aiutarci a progredire di un tratto nell’intellettualità; ma, quanto al progredire di un passo nel miglioramento morale, devono venirci in aiuto gli Dei. Per questo ci immergiamo nel sonno, per poterci sprofondare nel volere divino, dove non siamo presenti col nostro impotente intelletto e dove forze divine trasformano in forza volitiva ciò che accogliamo in noi come principi morali, innestando nella nostra volontà quel che altrimenti siamo in grado di accogliere soltanto nei nostri pensieri» (dal primo volume dell’Archivio storico della rivista Antroposofia anno 1946-47).

Come possiamo leggere da questo brano della conferenza menzionata, è importante il nostro atteggiamento morale nei confronti non solo degli altri, ma anche e specialmente nei riguardi dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti morali, con cui viviamo durante il giorno nell’ambito di noi stessi. Ossia dobbiamo sforzarci di vivere per quanto c’è possibile, con dei pensieri e sentimenti positivi nella quotidianità di ogni giorno, evitando di giudicare secondo simpatia e antipatia con giudizi avventati, cercando invece con comprensione la parte positiva in ogni cosa, là dov’è possibile. Certamente non è facile in un mondo caotico e corrotto di oggi, avere pensieri positivi; abbiamo piuttosto la tendenza a essere pessimisti e sfiduciati nei confronti di tutti e in modo particolare nelle istituzioni sociali che appaiono maggiormente corrotte e immorali. Questo stato di cose sappiamo dalla Scienza antroposofica che è dovuto alle forze dell’ostacolo che incalzano sempre più l’anima umana irretendola e tentandola laddove è più vulnerabile, ossia nel proprio egoismo individuale sfrenato e nell’ambizione di potere, di volere sempre di più per sé a scapito degli altri. Dobbiamo trovare la forza di reagire, volendo anche attraverso la vera preghiera cercando l’aiuto del Cristo Gesù, affinché possa illuminare la nostra mente e riscaldare il nostro cuore, in modo da trasformare il nostro egoismo in altruismo, e la nostra ambizione in amore e dedizione verso gli altri, affinché gli Dei possano innestare nella nostra anima durante il sonno, quale risultato del nostro atteggiamento morale nell’ambito della comunità umana, la forza di volontà per compiere azioni morali. Diventando in tal modo quegli “uomini di buona volontà” attraverso i quali è possibile cambiare questo mondo che non piace a nessuno, dove tutti aspettano che debbano cambiare prima gli altri, ma che nessuno decide una buona volta, di cambiare in primis se stesso!

Collegno 10 gennaio 2020                                                       Antonio Coscia

Sopra: Il monte Fuji situato nella regione di Chūbu in Giappone.

AUGURI DI BUON ANNO 2020

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         Auguro a tutti i visitatori del Blog “Pensieri Antroposofici dell’Anima” e agli amici di Facebook, un Buon inizio di anno 2020, possa il Cristo-Sole riscaldare i nostri cuori e illuminare le nostre menti, affinché possa essere un anno di rafforzamento spirituale tramite cui poter agire verso gli altri, con più tolleranza e consapevolezza, cosicché il nostro egoismo venga redento e trasformato in azioni d’amore e dedizione verso chi ci tende una mano e chiede aiuto. Possa questa preghiera al Cristo, essere di stimolo a che uomini di buona volontà operino affinché la nostra comunità sociale possa realizzare attraverso il motto rosacruciano di “Libertà Uguaglianza e Fratellanza”, la vera Pace tra gli uomini.

Preghiera al Christo

Implorazione al Cristo-Sole tratta dalla “Pietra di Fondazione” fondata da Rudolf Steiner nel “Convegno di Natale”, tenuto a Dornach in Svizzera il 1 gennaio 1924, elaborata e in parte trasformata cui recita così:

 Luce divina, Christo Sole

riscalda i nostri cuori

illumina i nostri capi!

 

Possa il Tuo calore,

concederci la forza

di sciogliere e trasformare

l’egoismo dai nostri cuori;

la Tua Luce di  Verità,

ci  conceda  la  forza

di trasformare le tenebre

e l’egoismo dai nostri capi.

 

Fa’  che col Tuo aiuto

possiamo realizzare in noi

il giusto discernimento,

il giusto equilibrio,

la perfetta armonia,

in modo d’agire nel mondo

col nostro pensare, sentire e volere,

colmo d’amore.

 

 E fa’ che possiamo                                                     

sviluppare in noi

le giuste forze1

cosicché un giorno

ci conceda di divenire

dei Tuoi veri discepoli.

 1 gennaio   2020                      Antonio Coscia                    

Sopra : Gabriela de Carvalho, immagine rappresentativa del Cristo, tratta dal volto della statua in legno scolpita da Rudolf Steiner per il Goetheanum in legno di Dornach in Svizzera, bruciato nella notte di S. Silvestro del 1922, da un fanatico perito egli stesso nell’incendio doloso.

Note Integrative

1   Sono le forze di sacrificio che possono essere sviluppate solo tramite la sofferenza e il dolore animico cosciente, quando cioè si diventa maturi per seguire l’esempio del Cristo.

 

 

 

 

I due bambini Gesù quale corrente messianica di Melchisedec

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       Dietro l’uomo Gesù di Nazareth, si cela un profondo mistero in parte svelato dagli stessi evangelisti Matteo e Luca, seppur in un modo un po’ velato, laddove nella genealogia, Matteo fa discendere Gesù dal patriarca Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni da Davide in giù, iniziando dal figlio re Salomone, attribuendo così a Gesù una discendenza regale. Se poniamo bene attenzione a ciò che racconta Matteo sulla nascita di Gesù, egli dice che nasce in una casa di Betlemme, dove è visitato da altissimi sapienti, cioè dei “Magi” venuti apposta dall’Oriente per offrirgli dei doni, in quanto secondo Rudolf Steiner, riconoscono nel bambino il loro antico Maestro persiano, dietro di cui si cela l’antichissimo sapiente Zarathustra (risalente a circa 5000 anni a, C.) fondatore della religione persiana. In questo bambino Gesù che nasce in una casa di Betlemme da genitori di nome Giuseppe e Maria discendenti dal re Davide, s’incarna appunto l’antichissimo iniziato cristiano solare Zarathustra, uno dei più alti discepoli del Cristo. Egli era già un alto iniziato solare negli antichi misteri degli oracoli atlantici, giacché fu iniziato dal grande Manu divino Melchisedec (Noè biblico), dal quale venne preparato per guidare nel secondo periodo di cultura postatlantico (circa 5067 a.C.) il popolo persiano nei misteri della “Luce” di Ahura Mazdā, il Dio del Sole e in quelli dello spirito delle tenebre, “Angra Mainyu” o Ahriman (Arimane). Inoltre Zarathustra, si era talmente elevato attraverso diverse vite terrene da accogliere in sé la più alta saggezza proveniente dall’antica sede di Atlantide, da essere il primo uomo: «… a innalzarsi a un nuovo grado superiore e divenendo il primo uomo terrestre in grado di conseguire un’iniziazione dalle forze del periodo postatlantico. Di conseguenza Zarathustra iniziò per la prima volta nell’evoluzione terrestre a rivelare l’elevata saggezza soprasensibile e le pure conoscenze chiaroveggenti dei mondi spirituali, non solo in forma d’immaginazioni (come avveniva prima di lui) bensì ora anche in forma di pensieri e concetti umani, da cui più tardi sulla terra emerse ciò che oggi chiamiamo “scienza”» (Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” pag.80).

Pertanto Zarathustra aveva purificato e perfezionato talmente i suoi involucri terrestri da sacrificarli ai suoi due discepoli, cioè a Ermete Trismegisto e a Mosè, dove al primo sacrificò il suo corpo astrale da cui venne sviluppandosi la civiltà egizia e al secondo il suo corpo eterico da cui ne derivò la civiltà ebraica. Altri discepoli di Zarathustra furono il grande maestro Pitagora, Daniele il saggio ebreo e Ciro il Grande, che secondo un’intuizione di Sergej O. Prokofieff, sono i tre re Magi che offrono oro, incenso e mirra, al bambino Gesù nato nella casa di Betlemme di Giudea, ove s’incarna il loro maestro Zarathustra (Astro d’oro) i cui genitori Maria e Giuseppe, sono discendenti della stirpe di Davide. Zarathustra era stato preparato dal Manu divino Melchisedec, per una più alta missione, ossia sacrificare il suo corpo fisico e il suo Io, all’Altissimo Dio solare affinché fosse possibile salvare l’umanità tramite il compimento dell’evento del Golgotha. Per questo fu necessario che nascesse un altro bambino che avesse in sé la purezza virginea originaria delle forze formatrici eteriche e, quale immagine divina non contaminata dal peccato originale, ossia il figlio di Dio o l’Archetipo divino creato a immagine di Yahve; vale a dire la pura immagine di Adamo che fu preservata e protetta dalla tentazione di Lucifero (il Serpente biblico). Questo bambino archetipico che possiamo pensare come una parte di  pura immagine virginea gemella, sottratta ad Adamo prima del peccato originale, nasce poco più tardi per la prima volta in un corpo fisico anch’egli a Betlemme di Giudea, i cui genitori anch’essi di nome Maria e Giuseppe nativi della città di Nazareth e discendenti della stirpe di Davide, cui al bambino assegnano il nome Gesù.

Per distinguere i due bambini chiameremo Gesù-Zarathustra il bambino cui parla il vangelo di Matteo, la cui discendenza appartiene alla corrente “regale”, giacché discendente dal re Salomone. Mentre il bambino del vangelo di Luca che nasce secondo Rudolf Steiner  poco tempo dopo nel mese di dicembre (in tempi antichissimi le nascite erano dirette dagli Dei, cui la procreazione avveniva in Primavera e di conseguenza i bambini nascevano in inverno, a dicembre appunto), lo chiameremo Gesù di Nazareth, il quale appartiene alla corrente “sacerdotale” poiché la sua ascendenza risale fino al sacerdote Natan e in ultimo a Dio stesso. L’evangelista Luca racconta che Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento, per cui Maria essendo gravida, viene presa dalle doglie e partorisce il bambino nella stalla adiacente all’albergo cui non avevano trovato posto e dove appunto, è visitato dalla gente semplice del luogo che Luca, menziona come i “pastori” che vengono avvertiti e illuminati dall’Angelo o “Nirmanakaya” (Sé superiore) del Buddha. Dopo passati i giorni di purificazione di Maria, i genitori fanno ritorno col bambino nella loro tranquilla città di Nazareth, nella comunità essena situata sulle alture della Galilea. Mentre l’altra famiglia cui nasce Gesù-Zarathustra, Matteo racconta che hanno dovuto fuggire in Egitto in quanto l’Angelo aveva avvisato o ispirato Giuseppe, che Erode voleva uccidere il bambino. Quando poco dopo Erode muore, l’Angelo ispira nuovamente Giuseppe a ritornare in Giudea, giacché il bambino non è più in pericolo. Giuseppe però, non ritorna a Betlemme ma si reca a Nazareth, dove incontra e stringe amicizia con l’altra famiglia di Gesù di Nazareth, cui tra loro si stabilisce uno stretto legame profondo di cordialità e affetto e in modo particolare, tra i due bambini Gesù che insieme diventano preadolescenti fino all’età di dodici anni, cioè fino a quando l’Io superiore del bambino Gesù-Zarathustra del vangelo di Matteo, si unisce all’Io e all’anima del suo amico Gesù di Nazareth del vangelo di Luca. Nel bambino Gesù di Nazareth, Zarathustra lavorò alla trasformazione dei suoi involucri animici in modo da prepararlo ad accogliere l’Altissimo Dio solare, per cui inizia a trasformare nei primi sei anni cioè dai 12 ai 18 anni il corpo senziente, dai 18 ai 24 anni l’anima senziente e dai 24 ai 30 anni l’anima razionale; egli non riesce a sviluppare l’anima cosciente la quale viene  trasformata dal Cristo che, trasforma poi nei tre anni di permanenza in Gesù di Nazareth, anche le altre parti animiche interiori in arti animici superiori.

Se riflettiamo attentamente su questi due aspetti dei due evangelisti che apparentemente contrastano genealogicamente tra loro, in quanto a tutta prima ci danno due genealogie quasi completamente diverse, ma che si conciliano e chiariscono se consideriamo la profezia del profeta Zaccaria. Allora questa storia cosmica-umana, ci appare come la realizzazione veterotestamentaria della profezia zaccariana dei paragrafi (Zc 4; 6;), in cui l’Angelo spiega a Zaccaria la profezia dei “due olivi e delle sette lucerne”, laddove Egli dice che i due ulivi sono i due consacrati (il messia della corrente sacerdotale e quello della corrente regale) che insieme, ricostruiranno in perfetta unità e armonia il Tempio del Signore. Il Tempio ha sempre avuto il significato di “luogo purificato”, del corpo, dove il Dio può dimorare spiritualmente, in modo da manifestarsi attraverso la “Parola” o “Verbo”; in questo caso si vuole indicare la venuta di un nuovo re-sacerdote simile a Melchisedec, che iniziò Abramo nei misteri del “pane e del vino”, ossia nel preparare attraverso il popolo ebraico, gli involucri umani del Cristo. Quei puri involucri che saranno offerti al Cristo da Gesù di Nazareth, dopo il sacrificio di Zarathustra, ossia dopo essere uscito da quegli involucri e  partecipando dal mondo spirituale all’evento del Golgotha, cui poco tempo dopo Egli s’incarnò con alcuni dei suoi discepoli in Giappone e in altre zone dell’Oriente come “Maestro Gesù”. Da allora ogni cento anni Egli è presente sulla Terra; e nei luoghi santi della Palestina in cui si festeggia il Natale o la Pasqua, là Egli è sempre presente, sia che dimori nei mondi spirituali, sia che sia presente sulla Terra.

Sono dei misteri molto complessi da spiegare e, a volte … anche da saper accogliere e accettare, cui solo un chiaroveggente può prenderne visione in modo diretto, dalla memoria cosmica o “Akasha”. Per cui in questa nota possiamo ancora sintetizzare dicendo che, dopo l’uscita a dodici anni dell’Io superiore di Zarathustra dal bambino nato nella casa di Betlemme, che subito dopo muore, egli unì la sua saggezza terrena accolta per migliaia di anni nelle sue diverse incarnazioni, con l’infinito amore e purezza dell’altro bambino dodicenne Gesù di Nazareth. Pertanto dopo aver elaborato e preparato per diciotto anni in modo adeguato la corporeità fisica e animica di Gesù di Nazareth (che aveva sì un Io, ma senza alcuna esperienza terrena, per cui era come una sfera vuota), compì il secondo sacrificio all’età di trent’anni, lasciando di nuovo quella corporeità fisica durante il Battesimo del Giordano da parte di Giovanni Battista, affinché potesse incorporarsi l’Altissimo Spirito del Sole, il Cristo cosmico, il Pleroma dei sei Elohim solari. Cosicché potesse compiersi e realizzarsi l’evento del Golgotha per la salvezza dei quattro arti umani dell’uomo, vale a dire il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano; inoltre diede un impulso spirituale a tutta l’umanità, affinché la Terra possa un giorno divenire un nuovo Sole.

Collegno ,   24   dicembre 2019                                                         Antonio Coscia

Sopra: La Madonna di Terranova di Raffaello

AUGURI DI BUON NATALE

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     A tutti i visitatori del Blog «PENSIERI ANTROPOSOFICI DELL’ANIMA» e a tutti gli amici di Facebook, un caldo augurio di Buone Feste.

        A tutti quelli che credono e a quelli che non credono, a tutti gli uomini di pace, ma che senza pregiudizi riescano ad accogliere queste parole di Pace, auguro un buon Natale! Che possiate viverlo in armonia e pace con tutti i vostri familiari, cosicché questa festa universale possa essere commemorata come un impulso di speranza che riscaldi i nostri cuori e possa migliorarci ed elevarci a quella «Patria divina spirituale» che abbiamo perduto, ma che attraverso questa festa dell’Ispirazione possiamo ritrovare. Possiamo cambiare noi stessi e questo mondo, se con il cuore e con la nostra volontà accogliamo in noi questo impulso d’amore universale che non appartiene solo alla tradizione cattolica-cristiana, in quanto è una festa di tutta l’umanità istituita da papa Liborio nel 354 d.C. al posto della festa del «Dio Sole invitto» e quella dedicata al Dio Mitra. Egli (forse per un’ispirazione divina) sostituì la festa della nascita del Cristo che era festeggiato dai primi cristiani il 6 gennaio, con la nascita virginale del bambino divino Gesù di Nazareth menzionato nel vangelo di Luca, dando così maggior rilievo e impulso al cristianesimo, il quale, essendo diventato religione di Stato grazie a Costantino il Grande, si fondava ora su di un evento storico che non su di un evento mistico qual era stato con la nascita del Cristo nel Giordano, attraverso il Battesimo di Giovanni. La Chiesa cattolica perse così il Cristo Cosmico, tenendosi il Cristo bambino, il «Figlio di Dio», il puro archetipo umano della fanciullezza non toccato dalle forze dell’ostacolo di Lucifero, incarnandosi per la prima volta come uomo a Betlemme e chiamato Gesù di Nazareth; cosicché l’Epifania del Signore si trasformò nell’immagine popolare della Befana, una strega volante su di una scopa. Il 25 di Dicembre non festeggiamo dunque una festa pagana, o cattolica-cristiana come alcune correnti religiose pensano; festeggiamo la festa universale della pura fanciullezza, la ricorrenza della nascita nel nostro mondo di quella parte infantile della natura divina che è in fondo all’anima di ogni uomo, sia egli mussulmano, buddhista, confuciano, o appartenente a qualsiasi razza o etnia, credente o non credente, non fa nessuna distinzione. La quale aspetta di essere redenta dall’impulso del Cristo, l’Impulso divino che attraversò la morte sul Golgotha, ossia il Cristo, il Cristo-Sole, Yahve, la Parola “cosmica” Universale, Dio Figlio, il Logos Creatore, il Signore Dio, è sempre e soltanto la manifestazione dell’unico Dio Cosmico del nostro universo, il cui vero nome, è, è sempre stato e sarà sempre, per gli iniziati cristiani di tutti i tempi: «L’IO SONO L’IO SONO».

Perciò possiamo seguire qualsiasi scuola di pensiero, religione o movimento religioso, se camminiamo nella luce alla ricerca della “verità”, non possiamo non sentire in queste parole la stessa verità annunciata alla “svolta dei tempi”, solo in una forma nuova secondo l’evoluzione moderna. La verità può cambiare forma ma la sostanza non cambia! È, è stata e sarà sempre la stessa, e cioè che questa è la festa della nostra origine, di quel bambino divino che è ancora addormentato in noi e aspetta di essere risvegliato dallo Spirito cosmico, quello stesso Spirito cosmico che discese sugli apostoli quale luce della Pentecoste, ossia della libera Individualità autonoma. Non festeggiamo dunque un culto pagano o cattolico, ma la festa della nostra origine divina, della pura fanciullezza che dobbiamo redimere e ritrovare in noi stessi, affinché non ci induriamo troppo nel nostro egoismo e perdere la mèta della nostra evoluzione umana-divina.

Collegno, dicembre 2019                                                                       Antonio Coscia

 ***

Stralcio di conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 21 dicembre del 1911”

     «La festa della natività di Gesù, la festa della nascita di Gesù bambino, vuol significare questo mistero: vuol significare che allora [nel 354 d.C.] fu dato veramente per la prima volta all’uomo quanto gli era stato destinato in origine. Come narra la leggenda di Natale, prima di Adamo ed Eva era stato destinato all’umanità qualcosa che appartiene alla natura infantile divina, assolutamente incorrotta, dell’uomo. Ma per influsso di Lucifero, questo elemento divino incorrotto in realtà l’umanità poté acquistarlo solo dopo che fu trascorso tutto il tempo che sta fra Adamo ed Eva e il mistero del Golgota; [cioè con il mistero della nascita, morte e resurrezione del Cristo].

Dobbiamo proprio riconoscere che un profondo sentimento effettivamente si desta nell’anima nostra quando ritroviamo per cosi dire concentrato come in un eco nell’unica notte fra il 24 e il 25 dicembre, tutta la storia del genere umano e della sua caduta, da Adamo ed Eva fino alla nascita del Cristo in Gesù. Se in noi si desta un tal sentimento, allora riusciamo a comprendere il significato di questa festa, e sentiamo che cosa questa festa abbia potuto significare per l’umanità. È come se l’umanità, cogliendo l’occasione di meditare sopra questa festività, sopra questa pietra miliare dell’evoluzione, potesse veramente a un tratto riconoscere la sua vera origine, la sua provenienza dalle cosmiche forze dell’universo (…). Possiamo dunque lasciare che il Natale agisca sull’anima nostra come una festa dell’ispirazione, come una festa che mirabilmente ispira all’umanità il pensiero dell’origine dell’uomo del santo divino bambino delle origini. La luce che, come simbolo della luce dell’uomo, ci si presenta a Natale nella sua origine, la luce che oggi ci viene simboleggiata dai lumi dell’albero di Natale, è anche (purché rettamente compresa) una luce che può trasmetterci le forze migliori, le forze vigorose per la nostra anima che anela alla vera e pura pace universale, alla vera e pura beatitudine universale, alla vera e pura speranza universale».

Rudolf Steiner

Il potere che può obnubilare l’anima III

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      “La fede che passa all’azione diventa amore, e l’amore che si trasforma in azione diventa servizio … E’ necessario che comprendiamo i poveri, perché non esiste solo la povertà materiale, ma anche la povertà spirituale, più dura e profonda, che si annida anche nel cuore degli uomini colmi di ricchezze”  (Madre Teresa di Calcutta).

         Se dunque abbiamo afferrato il motto cristiano e quello antroposofico, è facile capire ora che la richiesta egoistica di qualsiasi uomo politico che pensi di condurre alla vittoria elettorale il suo partito con l’aiuto di Dio, è una supplica assurda che non può che essere inascoltata dal mondo spirituale superiore, mentre essa viene accolta come vedremo più avanti, da entità del mondo astrale inferiore.  Pertanto l’aver pregato affidando il destino della propria vittoria politica ai sei “Patroni d’Europa” e suggellando il tutto col bacio del crocefisso del rosario e l’invocazione al cuore di Maria, fu un gesto alquanto immaturo e superficiale da parte dell’ex ministro dell’Interno, che ignora o non comprende i principi che regolano il mondo spirituale e tantomeno quello del motto terreno tra Cristo e Cesare. Una cosa è pregare il mondo spirituale che possa illuminare e dare forza a una persona affinché superi un momento difficile della sua vita cui può essere un dolore, una prova o, altro … diversamente è invece, quello in cui possiamo chiedere a Dio di aiutarci a vincere una corsa di una campagna elettorale o cose simili! Sono due atteggiamenti animici completamente opposti, di cui il primo può toccare il mondo divino che certamente cercherà di esaudire la richiesta d’amore verso un altro uomo; il secondo invece, non arriva più su del mondo astrale inferiore dove viene accolto da entità dell’ostacolo demoniache che cercheranno in tutti i modi d’interferire sulla volontà umana che può a quel punto, diventare un loro inconsapevole seguace e obbediente esecutore nel mondo terreno. Questo continuo atteggiamento dell’ex ministro dell’Interno leghista, di baciare il rosario del crocefisso molto spesso anche in altre occasioni, tra cui anche nella camera del senato, manifesta un atteggiamento poco serio e farisaico, in quanto la fede è qualcosa d’intimo cui va mostrata nell’azione d’amore verso gli altri e non esternandola attraverso uno sbaciucchiamento di un simbolo-oggetto vuoto, svuotato della “forza spirituale” che simboleggiava il vero cristianesimo antico originario fino al terzo, quarto secolo circa, ossia quando il cristianesimo grazie a un sogno dell’imperatore Costantino il Grande, divenne religione di Stato e di conseguenza, si frammischiò non solo al potere arimanico dello Stato romano, ma anche al paganesimo luciferico mitraico di cui era seguace Costantino. Inoltre la nascita del Cristo che era festeggiato il 6 gennaio, fu abolita da papa Liberio nel 354 d.C. perché reputava incomprensibile per il popolo romano la nascita mistica del Dio Sole in un uomo soltanto attraverso un immersione nell’acqua, da parte del Battista; era più semplice comprendere la nascita del bambino divino Gesù, concepito da una vergine. Così venne festeggiato con l’andare del tempo sempre più il bambino divino Gesù, collocando la sua nascita al 25 dicembre al posto cioè della festa del Dio Sole invitto, la festa pagana festeggiata dai romani in onore al ritorno della luce dopo il Solstizio d’inverno; mentre la festa della nascita (Epifania) del Cristo il 6 di gennaio, cominciò ad avere minor rilievo fino a sostituirla con l’epiteto di “Befana”. Cosicché l’umanità perse la nascita del Cristo cosmico come nascita battesimale, e accolse al suo posto la nascita virginale attraverso la Maria del vangelo di Luca. Questo ebbe come conseguenza che il cristianesimo dal IV secolo in poi, perse il Cristo-Sole quale Dio vivente universale e al suo posto, l’umanità occidentale cominciò a venerare il Dio – bambino e di conseguenza sulla croce, venne raffigurato il Gesù storico, il dio-uomo pietoso e misericordioso secondo il vangelo di Luca, morto sulla croce del Golgotha in Palestina, per i peccati del mondo. Più avanti, durante il concilio ecumenico dell’869 d.C. la teologia cattolica confutò la tricotomia di S. Paolo negando lo “Spirito umano” per cui, l’uomo fu regredito a livello di animale superiore costituito solo più da corpo e anima, di cui questa si disse, che ha in sé una parte più sottile spirituale che si differenzia dall’animale. Per cui, attraverso il dogma costantinopolitano, il Cristo venne ucciso per la seconda volta, questa volta però dalla stessa casta sacerdotale dell’alto clero, nata dall’impulso cristiano che andava irrigidendosi e degenerandosi, allontanandosi sempre più dalla sua origine spirituale.

Alla fine il cristianesimo romano assunse sempre più l’aspetto di una religione gerarchica arimanica di potere aristocratico di cui, da una parte, si formò il clero più alto dalla cui ambizione derivarono durante l’arco dei secoli della storia della Chiesa romana, le famose crociate tra l’XI e il XIII secolo. Inoltre lo sterminio dei catari e dei templari, la guerra dei trent’anni, etc. fino a raggiungere il massimo potere temporale di vita e di morte sul popolo romano tramite l’ultimo papa re Pio IX, che si oppose tenacemente all’unificazione dell’Italia ripristinando persino la pena di morte durante i moti rivoluzionari del 1848, fino alla caduta dello Stato pontificio e la nascita dell’unità d’Italia il 17 marzo del 1861 a Torino. Dall’altra, abbiamo il clero più basso, che non prendeva parte alla politica, ma dedicava il proprio tempo all’elevazione spirituale e alla divulgazione del vangelo, conducendo una vita umile e casta lontano dalla mondanità spirituale dell’alto clero, esortando i monaci alla carità e alla preghiera. Nacquero così correnti di vari ordini monastici dal IV secolo in poi che predicavano mettendo in pratica la vera essenza del cristianesimo tra i poveri e i bisognosi tra i quali, i monaci irlandesi “S. Colombano e S. Gallo, S. Antonio Abate, Bernardo da Chiaravalle. Francesco d’Assisi”, e tanti altri ancora. Anche nel monachesimo femminile vanno annoverate diverse personalità importanti, tra cui S. Scolastica da Norcia, Ildegarda di Bingen, S. Chiara d’Assisi, e altre mistiche che operarono tutte con passione e compassione la vera carità cristiana, divulgando i principi morali del vangelo tra gli umili e gli oppressi; tutti loro agirono da veri cristofori mantenendo vivo l’impulso cristiano quali veri imitatori della croce di Cristo. Se dal basso il monachesimo manteneva vivo l’impulso cristiano nella parte della comunità sociale più povera e afflitta, dall’altra il clero più alto grazie alla conseguenza del concilio costantinopolitano del IX secolo, contribuiva con i suoi dogma attraverso la soppressione delle correnti di movimenti cristiani (che non erano riconosciuti dal potere temporale della Chiesa a causa dell’offuscamento delle forze dell’ostacolo demoniache), a estromettere del tutto il principio spirituale superiore dall’anima umana, che era stato congiunto dal Cristo durante il Battesimo di Gesù di Nazareth nel Giordano, da parte di Giovanni il Battista. Si tratta di ciò che nella scienza dello spirito antroposofica, sono chiamati i principi cosmici dell’uomo superiore9 concessi dalle gerarchie divine spirituali, nelle antiche evoluzioni cosmiche della nostra Terra10, e separatisi appunto dall’uomo durante l’Epoca Iperborea11, prima che Adamo prendesse la via verso l’incarnazione terrestre. In questo modo vennero estromessi i principi stessi della Trinità superiore quale riflesso nell’uomo superiore e cioè, il principio dello Spirito Santo e del Cristo che, sperimentarono l’esperienza della morte e la resurrezione attraverso l’uomo Gesù di Nazareth il messia atteso dalle sacre scritture ebraiche. Per cui la croce, quale simbolo cristiano che aveva in origine il significato glorioso di “vita e redenzione” dello spirito umano attraverso l’unione con lo spirito del Cristo, assunse sempre più nel corso della storia del cattolicesimo romano solo più il significato di un dio-uomo morente, misericordioso e pietoso, che fattosi uomo attraversò l’esperienza della sofferenza e del dolore della crocefissione, quale espiazione dei peccati del mondo e quale impulso dell’amore cosmico e della fratellanza universale umana. Amare la croce quindi, ebbe come significato quello di aiutare gli altri liberandoli in parte con l’aiuto del Cristo, dal loro peso karmico e accogliendo in sé un po’ del dolore del mondo! Questa è stata sempre la via di tutti quegli uomini che animati dall’amore verso il Cristo hanno sacrificato le loro vite per gli altri e, che si sono “santificati” quali veri cristofori e aiutatori dell’Impulso del Cristo e della fratellanza umana che, non si può certamente dire sia stato quello con cui agì l’ex Ministro Salvini, nei riguardi degli extracomunitari e delle navi Ong. L’umanità in questi due millenni ha continuato a crocifiggere il Cristo uccidendo uomini nel Suo nome, come già suaccennato, e ancora oggi continua a farlo col problema degli immigrati cui l’unione europea non è ancora abbastanza unita da risolvere insieme questo problema. Cosicché si creano delle situazioni spiacevoli e disumane nei diversi Stati europei, dove viene a mancare da parte delle istituzioni governative e a volte anche religiose, il buon senso e la solidarietà umana. Così assistiamo a delle azioni deplorevoli dove immigrati in alcune occasioni, sono stati lasciati alcuni mesi fa dall’ex ministro dell’Interno, per diversi giorni in mare su di una nave privata che le fu impedito di attraccare a un nostro porto italiano per una pronta assistenza medica e umanitaria di donne, uomini e bambini. Quest’atteggiamento duro e poco umano nei riguardi degli immigrati e quello offensivo, autoritario e arrogante, assunto dall’ex ministro dell’Interno leghista nei riguardi della capitana Carola Rackete della nave Sea Watch 3, possiamo forse ritenerlo un giusto comportamento morale di chi ha giurato sulla croce del rosario (quale simbolo dell’amore e della sofferenza umana) e che ha affidato la propria vita e la vita dei suoi elettori a Dio, affinché lo aiutasse a sconfiggere i suoi nemici politici e conseguire così la vittoria elettorale del partito sovranista?  (III. Continua).

Sopra: Giardino giapponese

 Collegno, 19 novembre 2019                                                                          Antonio   Coscia

Note Integrative

9       Secondo la scienza dello spirito o antroposofia, l’uomo è un essere duale di cui una parte inferiore costituita da corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io; e una parte superiore ma al momento ancora in germe, cioè non ancora sviluppata che è costituita da Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito. Da circa sette secoli l’Io umano lavora alla trasformazione della sua anima, la quale anch’essa è suddivisa in tre parti, cioè da “anima senziente, anima razionale e anima cosciente”, di cui finora ha sviluppato e perfezionato durante l’epoca egizia, la parte senziente e nell’epoca greca, la parte razionale. Attualmente deve completare il suo ciclo animico con lo sviluppo dell’anima cosciente, che è la parte più vicina e unita in modo incosciente al Sé spirituale, essendo questa appunto della stessa sostanza astrale che terminerà tra circa 1500 anni. Dopodiché l’uomo lavorerà in modo cosciente col suo Io superiore, alla trasformazione parziale del suo corpo astrale in Sé spirituale. Egli riceverà comunque questo principio microcosmico superiore spirituale, quale dono dall’alto del mondo angelico (a coloro che saranno maturi) nel sesto periodo di cultura, cioè alla metà del quarto millennio.

10     Tutta l’evoluzione umana passa attraverso sette stai di coscienza o eoni cosmici, che la scienza antroposofica chiama: “ Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. Di cui tre stati di coscienza o eoni cosmici sono già passati e attualmente siamo nel quarto stato di coscienza, chiamato appunto Terra, dove l’uomo deve perfezionare l’Entità dell’Io nella sua complessa essenzialità di “Vero Io, Io superiore e Io terreno inferiore”. Dopodiché nelle prossime evoluzioni di “Giove, Venere e Vulcano”, perfezionerà la sua natura macrocosmica superiore, cioè: “Il Sé superiore o Manas, il Buddhi o spirito Vitale e l’Uomo spirito o Atma.

11     Continuando la nota 10 sull’evoluzione dell’uomo, va detto che ogni stato di coscienza si suddivide in stati di vita; ogni stato di vita in sette stati di forma che a sua volta, si suddivide in sette Epoche, cioè: “Epoca Polare, Iperborea, Lemurica, Atlantica, quinta Postatlantica, sesta Postatlantica e settima Postatlantica.  Quattro Epoche sono già passate e attualmente siamo oltre la metà della quinta Epoca Postatlantica, cui seguirà la sesta Epoca Postatlantica e in ultimo la settima Epoca Postatlantica, dopodiché la Terra continuerà la sua evoluzione in stato di materia più sottile, ossia in un astrale più perfetto.

Il potere che può obnubilare l’anima II

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“Occorre dire che la vera onestà di un politico, sta nel rispettare soprattutto la laicità dello stato, in quanto espressione del popolo che ne forma la Nazione”.

      Ritornando al motto pronunciato dal Cristo su Cesare, ci riporta a un altro motto pronunciato questa volta da un altissimo iniziato cristiano-rosicruciano vissuto nel secolo scorso, cioè il fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner (1861-1925), il quale in una conferenza tenuta a Zurigo il 17 dicembre 1912, dal titolo “L’Amore e il suo significato nel mondo”, in merito scrive: “L’onnipotenza, l’onnisaggezza non sono le principali qualità della Divinità, bensì l’amore, una qualità che non può essere accresciuta. Dio è ripieno di amore, di puro amore, è per così dire nato dalla sostanza dell’amore … Dio ha trattenuto l’amore, e ha diviso la saggezza con Lucifero [Diavolo] e la potenza con Arimane [Demonio o Satana], affinché l’uomo potesse essere libero, e sotto l’influsso della saggezza proseguire il suo cammino” (pag. 12).

Riflettendo profondamente su queste parole di Rudolf Steiner, possiamo trarre il motto: “Dio ha diviso la “saggezza” con Lucifero e il “potere” con Arimane e ha tenuto per Sé soltanto l’amore”. Naturalmente questo si realizza e va compreso soltanto nell’ambito della vita dell’anima umana, nella quale agiscono queste forze occulte degli spiriti dell’ostacolo e l’Impulso dell’amore del Cristo, di cui Lucifero6 cerca di trarci in alto verso la “Saggezza lunare” e Arimane ci trae in basso nell’ambito del “Potere materiale”, dove in tutte e due i casi mettono alla prova il nostro egoismo che può manifestarsi in modo sfrenato da una parte o dall’altra, quando in noi manca appunto il giusto equilibrio, tramite l’amore del Cristo. Il Cristo si unì alla Terra attraverso l’uomo Gesù di Nazareth7 per introdurre in essa attraverso l’uomo, il vero impulso dell’amore. Egli si spogliò di tutte le Sue facoltà divine di “Potenza e di Saggezza” per unirsi all’uomo, cosicché l’uomo potesse avere in sé il vero impulso dell’amore. Fece questo non perché avesse un debito karmico con la Terra o con gli uomini, ma per puro atto d’amore, avendo Egli sentito il grido di dolore dell’umanità morente provenire dalla Terra. Per questo il vero cristianesimo non può essere annoverato come una dottrina religiosa monoteista similmente alle dottrine antiche quale l’ebraismo o l’islam, o alle altre precristiane pagane, inquantoché il Cristo non venne per guidare o elevare un popolo. Egli non venne per liberare il popolo ebraico dai dominatori romani, offrendo loro una nuova saggezza o un nuovo decalogo come fu per Mosè sul Monte Sinai, quando incontrò Jahvè.8 Ma per dare al popolo ebraico la possibilità di collaborare alla nascita di un nuovo “Impulso” che potesse riversarsi su tutta l’umanità, un impulso che sciogliesse gli uomini dai vecchi legami consanguinei atavici sostituendoli con un impulso cosmico – spirituale di vero amore tra i popoli, alfine di preparare come menzionato, il germe futuro spirituale della nuova fratellanza umana che sarà realizzato alla fine del terzo millennio, cioè nel sesto periodo di cultura futuro chiamato appunto nell’Apocalisse di Giovanni, “Filadelfia”; (Ap 3,7). Il vero cristianesimo pertanto, non è una religione come di solito viene attribuito alla Chiesa cattolica, la quale è solo l’ombra del vero impulso cristiano, giacché è parte di un potere statale, ossia lo Stato del Vaticano con tutti i poteri annessi e connessi da parte di correnti religiose (Gesuiti e l’Opus Dei) che operano dallo sfondo, con mezzi spirituali occulti; (vedi la conferenza di Rudolf Steiner tenuta a Dornach il 2 novembre 1918 e pubblicata nel libro: “Lo studio dei sintomi storici” O.O. 185”). L’amore dunque non ha nulla a che fare né con la saggezza, né con il potere, sia esso sacerdotale, regale o politico, ma si confà solo con quelle virtù umane che esaltano l’atteggiamento altruista e la coscienza morale dell’uomo, quali tra i più importanti: il sacrificio, il perdono e la compassione.

Pertanto il motto antroposofico ci aiuta a capire meglio il significato delle parole del Cristo sul motto di Cesare, laddove Egli rispondendo ai maliziosi e ipocriti farisei, intese loro dire che l’amore di Dio deve essere distinto da qualsiasi potere regale o sacerdotale, quando essi tendono soltanto a soggiogare i popoli e ad asservire l’anima umana per i propri tornaconti egoistici, poiché mentre il potere di Cesare rende schiavi gli ebrei, l’amore del Cristo li rende liberi nell’anima dal maligno e dalla dura legge yahvetica del taglione, vale a dire: “Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita, etc.”; (Levitico 24,19-20).

Dio è amore! E l’amore è quella facoltà spirituale che va da uomo a uomo, cui non ha nulla a che fare col potere di qualsiasi natura, il quale è esercitato invece, come sete di conquista e di dominio sugli altri. Cosicché quest’analisi ci porta a dire che il Cristo non è presente in quegli ambiti sociali cui si manifesti il potere, in quanto Egli vive quale Impulso d’amore cosmico, quando accolto, soltanto nell’anima umana e là dove due o più uomini si uniscono insieme nel Suo nome per alleviare la sofferenza nel mondo e non dove uomini vengono esaltati in un comizio elettorale! Occorre per questo capire che il mondo spirituale non partecipa ai comizi elettorali, ma sono invece presenti le altre divinità dell’ostacolo, i quali partecipano assai volentieri ai programmi politici come vedremo più avanti. Dio lascia ai politici la libertà di agire per il bene del popolo o per il proprio tornaconto egoistico. Sta alla “libertà morale” dei politici agire secondo la loro coscienza e la loro onestà intellettuale, nell’essere cioè onesto verso i loro elettori promettendo soltanto ciò che sono in grado di mantenere nell’ambito delle possibilità giuridiche ed economiche del Paese, senza per questo sconfinare nella sfera religiosa. Purtroppo è diventato una cattiva consuetudine, il promettere qualsiasi cosa pur di accattivarsi il favore delle masse più deboli che seguono senza riflettere come banderuole sballottate da una parte all’altra, secondo le offerenti promesse accompagnate a volte, da gesti religiosi infantili. Occorre qui ricordare che la vera onestà di un politico, sta proprio in quello di rispettare soprattutto la laicità dello stato, in quanto espressione del popolo che ne forma la Nazione. Perciò essendo la Nazione formata dall’insieme di uomini appartenenti a diverse scuole di pensiero filosofiche, scientifiche e religiose, ogni politico dovrebbe esimersi dall‘interferire nella sfera religiosa per fini elettorali, restando sempre nei parametri del proprio potere statale. Pertanto l’ex ministro dell’Interno leghista Matteo Salvini, a conclusione del comizio elettorale tenuto tempo fa a Milano sotto la guglia del Duomo, quale partito sovranista di estrema destra europea, avrebbe dovuto fare a meno di evidenziare dopo il comizio, la corona del rosario e baciare il crocefisso con un’invocazione alla Madonna, dicendo: «Io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria».  Ma qual è il Dio che in quel momento ha potuto accogliere con benevolenza la richiesta dell’ex ministro dell’Interno, in modo che portasse alla vittoria il suo partito sovranista leghista? È facile capirlo se abbiamo afferrato il motto antroposofico: “Dio (Cristo), ha diviso la saggezza con Lucifero (Demonio) e il potere con Arimane (Satana o Mefistofele) e ha tenuto per Sé, soltanto l’amore!”  (II. continua.)

Sopra: Giardino Giapponese

 Collegno 5 novembre 2019                                                                  Antonio Coscia

Note Integrative

6     Lucifero e Arimane sono due entità dell’ostacolo rimaste indietro durante la loro evoluzione umana, di cui: «Lucifero appartiene alla gerarchia degli Angeli rimasti indietro durante il terzo stato di coscienza dell’evoluzione umana, sull’antica Luna; e Arimane, che appartiene alla gerarchia degli Arcangeli rimasti indietro durante il secondo stato di coscienza dell’evoluzione umana, sull’antico Sole». Il Cristo durante la nostra quarta evoluzione cosmica terrestre, ha redento Lucifero durante la crocifissione sul Golgotha, che rappresentava il ladrone di destra, ossia Dismas, che la Chiesa ne ha fatto un Santo, cioè S. Dismas; Arimane il Cristo ha potuto solo tenerlo a bada in quanto l’uomo ha ancora bisogno di questo spirito dell’ostacolo.

7     Dietro l’uomo Gesù di Nazareth, si cela un profondo mistero in parte svelato dagli stessi evangelisti Matteo e Luca, seppur in un modo un po’ velato, laddove nella genealogia, Matteo fa discendere Gesù dal patriarca Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni da Davide in giù, iniziando dal figlio re Salomone, attribuendo così a Gesù una discendenza regale. Se poniamo bene attenzione a ciò che racconta Matteo sulla nascita di Gesù, egli dice che nasce in una casa di Betlemme, dove è visitato da altissimi sapienti, cioè dei “Magi” venuti apposta dall’Oriente per offrirgli dei doni, in quanto secondo Rudolf Steiner, riconoscono nel bambino il loro antico Maestro persiano, dietro di cui si cela l’antichissimo sapiente Zarathustra (risalente a circa 5000 anni a, C.) fondatore della religione persiana. In questo bambino Gesù che nasce in una casa di Betlemme da genitori di nome Giuseppe e Maria discendenti dal re Davide, s’incarna appunto l’antichissimo iniziato cristiano solare Zarathustra, uno dei più alti discepoli del Cristo. Egli era già un alto iniziato solare negli antichi misteri degli oracoli atlantici, giacché fu iniziato dal grande Manu divino Melchisedec (Noè biblico), dal quale venne preparato per guidare nel secondo periodo di cultura postatlantico (circa 5067 a.C.) il popolo persiano nei misteri della “Luce” di Ahura Mazdā, il Dio del Sole e in quelli dello spirito delle tenebre, “Angra Mainyu” o Ahriman (Arimane). Inoltre Zarathustra, si era talmente elevato attraverso diverse vite terrene da accogliere in sé la più alta saggezza proveniente dall’antica sede di Atlantide, da essere il primo uomo: «… a innalzarsi a un nuovo grado superiore e divenendo il primo uomo terrestre in grado di conseguire un’iniziazione dalle forze del periodo postatlantico. Di conseguenza Zarathustra iniziò per la prima volta nell’evoluzione terrestre a rivelare l’elevata saggezza soprasensibile e le pure conoscenze chiaroveggenti dei mondi spirituali, non solo in forma d’immaginazioni (come avveniva prima di lui) bensì ora anche in forma di pensieri e concetti umani, da cui più tardi sulla terra emerse ciò che oggi chiamiamo “scienza”» (Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” pag.80).

Pertanto Zarathustra aveva purificato e perfezionato talmente i suoi involucri terrestri da sacrificarli ai suoi due discepoli, cioè a Ermete Trismegisto e a Mosè, dove al primo sacrificò il suo corpo astrale da cui venne sviluppandosi la civiltà egizia e al secondo il suo corpo eterico da cui ne derivò la civiltà ebraica. Altri discepoli di Zarathustra furono il grande maestro Pitagora, Daniele il saggio ebreo e Ciro il Grande, che secondo un’intuizione di Sergej O. Prokofieff, sono i tre re Magi che offrono oro, incenso e mirra, al bambino Gesù nato nella casa di Betlemme di Giudea, ove s’incarna il loro maestro Zarathustra (Astro d’oro) i cui genitori Maria e Giuseppe, sono discendenti della stirpe di Davide. Zarathustra era stato preparato dal Manu divino Melchisedec, per una più alta missione, ossia sacrificare il suo corpo fisico e il suo Io, all’Altissimo Dio solare affinché fosse possibile salvare l’umanità tramite il compimento dell’evento del Golgotha. Per questo fu necessario che nascesse un altro bambino che avesse in sé la purezza virginea originaria delle forze formatrici eteriche e, quale immagine divina non contaminata dal peccato originale, ossia il figlio di Dio o l’Archetipo divino creato a immagine di Yahve; vale a dire la pura immagine di Adamo che fu preservata e protetta dalla tentazione di Lucifero (il Serpente biblico). Questo bambino archetipico che possiamo pensare come una parte di pura immagine virginea gemella, sottratta ad Adamo prima del peccato originale, nasce poco più tardi per la prima volta in un corpo fisico anch’egli a Betlemme di Giudea, i cui genitori anch’essi di nome Maria e Giuseppe nativi della città di Nazareth e discendenti della stirpe di Davide, cui al bambino assegnano il nome Gesù.

Per distinguere i due bambini chiameremo Gesù-Zarathustra il bambino cui parla il vangelo di Matteo, la cui discendenza appartiene alla corrente “regale”, giacché discendente dal re Salomone. Mentre il bambino del vangelo di Luca che nasce secondo Rudolf Steiner poco tempo dopo nel mese di dicembre (in tempi antichissimi le nascite erano dirette dagli Dei, cui la procreazione avveniva in Primavera e di conseguenza i bambini nascevano in inverno, a dicembre appunto), lo chiameremo Gesù di Nazareth, il quale appartiene alla corrente “sacerdotale” poiché la sua ascendenza risale fino al sacerdote Natan e in ultimo a Dio stesso. L’evangelista Luca racconta che Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento, per cui Maria essendo gravida, viene presa dalle doglie e partorisce il bambino nella stalla adiacente all’albergo cui non avevano trovato posto e dove appunto, è visitato dalla gente semplice del luogo che Luca, menziona come i “pastori” che vengono avvertiti e illuminati dall’Angelo o “Nirmanakaya” (Sé superiore) del Buddha. Dopo passati i giorni di purificazione di Maria, i genitori fanno ritorno col bambino nella loro tranquilla città di Nazareth, nella comunità essena situata sulle alture della Galilea. Mentre l’altra famiglia cui nasce Gesù-Zarathustra, Matteo racconta che hanno dovuto fuggire in Egitto in quanto l’Angelo aveva avvisato o ispirato Giuseppe, che Erode voleva uccidere il bambino. Quando poco dopo Erode muore, l’Angelo ispira nuovamente Giuseppe a ritornare in Giudea, giacché il bambino non è più in pericolo. Giuseppe però, non ritorna a Betlemme ma si reca a Nazareth, dove incontra e stringe amicizia con l’altra famiglia di Gesù di Nazareth, cui tra loro si stabilisce uno stretto legame profondo di cordialità e affetto e in modo particolare, tra i due bambini Gesù che insieme diventano preadolescenti fino all’età di dodici anni, cioè fino a quando l’Io superiore del bambino Gesù-Zarathustra del vangelo di Matteo, si unisce all’Io e all’anima del suo amico Gesù di Nazareth del vangelo di Luca. Nel bambino Gesù di Nazareth, Zarathustra lavorò alla trasformazione dei suoi involucri animici in modo da prepararlo ad accogliere l’Altissimo Dio solare, per cui inizia a trasformare nei primi sei anni cioè dai 12 ai 18 anni il corpo senziente, dai 18 ai 24 anni l’anima senziente e dai 24 ai 30 anni l’anima razionale; egli non riesce a sviluppare l’anima cosciente la quale viene trasformata dal Cristo che, trasforma poi nei tre anni di permanenza in Gesù di Nazareth, anche le altre parti animiche interiori in arti animici superiori.

Se riflettiamo attentamente su questi due aspetti dei due evangelisti che apparentemente contrastano genealogicamente tra loro, in quanto a tutta prima ci danno due genealogie quasi completamente diverse, ma che si conciliano e chiariscono se consideriamo la profezia del profeta Zaccaria. Allora questa storia cosmica-umana, ci appare come la realizzazione veterotestamentaria della profezia zaccariana dei paragrafi (Zc 4; 6;), in cui l’Angelo spiega a Zaccaria la profezia dei “due olivi e delle sette lucerne”, laddove Egli dice che i due ulivi sono i due consacrati (il messia della corrente sacerdotale e quello della corrente regale) che insieme, ricostruiranno in perfetta unità e armonia il Tempio del Signore. Il Tempio ha sempre avuto il significato di “luogo purificato”, del corpo, dove il Dio può dimorare spiritualmente, in modo da manifestarsi attraverso la “Parola” o “Verbo”; in questo caso si vuole indicare la venuta di un nuovo re-sacerdote simile a Melchisedec, che iniziò Abramo nei misteri del “pane e del vino”, ossia nel preparare attraverso il popolo ebraico, gli involucri umani del Cristo. Quei puri involucri che saranno offerti al Cristo da Gesù di Nazareth, dopo il sacrificio di Zarathustra, ossia dopo essere uscito da quegli involucri e partecipando dal mondo spirituale all’evento del Golgotha, cui poco tempo dopo Egli s’incarnò con alcuni dei suoi discepoli in Giappone e in altre zone dell’Oriente come “Maestro Gesù”. Da allora ogni cento anni Egli è presente sulla Terra; e nei luoghi santi della Palestina in cui si festeggia il Natale o la Pasqua, là Egli è sempre presente, sia che dimori nei mondi spirituali, sia che sia presente sulla Terra.

Sono dei misteri molto complessi da spiegare e, a volte … anche da saper accogliere e accettare, cui solo un chiaroveggente può prenderne visione in modo diretto, dalla memoria cosmica o “Akasha”. Per cui in questa nota possiamo ancora sintetizzare dicendo che, dopo l’uscita a dodici anni dell’Io superiore di Zarathustra dal bambino nato nella casa di Betlemme, che subito dopo muore, egli unì la sua saggezza terrena accolta per migliaia di anni nelle sue diverse incarnazioni, con l’infinito amore e purezza dell’altro bambino dodicenne Gesù di Nazareth. Pertanto dopo aver elaborato e preparato per diciotto anni in modo adeguato la corporeità fisica e animica di Gesù di Nazareth (che aveva sì un Io, ma senza alcuna esperienza terrena, per cui era come una sfera vuota), compì il secondo sacrificio all’età di trent’anni, lasciando di nuovo quella corporeità fisica durante il Battesimo del Giordano da parte di Giovanni Battista, affinché potesse incorporarsi l’Altissimo Spirito del Sole, il Cristo cosmico, il Pleroma dei sei Elohim solari. Cosicché potesse compiersi e realizzarsi l’evento del Golgotha per la salvezza dei quattro arti umani dell’uomo, vale a dire il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io umano; inoltre diede un impulso spirituale a tutta l’umanità, affinché la Terra possa un giorno divenire un nuovo Sole.

8      Jahvè è una potente Entità divina appartenente alla gerarchia spirituale che la scienza dello spirito o antroposofia chiama Spiriti della Forma, (Potestà, Exusiai), nella terminologia ebraica sono conosciuti come Elohim, ossia “le divinità), i quali nella traduzione italiana moderna della Bibbia, sono menzionati al singolare col nome di Dio. L’Entità divina di Yahvè appartiene in modo particolare al consesso divino dei sette Elohim solari, ossia i creatori biblici di cui Egli forma per così dire, il centro della loro unità settemplice. Facendo un paragone con l’entità settemplice dell’uomo, cui sappiamo costituito da: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito, dobbiamo in questo caso pensare che l’Io umano è la parte centrale dell’unità settemplice dell’uomo. Allo stesso modo dobbiamo pensare questa suddivisione articolata nei sette Elohim di cui Yahvè è per così dire il loro centro, è “l’Io Sono” per eccellenza della gerarchia degli Spiriti della Forma o Elohim cui si manifestò a Mosè nel roveto ardente (ossia nel mondo elementare “astrale” adiacente alla terra) affinché guidasse il popolo ebraico fuori dall’Egitto. Quando l’Entità del Cristo insieme al Sole, si separarono alla fine dell’Epoca Iperborea dall’insieme della massa lunare e terrestre (cui la Terra e la Luna non si erano ancora solidificate e l’uomo era ancora allo stato animale, molto dissimile comunque dall’animale attuale), le Entità lunari cominciarono a creare molta difficoltà all’evoluzione umana, la quale era più rapida degli spiriti angelici lunari che al contrario, avevano un’evoluzione molto più lenta che tendeva a indurire, a mummificare la materia cosmica. Ciò fece sì che Yahve lasciasse il Sole sacrificando la sua dimora solare per salvare la Terra e gli uomini dall’indurimento dei loro corpi animici dalle forze lunari angeliche che avevano delle forze astrali più basse, non essendo riusciti a purificarle nell’eone precedente chiamato “antica Luna”. Per questo fu necessario che Yahve assumesse il compito di separare la Luna dalla Terra, in modo che regnasse il perfetto equilibrio evolutivo, tra le tre forze cosmiche dei tre pianeti celesti: Sole, Terra e Luna. Egli sacrificò perciò la Sua natura spirituale di Elohim solare per trasferirsi sulla Luna (s’intende tutta la parte oscura spirituale che circonda la Luna fisica), per adempiere anche a un altro scopo importante, cioè quello di contrastare le forze di Lucifero agenti dal Sole, che si manifestano nelle venature dorate terrestri; per questo l’oro è sempre stato motivo di contrasto luciferico nell’avidità umana. Inoltre Egli ha il compito di contrastare attraverso la luna fisica, l’influsso negativo che opera dall’ottava sfera, come una specie di luna astrale la cui circonferenza è collocata sul centro della nostra Terra e dietro di cui, agiscono Lucifero e Arimane quali servi della bestia apocalittica “Sorat” l’anticristo solare. Yahve è un grande servitore del Cristo e quando l’uomo sarà arrivato quasi alla sua meta nel sesto stato di coscienza o eone cosmico di Venere e si formerà il fatidico numero d’evoluzione 666, la Terra allora sarà trasformata in un nuovo Sole che si unirà definitivamente con il Sole centrale, e a quel punto anche Yahve si riunirà di nuovo con i Suoi sei fratelli o Elohim solari, verso mondi più elevati dello spirito. Yahve ha comunque ancora un compito importante, quello di riunire di nuovo la Luna alla Terra verso la metà del settimo periodo di cultura, ossia tra circa 7000 anni, quando alla fine l’umanità distruggerà se stessa con la guerra di tutti contro tutti. Dopodiché i superstiti quelli che avranno superato la catastrofe umana insieme al Cristo cosmico, traghetteranno nella sesta Epoca Postatlantica che durerà circa 15000 anni, attraversando di nuovo sette periodi di cultura prima di arrivare a una nuova catastrofe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù, Cristo Gesù e il Cristo

 

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«Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).

       La teologia cattolica-cristiana così come la maggior parte delle persone che la seguono, credono che Gesù, Cristo Gesù e il Cristo, siano tre aspetti della stessa Entità divina che chiamiamo Dio Cristo, (cioè la seconda Persona della Trinità divina universale cui l’esoterismo cristiano riconosce quale manifestazione divina del “Dio Figlio”) e che si sia incarnato come uomo attraverso la nascita virginale di Maria, la quale concepì Gesù attraverso l’intervento divino dello Spirito Santo quale mediatore di Dio Padre, e che per questo egli è chiamato il Figlio di Dio, il “Messia” tanto atteso dalle scritture del profetismo ebraico. Nelle prime pagine del Vangelo di Luca difatti è scritto: «L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città chiamata Nàzaret, a una vergine che si chiamava Maria [alla quale disse] … Lo Spirito Santo scenderà su di te e stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Luca 1,26-34).

 La Scienza dello Spirito o antroposofia distingue invece, questi tre aspetti appartenenti a Entità divine superiori diverse che si compenetrano rispettivamente per tre anni (dall’anno 30-33 d.C.) sul piano umano e spirituale-divino nell’uomo Gesù di Nazareth. Innanzitutto dietro la Personalità umana di Gesù di Nazareth si cela un mistero che ci viene in parte svelato dai due evangelisti Matteo e Luca, dove la nascita e l’albero genealogico di Gesù viene descritta in modo diverso dai due evangelisti biblici. Se leggiamo attentamente le prime pagine del Vangelo di Matteo, vediamo che egli fa discendere Gesù dal capostipite Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni dove da Davide in poi, fino a Giuseppe, è menzionato una discendenza regale. Poi Matteo descrive la nascita di Gesù dicendo che nasce a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, da una coppia nativa di Betlemme e discendente del re Davide. Egli menziona poi alcuni Magi provenienti dall’Oriente che lo cercano seguendo una stella, la quale si posa appunto sopra una casa di Betlemme, dove essi entrano e prosternandosi davanti al bambino gli offrono in dono “oro, incenso e mirra”. Infine egli menziona la fuga in Egitto in modo da sfuggire alla strage degli innocenti voluta da Erode, per la paura che potesse usurpare il suo trono in quanto le antiche profezie ebraiche, indicano nel bambino di Betlemme, il futuro re-sacerdote che detronizzerà tutti i re del mondo.

Chi è questo bambino tanto temuto dal re Erode e che i Magi d’Oriente venerano con tanta fedeltà, da venire da luoghi tanto lontani da Betlemme? Rudolf Steiner ci svela che dietro il bambino Gesù del Vangelo di Matteo si celi l’altissimo iniziato solare Zarathustra, cioè il fondatore della religione e della cultura persiana risalente a circa 7000 anni fa. Nel vangelo di Luca abbiamo invece un altro bambino che nasce diversi mesi più tardi da una coppia di genitori di Nazareth, appartenenti a una colonia essena che in vista del censimento si recano a Betlemme dove trovano posto in una stalla adiacente alla locanda, dove Maria viene colta dalle doglie e partorisce il bambino a cui daranno il nome Gesù, secondo le indicazioni ricevute dall’Arcangelo Gabriele. Perché dunque Luca non menziona la visita dei magi ma soltanto quella dei pastori che vengono avvisati da un Angelo della nascita del bambino? Chi è questo bambino che nasce dai genitori di Nazareth?

Qui di nuovo Rudolf Steiner quale altissimo iniziato chiaroveggente, ci rivela che dietro la Personalità di questo bambino si cela l’anima archetipica dell’umanità, cioè quella parte virginale che fu tolta dagli Dei creatori ad Adamo prima che questi venisse tentato da Lucifero, (l’immagine del serpente del Paradiso). Ciò è avallato dalla genealogia di Luca che asserisce che il bambino risale fino ad Abramo, da questi ad Adamo e infine da Dio stesso. Egli è dunque il figlio divino creato da Jahve-Elohim, trattenuto e protetto nella sfera solare da uno dei più potenti Arcangeli servitore di Jahve e che per la prima volta s’incarna sulla Terra attraverso una coppia di genitori di Nazareth Maria e Giuseppe, discendenti della stirpe di Davide. Intanto la famiglia del Gesù del Vangelo di Matteo che era fuggita in Egitto per sfuggire al re Erode, non fece più ritorno a Betlemme ma poco dopo si recò a Nazareth nella colonia essena, dove le due famiglie si legarono strettamente amichevolmente e i due bambini vissero insieme fino all’età di dodici anni, vale a dire fino a quando il Gesù-Zarathustra muore legandosi intimamente all’anima di Gesù di Nazareth. Rudolf Steiner tramite la memoria akashica, racconta che a un certo punto all’età di dodici anni, il bambino della coppia di genitori del Vangelo di Matteo, ossia Gesù-Zarathustra muore, e l’Entelechia o l’Io superiore di Zarathustra si unisce all’Io di Gesù di Nazareth, dove inizia a elaborare la sua anima, cominciando a perfezionare il corpo astrale, l’anima senziente e l’anima razionale, non riuscendo a completare del tutto il perfezionamento dell’Io inferiore, perché dovette abbandonare di nuovo quel corpo all’età di 30 anni, durante il Battesimo nel Giordano. Questo fatto è nascosto dal Vangelo di Luca, dove i genitori di Gesù recandosi a Gerusalemme per la festa della Pasqua, dimenticarono il bambino ritrovandolo poi dopo tre giorni, nel Tempio, a discorrere con i “Dottori della Legge”. Nel “Quinto Vangelo” antroposofico, O.O. 148, Rudolf Steiner ci rivela che Zarathustra arrivato al compimento del trentesimo anno, ossia dopo aver perfezionato l’anima razionale, si sacrificò di nuovo uscendo dall’involucro animico di Gesù di Nazareth, lasciando che s’incorporasse il Dio solare, cioè il Cristo. Dopo questa esperienza umana-divina Zarathustra cambiò il suo nome in Maestro Gesù, come viene conosciuto oggi nell’esoterismo cristiano. L’anima adamitica dopo aver vissuto come Cristoforo del Cristo sulla croce del Golgotha, è divenuto oggi la luce astrale divina che avvolge il Cristo e che chiamiamo appunto “Cristo Gesù”.

Dietro il nome del Cristo invece, si cela un’Entità elevatissima cui non possiamo afferrarla col nostro pensiero concettuale astratto, ma soltanto attraverso la sua manifestazione più bassa cui oggi appare nel mondo astrale adiacente alla Terra, nel Suo corpo eterico. Innanzitutto il vero e unico nome del Cristo secondo la concezione antroposofica, è “Io Sono l’Io Sono”; il nome Cristo deriva dal greco e significa “Messia” che nel profetismo ebraico antico, aveva il significato di “Unto”, ed esprimeva il compimento della profezia messianica, cioè di colui che era atteso a governare il mondo secondo l’antico potere regale e sacerdotale di Melchisedec. Pertanto se abbiamo afferrato il significato dei due Gesù di cui uno è portatore della linea regale secondo Matteo, e l’altro della linea sacerdotale secondo Luca, dobbiamo riconoscere il Messia quale unione dei due Gesù che diventano cristofori dell’Altissima divinità del Sole, cioè l’Io Sono l’Io Sono che s’incorporò negli involucri animici-corporeo di Gesù di Nazareth, tramite il Battesimo nel Giordano effettuato da Giovanni il Battista, prima nel corpo astrale, poi nel corpo eterico e infine nel Getsemani nel corpo fisico di Gesù di Nazareth. La compenetrazione del Cristo in Gesù avvenne nell’arco di tre anni, durante i quali il Cristo non solo salvò ma trasformò i tre arti umani inferiori di Gesù nei tre arti spirituali divini superiori, cioè il corpo astrale in Sé spirituale, il corpo eterico nello spirito Vitale e il corpo fisico nell’Uomo spirito. Inoltre salvò l’Io inferiore dell’uomo dall’eccessivo egoismo luciferico che lo avrebbe inesorabilmente terrestrizzato, dando la possibilità alla coscienza dell’Io di superare la seconda morte nel regno dei morti, salendo attraverso le sfere planetarie con la coscienza desta fino alla “Mezzanotte cosmica”, per poi ri-discendere verso una nuova incarnazione terrena, attraverso il risveglio dello Spirito Santo; ciò ebbe come premessa che l’uomo può portare il ricordo della coscienza dell’Io terreno oltre la morte, divenendo in tal modo eterno!

L’azione divina compiuta dal Cristo sull’uomo di Nazareth due millenni or sono, non avrebbe potuto compierla nessuna divinità gerarchica, soltanto il Cristo poteva farlo, inquantoché Egli è un Essere che abbraccia tutte le gerarchie spirituali del nostro sistema planetario e stellare, pertanto possiamo afferrarlo col nostro pensiero intellettuale solo attraverso la conoscenza che c’è data dalla dottrina o rivelazione dei Bodhisattva, e da ciò che possiamo apprendere dalla conoscenza esoterica dei grandi iniziati cristiani-rosacruciani che operano tramite le loro scuole di pensiero in tutto il mondo. Una di queste, la Scienza antroposofica, quale via rosacruciana moderna, ci rivela che il Cristo è una manifestazione della Trinità universale, la quale “emanò” dal Suo Essere un “Pensiero Divino”, (Meraviglie del creato … O.O.129, pag.156), ossia generò un “Io Universale” avente in sé le stesse facoltà divine della Divinità Trina. Questo Io divino universale reale fu mandato sulla Terra, avendo Dio Padre sentito il grido di dolore proveniente dall’umanità morente e, affinché questo Io supremo potesse incorporarsi nell’uomo Gesù di Nazareth, occorse un processo per la Sua discesa alquanto delicato e complesso, dove fu necessaria la partecipazione di diverse Entità spirituali appartenenti a tutti e tre i rami gerarchici e in modo particolare, a elevati uomini iniziati e Profeti ebraici che preparassero un corpo fisico e un anima adeguata, per accogliere l’altissimo “Spirito Divino del Sole”. Cosicché questo Dio universale iniziò, la Sua discesa dal mondo del logos o della “Parola Cosmica”, unendosi prima con la prima gerarchia come “Io universale stellare” ove per modo di dire si spogliò, delle forze macrocosmiche del “Dio Padre” per unirsi in un secondo tempo come “Io Cosmico planetario” alla seconda gerarchia, quale espressione delle forze planetarie del Dio Figlio. Qui Egli si unì agli Spiriti della Saggezza e di conseguenza alla parte più alta della Divina Sofia, dopodiché passando attraverso la sfera degli Spiriti del Movimento (Dynameis) si unì ai sei Elohim solari o Spiriti della Forma, manifestandosi come “Aura Mazdao” a Zarathustra. Nella Sua ulteriore discesa verso la Terra, il Cristo entrò nella sfera lunare degli Arcangeli manifestandosi ai diversi popoli della Terra come: “Apollo, Osiride, Mitra, Baldur” etc. e infine, attraverso l’Arcangelo Michele come volto di Jahve o Jehovah, il Dio cosmico lunare degli Ebrei, dove in un secondo tempo si manifestò a Mosè, nel roveto ardente (nel mondo elementare) come “Io Sono l’Io Sono”, liberando gli Ebrei dalla schiavitù del Faraone d’Egitto. Quando il popolo ebraico fu in grado di preparare il corpo adeguato (corpo fisico) con l’aiuto dei due altissimi discepoli del Cristo, cioè Zarathustra e il Buddha Gotama, i tempi furono maturi affinché si realizzasse la promessa di Jahve a Mosè, ossia l’evento del Golgotha, il “Tempo dei Tempi”, con la discesa dell’Io Sono l’Io Sono, nell’involucro umano di Gesù di Nazareth, il figlio di Jahve, ossia il nuovo Adamo che chiamiamo appunto il Cristo Gesù.

1)  Dobbiamo pertanto imparare a distinguere che dietro Gesù di Nazareth, si cela l’altissimo discepolo solare del Cristo, ovverosia Zarathustra che dopo l’evento del Golgotha ha assunto il nome di “Maestro Gesù”.

2)   Che dietro il nuovo Adamo si cela l’archetipo originario virgineo, l’Io superiore dell’umanità, vale a dire il figlio divino di Jahve-Elohim che chiamiamo il Cristo Gesù”.

3)   Infine il Logos solare, la Parola Cosmica, il Verbo Creatore del principio, l’Io Sono l’Io Sono, cui si fece carne e abitò in mezzo a noi, che dobbiamo prendere coscienza che è vicino a noi giacché è diventato lo Spirito della Terra e che, è quel principio spirituale che vive in ogni uomo come “coscienza del Cristo”, di cui ognuno deve risvegliare accogliendo con consapevolezza l’Impulso del Cristo scaturito dal Golgotha, cosicché possiamo anche noi pronunciare il motto paolino: “Non io, ma il Cristo in me”.

 Collegno, 27 ottobre 2019                               Antonio Coscia

Epoca dei Pesci o dell’Acquario? VI

GuidoReni_MichaelDefeatsSatan

Oh uomo!

Tu lo conformi al tuo servizio,

tu lo usi nel suo valore materiale

in molte tue opere.

Ma ti sarà salutare soltanto

Quando ti si manifesterà

L’alta potenza del suo spirito.

Rudolf Steiner   O.O. 229 – Dornach, 5 ottobre 1923

      Dopo questa necessaria digressione vogliamo ora riallacciarci al tema iniziale sulla domanda che ci siamo posti all’inizio del nostro tema, ossia nella nostra epoca o meglio nel nostro quinto periodo di cultura, sotto quale costellazione il Sole sorge nell’equinozio di Primavera? Se andiamo indietro nell’ultimo periodo in cui avvenne la scomparsa del continente di Atlantide o se vogliamo del “Diluvio Universale”, dobbiamo collocarlo alla fine del settimo periodo della quarta Epoca in cui il Sole nasceva ancora nella costellazione del Leone. Perciò all’inizio del primo periodo della nostra quinta Epoca in cui Noè scese sulla Terra asciutta, è chiamato dalla Scienza dello Spirito “periodo Paleo Indiano”, laddove il Sole nell’equinozio di Primavera, sorgeva nella costellazione del Cancro. Passati 2160 anni entrammo nel secondo periodo di cultura il “Paleo Persiano”, sotto il segno della costellazione dei Gemelli. Dopo lo stesso tempo, entrammo nel terzo periodo di cultura egizio-caldaico-ebraico, sotto la costellazione del Toro dove l’umanità sviluppò e perfezionò l’anima senziente. Infine nel quarto periodo di cultura greco-romano, che ebbe inizio nel 747 a.C. con lo sviluppo dell’anima razionale che terminò come suaccennato nel 1413 sotto il segno dell’Ariete, a cui seguì il nostro quinto periodo di cultura chiamato anglo-germanico, in concomitanza dello sviluppo dell’anima cosciente, quando il Sole nasceva durante l’equinozio di Primavera, in direzione della costellazione dei Pesci1. La parte dunque dell’anima che dobbiamo sviluppare e perfezionare nell’arco di 2160 anni nel nostro quinto periodo di cultura e che è collocato sotto il segno dei Pesci, è quella parte animica ancora incosciente cui dobbiamo risvegliare e che è strettamente congiunta all’anima superiore o Sé spirituale, cioè quella che abbiamo chiamato anima cosciente. Oggi, diversamente dai misteri antichi in cui il discepolo veniva scelto dal Maestro diventando così completamente dipendente dalla sua volontà, nella via esoterica moderna ogni uomo di buona volontà può diventare discepolo di Rudolf Steiner e di Anthropos-Sophia, senza che la sua volontà venga violata ma assolutamente rispettata, lasciando al discepolo la libertà morale di agire nel modo giusto o sbagliato. In questo modo ha la possibilità di rendere più celere il suo sviluppo spirituale tramite le indicazioni della Scienza antroposofica, vale a dire di potersi elevare animicamente e moralmente con l’aiuto del Cristo, a quello stato di coscienza superiore menzionato, in cui può unirsi alla sua immagine o Sé superiore da cui fu separato durante l’Epoca Lemurica, a causa di Lucifero. La caratteristica peculiare dello sviluppo dell’anima cosciente, è proprio quello di portare al massimo sviluppo la volontà umana unita allo sviluppo del pensiero e del sentimento profondo, cui vanno purificati ed elevati in modo da raggiungere un perfetto equilibrio animico-spirituale, che potrà essere realizzato solo attraverso l’Impulso del Cristo. Abbiamo già spiegato nella nota 2 degli articoli precedenti che cos’è l’anima cosciente, per cui vogliamo qui riepilogare sintetizzando di nuovo il concetto, dicendo che: l’anima cosciente o anima dell’intelletto, è la quintessenza dell’anima umana attraverso cui l’io umano esprime quella parte più essenziale di sé come volontà umana, tramite cui l’io terreno completamente risvegliato può, autoconoscersi e afferrarsi attraverso il pensiero intellettivo profondo divenuto cosciente – immaginativo, come un Io autonomo e libero, cui è congiunto a un essere a lui superiore o “Io superiore”2 divino che l’ha sempre guidato. Si può ancora per meglio dire esprimere il concetto in modo diverso nell’affermare che, l’uomo (l’Io inferiore) grazie alla purificazione (catarsi) ed elevazione cosciente di una parte del suo corpo astrale (anima cosciente), può auto-conoscere in sé un entità reale divina cui è strettamente unito e che chiamiamo anima superiore o Sé spirituale che, a sua volta è congiunta e opera attraverso di lei un “Io” superiore reale che ha sempre ispirato e diretto l’uomo inferiore in modo nascosto, guidandolo in tutte quelle azioni di destino doloroso che conosciamo come “karma” umano.

L’uomo normalmente può arrivare a questa meta entro l’arco di 1500 anni circa, vale a dire alla possibilità di divinizzarsi, cui potranno sembrare molti anni, ma in realtà non sono poi tanti, inquantoché occorre moltissimo tempo a cambiare i nostri atteggiamenti negativi animici e in modo particolare il nostro carattere volitivo disceso troppo in basso nell’egoismo materiale. Per cui, occorreranno delle forze morali non indifferenti per ri-salire in alto verso lo spirituale, senza peraltro passare attraverso delle prove animiche dolorose sia sul piano fisico, sia su quello spirituale che di solito, ne faremmo volentieri a meno. E occorre qui far presente che attualmente siamo sotto la protezione e guida dell’Arcangelo Michele, cui ci lascia pianamente liberi di decidere della nostra vita, non interferendo affatto sulla nostra volontà, come invece agiscono diversamente gli altri Arcangeli guida. Egli attende in silenzio che ci apriamo verso l’alto per prendere la Sua mano tesa verso di noi e gli apriamo il nostro cuore, cosicché possa prendere posto dentro di noi dandoci così quella forza di sradicare la paura e il timore di un incerto futuro. Imparando così a saper vivere con coraggio nel nostro quinto periodo, con la fiducia sempre presente che Egli è con noi e che dal mondo spirituale ci guida verso l’incontro col Cristo eterico. Se l’umanità si risveglia e va incontro all’Arcangelo Michele allora potrà arrivare a sviluppare l’anima cosciente prima che termini la Sua epoca iniziata nel 1879 e terminerà circa nel 2200 o anche un po’ più oltre, subentrando al Suo posto l’Arcangelo di Saturno “Orifiele”. Con l’Arcangelo Orifiele le cose andranno diversamente, in quanto l’evoluzione dell’anima cosciente sarà arrivata a circa metà della sua espansione, e perciò comincerà ad assumere un aspetto centripeto discendente, per cui non avendo più a disposizione le forze micheliane dell’intelligenza cosmica, né la libertà di pensiero concessa da Michele, il suo sviluppo diventerà sempre più difficile col passare del tempo. Oggi grazie appunto alla conoscenza che ci offre l’Antroposofia, dove affluiscono le forze di Michele quale spirito diurno in quanto è diventato il “volto del Cristo”, abbiamo la possibilità come menzionato di accelerare lo sviluppo dell’anima cosciente, giacché dopo la data sopracitata, Michele sarà appunto sostituito dall’Arcangelo Orifiele che diversamente da Michele, agirà nell’ambito dello sviluppo evolutivo umano in modo alquanto rigoroso. Pertanto quegli uomini (per uomini è inteso l’umanità) che seguano lo sviluppo evolutivo normale, cui non hanno ancora avuto modo di risvegliarsi spiritualmente, vale a dire che non hanno ancora avuto modo di compenetrarsi della conoscenza dell’Altissimo Spirito solare del Cristo, né quindi abbiano ancora accolto l’Impulso del Cristo, potranno avere un’enorme difficoltà in questa vita sia in quella futura, di sviluppare nel modo giusto (cioè non in senso luciferico) l’anima cosciente e tantomeno avere la possibilità d’incontrare il Cristo eterico in questa vita o dopo la morte. Dovranno per questo attendere di avere la possibilità in una prossima incarnazione di avvicinarsi alla Scienza dello Spirito o antroposofia, o come dice Rudolf Steiner, avere oggi l‘opportunità di conoscere degli amici antroposofi dai quali potranno avere dopo la morte, l’occasione di conoscere i contenuti spirituali antroposofici che non hanno accolto sulla Terra, cosicché nella vita futura nasceranno già con l’anelito d’incontrare la Scienza antroposofica e avere la possibilità, di recuperare il tempo perduto in questa incarnazione.

Ritornando ora alla domanda che ci siamo posti all’inizio di questo articolo, possiamo pertanto cercare di dimostrare attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, l’era o la costellazione in cui ci trovavamo quest’anno durante l’equinozio di Primavera, se il pensiero intellettuale moderno può accogliere con fiducia e senza alcun pregiudizio, le parole di uno dei più alti iniziati chiaroveggenti del secolo scorso, cioè Rudolf Steiner. Il quale secondo alcune indicazioni confermate anche da parte di uno dei suoi più evoluti e fedeli discepoli, cioè Sergej O. Prokofieff, di essere (e staremo ancora per molto tempo) nell’epoca dei Pesci, il cui inizio è fatto risalire come già citato nell’anno 1413, cioè in concomitanza appunto con la nascita e sviluppo dell’anima cosciente. Si può arrivare a questa conclusione da una domanda fatta a Rudolf Steiner alla fine di una conferenza tenuta a Dornach in Svizzera, il 24 settembre 1924, dove egli risponde così:

  «Ed ora calcoliamo (all’incirca lo possiamo) quanti giorni l’uomo viva sulla terra. Consideriamo, per semplicità, che l’uomo arrivi a 72 anni [quale risultato di un giro del Sole attraverso lo Zodiaco, ossia 25920 : 360° = 72 anni] e che l’anno abbia 360 giorni (360 0 365 non fa molto differenza) … Ora, consideriamo questi 72 anni come se costituissero un unico respiro. Come prima vi ho detto che l’uomo inspira la sua anima col primo respiro e la espira con l’ultimo, consideriamo che egli arrivi in media a 72 anni, e così si potrà dire: una simile inspirazione-espirazione dell’anima dura 72 anni. Supponiamo che ciò sia un giorno per l’universo. Dunque un giorno: se lo moltiplichiamo di nuovo per 360, otteniamo un anno cosmico, e di nuovo 25920 (72×360)! … Ma questo numero ha ancora una tutt’altra importanza. Esso significa quanto segue: se si osserva al 21 Marzo, quando comincia la primavera, il punto dove sorge il Sole, si vede che esso sorge giusto nella costellazione dei Pesci; ma questo accade esattamente solo una volta, e il punto si sposta continuamente. Circa cinquecento anni fa, [siamo nel 1924, ciò vuol dire che andando indietro di 500 anni ci troviamo circa all’inizio della nascita dell’anima cosciente, ossia 1924 – 500 = 1424, vale a dire approssimativamente all’anno 1413], il Sole non sorgeva nella costellazione dei Pesci, bensì in quella dell’Ariete [ l’epoca dell’Ariete ebbe inizio circa nel 747 a.C. e terminò appunto nel 1413, in quanto il Sole impiega ad attraversare ogni costellazione circa 2160 anni], e prima ancora in quella del Toro, cosicché il Sole percorre un cammino circolare regolare. Vedete, se si segna il cammino apparente del Sole, ora esso sorge a primavera nei Pesci; prima sorgeva dall’Ariete, prima ancora dal Toro, e così via; esso percorre tutto il circolo dello Zodiaco, per ritornare al punto di partenza nei Pesci … Perché il Sole si sposti in modo che il cosiddetto “punto di primavera” del Sole torni di nuovo nella stessa posizione, occorrono ancora una volta, 25920 anni» (L’Azione delle stelle e dei pianeti sulla vita terrestre, O.O.354, pag.111-112).

E ancora nel libro citato, a una domanda di un ascoltatore risponde:

«Dunque, il Sole non sorge sempre nello stesso punto. Nella costellazione dei Pesci rimane per diversi secoli [2160 anni], e anche più a lungo, il punto della primavera. Non fu però sempre così; se si retrocedesse fino al 1200, si troverebbe che il Sole non sorgeva allora dalla costellazione dei Pesci, ma dalla costellazione dell’Ariete» pag.35 ibidem).

Anche qui un semplice calcolo ci porta a dire che, se nel 1200 il Sole nasceva ancora nella costellazione dell’Ariete, sottraendo la durata del tempo che il Sole impiega ad attraversare una costellazione cioè 2160 anni, dall’anno in cui il Sole entrò nei Pesci, ossia l’anno 1413, abbiamo che 2160 – 1413 = 747 a. C.; questo risultato ci indica approssimativamente che l’equinozio di Primavera del 21 marzo del 747 a.C. cui il Sole nasceva per la prima volta nella costellazione dell’Ariete, coincise all’incirca con la nascita di Roma.

Riepilogando quindi ancora le informazioni di Rudolf Steiner e facendo dei semplici calcoli, possiamo stabilire ora a quanti gradi il Sole durante l’equinozio di Primavera di quest’anno, nascesse nel segno dei Pesci. Se l’anno cosmico dura circa 25920 anni, un giorno cosmico sarà uguale a 25920 : 360°= 72 anni circa. Rudolf Steiner, stando alla comunicazione di questa conferenza, calcola l’entrata del periodo dei Pesci in concomitanza con la nascita e sviluppo dell’anima cosciente, ossia nel 1413. Se ora sottraiamo all’anno 2019 – 1413 = 606 anni, ossia gli anni che il Sole è retrocesso attraverso i gradi della costellazione dei Pesci. Calcolando ora che un grado (1°) è uguale a un giorno cosmico cioè 72 anni circa, avremo che 606 : 72° = 8°,41’; cioè il Sole durante l’equinozio di primavera del 21 marzo di quest’anno, sorgeva a circa 9° dalla costellazione dei Pesci. Pertanto il Sole per retrocedere dei restanti 21° per arrivare alla costellazione dell’Acquario, impiegherebbe ancora: 21° x 72 = 1512 anni circa; vale a dire più o meno alla fine del quinto periodo di cultura, circa l’anno 3573 e all’inizio del sesto periodo di cultura dello sviluppo del Sé spirituale. Possiamo perciò rispondere alla domanda postaci all’inizio come titolo del nostro tema, che attualmente il nostro Sole durante l’equinozio di Primavera di quest’anno, nasceva a circa 9° gradi dalla costellazione dei Pesci e vi rimarrà ancora per circa 1500 anni; cioè fino a quando in quel lontano futuro del 3573, il Sole nascerà durante l’equinozio di Primavera, nella costellazione dell’Acquario. Il periodo dell’Acquario pertanto inizierà in concomitanza con l’entrata dello sviluppo del Sé spirituale, vale a dire nel sesto periodo di cultura del 21 marzo del 3573 e terminerà il 21 marzo del 5733; cioè con l’entrata del settimo e ultimo periodo di cultura, dove dopo la congiunzione della Luna con la Terra, finirà verso la fine del 7893 con la tremenda catastrofe della “guerra di tutti contro tutti” dovuto all’enorme egoismo umano che si svilupperà in quel lontanissimo futuro terrestre.

Occorre qui ricordare di non considerare questi calcoli in modo rigido, in quanto il mondo spirituale cosmico e il mondo umano terrestre seguono ritmi diversi del tempo. Difatti abbiamo visto che nel mondo spirituale cosmico, il tempo di un giorno cosmico è uguale a 72 anni della vita umana sulla Terra, e che un anno cosmico Platonico è uguale a 25920 anni terrestri. Perciò come possiamo vedere, i tempi terrestri sono infinitamente piccoli nei confronti di quelli degli Dei, per cui la sofferenza umana può essere vista dal loro punto di vista, come un piccolo evento della durata di un giorno, necessario per la formazione e lo sviluppo della coscienza morale umana, e pertanto le date del tempo terrestre si allungano o si accorciano nei riguardi dei grandi eventi cosmici, secondo la manifestazione divina che determina le “leggi cosmiche” dello sviluppo planetario e terrestre. Ciò non vuol dire però che alcune influenze uraniane non si facciano o si siano già fatte sentire da alcuni anni, attraverso le innovazioni belliche usate durante l’ultima guerra mondiale e in modo particolare, la scellerata invenzione della bomba atomica (grazie alle ispirazioni di Arimane) che causò l’annientamento di due città giapponesi Hiroshima e Nagasaki. E anche dall’enorme emancipazione animica dello sviluppo tecnologico informatico che ha portato a uno sviluppo materiale precoce dell’intelletto umano e in modo particolare nell’infanzia, laddove i cellulari, tablet per bambini, etc. creano nervosismo e disturbi mentali di diverso genere accompagnati da cefalee e disturbi muscolari, dovuto alla cattiva postura che assumono durante il funzionamento di questi oggetti, dai quali, sono quasi come ipnotizzati e dipendenti dalle immagini virtuali. Tutta questa emancipazione uraniana che avrebbe potuto svilupparsi, tramite un aspetto di benessere più positivo nell’ambito della comunità umana, non essendo stato suffragato da una forza morale cristiana, sta creando nell’umanità, una forma di forte egoismo cui è spinta sempre più da influssi negativi da parte di entità dell’ostacolo che tentano a generare sempre più paura e incertezza nell’anima umana, creando zizzania tra i diversi ceti sociali e, quel che è peggio, emergono dal profondo antiche forme di razzismo e atteggiamenti “fascistoidi” non del tutto ancora superati, a causa del disamore tra gli uomini che in tal modo, stanno preparando incoscientemente la futura “guerra di tutti contro tutti”.

Affinché l’umanità non vada verso il baratro asurico dove può perdere una “parte animica” di se stessa, (carpita dalle forze negative degli spiriti dell’ostacolo dell’ottava sfera che cercano di distruggere l’anima umana, cosicché non arrivi a realizzare la sua meta divina), occorre che ci compenetriamo della conoscenza del Cristo e dell’impulso del Cristo, il solo che può aiutarci a difenderci dagli spiriti del male. Esso soltanto sia in questo che nel prossimo sesto periodo di cultura, sotto gli influssi della costellazione dell’Acquario, potrà aiutarci a respingerli e a tenerli a bada, tramite la “magia bianca” aiutati anche dalle forze divine e magiche del grande Maitreya Buddha. Affinché dunque l’umanità possa realizzare quelle nozze menzionate dal Vangelo di Giovanni, occorre che accolga ancora le giuste forze dalla costellazione dei Pesci, le forze di “fede” e di sacrificio che caratterizzano questo segno, in modo da purificare e preparare l’anima umana (il corpo astrale) cosicché tramite la “catarsi” diventi pura, simile alla vergine “Sofia”, alfine di essere illuminati dallo Spirito Santo nel sesto periodo di cultura. Occorre per questo che i popoli europei, possano superare il loro egoismo materialista e che l’Europa possa unirsi spiritualmente e materialmente, superando tutte quelle forze dell’ostacolo che si oppongono, in modo particolare l’antica forma di “nazionalismo” e tutti quegli … “ismo” arimanici che tentano di disunire l’unione dei popoli europei, entro i quali deve nascere e realizzarsi il vero cristianesimo e quale germe di una nuova fratellanza della comunità spirituale che, dovrà essere preparata alfine di essere realizzata nel prossimo sesto periodo di cultura o epoca della “Comunità di Filadelfia”.

Per cui possiamo terminare quest’articolo dicendo che abbiamo toccato sintetizzando diversi aspetti che andrebbero ulteriormente approfonditi, possibilmente però in una sede antroposofica dove il dialogo può essere più fruttuoso, in quanto va da anima umana ad anima umana, senza l’intercessione delle forze arimaniche che operano attraverso il W.W.W. (World Wide Web, ossia la “ragnatela globale” di Internet) come “forme vuote”, come “gusci virtuali”, cui un giorno (quando la Luna si unirà ala Terra) ci ritroveremo a combattere quali esseri mostruosi di “ragni vegeto-minerali”. Forse, oggi, possiamo riempire in parte questi gusci vuoti, se riuscissimo a immettere nella loro “controparte spirituale arimanica” i nostri pensieri scaldati dal calore di un cuore cristiano, sia nello scriverli e pubblicarli, e sia nell’accoglierli e rifletterli; ciò eviterebbe forse tanti contrasti, in quei discorsi dialogici che dovrebbero sempre regnare quale principio del rispetto per l’altro. Un giorno un emerito antroposofo, il dott. Giuseppe Leonelli, disse che tra l’uomo e la macchina (qui la cosa è però assai diversa) si crea un vuoto spirituale, cui possiamo riempire con la nostra coscienza cristica e redimere in tal modo gli “esseri elementari” cui la macchina è una loro manifestazione. Allora non feci molto caso alle sue parole, ma oggi ripensandoci, forse egli volle dirci di imparare a essere grati ad ogni cosa in quanto tutto è voce di Dio, alfine che l’uomo possa rafforzarsi e arrivare a quella meta ultima stabilita da Dio.

Terminiamo dunque dicendo che il nostro studio sui calcoli fornitaci dalle parole di alcuni spunti di conferenze di Rudolf Steiner, ci portano a dire che per ora siamo ancora a circa un terzo dalla costellazione dei Pesci, che quale simbolo cristiano ci ricorda il periodo cui il Cristo si separò dall’umanità nel periodo dell’Epoca Iperborea. Oggi siamo di nuovo sotto il segno dei Pesci, in cui Egli è di nuovo qui con noi, quale Sua seconda venuta nel corpo eterico di luce, sta a noi prepararci ad accoglierlo o respingerlo, preparandoci moralmente e spiritualmente alfine di sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente, cosicché l’uomo può … “trovare in sé un che di divino, perché la sua più caratteristica essenza proviene dal divino” (la Scienza Occulta). (Fine)

Collegno 24 settembre 2019                                                       Antonio Coscia

 Sopra: Part. di San Michele Arcangelo, di Guido Reni

1    Vedi il primo articolo precedente: “Epoca dei Pesci o dell’Acquario I”.

2     Vedi la nota 14 di “ 2. Note Integrative Antroposofiche”   del Blog: Pensieri Antroposofici dell’Anima.