Come superare l’angoscia del presente III

Tiziano , la Pentecoste, Basilica di S. Maria della salute, Venezia    «La preghiera è anch’essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé. Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera dev’essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi»(Massimo Scaligero)

     Luca descrive invece l’“Anima” del Cristo, facendo, infatti, risalire Gesù di Nazareth fino al capostipite Abramo e da questi ad Adamo e infine, a Dio stesso, salendo dal figlio al Padre attraverso undici volte sette generazioni che nei misteri ebraici dei sacerdoti esseni, venivano contate 12 volte 7 generazioni, alfine di congiungersi con la sfera del Padre divino, cioè Jahve o Jehovah. Infine Giovani, l’apostolo più evoluto per il fatto che ricevette l’iniziazione più alta dal Cristo stesso nella Personalità di Lazzaro, che tramite la veggenza intuitiva poté elevarsi fino alla sfera della “Parola cosmica universale” da dove descrive lo “Spirito” del Cristo, quale manifestazione dell’originaria parola creatrice che procede da un’altissima sfera divina al di sopra di tutte le gerarchie spirituali e che per antonomasia, nell’esoterismo cristiano è conosciuto come “Dio Padre”. Per questo i tre Vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca, presentano una certa somiglianza e nello stesso tempo alcune discordanze che, si giustificano perché ognuno esprime una propria impronta spirituale della veggenza immaginativa o ispirativa individuale nei confronti della natura corporea, animica e spirituale del Cristo. Essi però si distinguono nettamente dal Vangelo di Giovanni che è l’unico annunciatore del Logos universale, poiché possedeva un tipo di veggenza superiore, cioè la veggenza intuitiva, la facoltà spirituale cui l’uomo può unirsi spiritualmente e intimamente nell’altro; la massima facoltà di chiaroveggenza spirituale che un uomo potesse raggiungere in quell’epoca antica, così come d’altronde per alcuni oggi, tramite l’iniziazione moderna cristiana-rosicruciana. Secondo le rivelazioni di Rudolf Steiner, Giovanni era l’amico intimo di Gesù di Nazareth, ovverosia quel Lazzaro che resuscitò dalla morte, cioè l’autore del Vangelo di Giovanni trasformato, in quanto fu l’unico discepolo a essere iniziato nei misteri antichi che il Cristo operò all’aperto al cospetto del popolo profano, e che per questo determinò l’ira e lo sdegno dei sacerdoti sadducei e farisei che d’allora in poi, decretarono la morte di Lazzaro-Giovanni e di Gesù di Nazareth per aver tradito i misteri del Tempio.

Papa Francesco in questa esperienza pandemica, continua a pregare e implorare Gesù (cioè la parte più umana del Cristo rappresentata dall’uomo di Nazareth, ossia il Maestro Gesù) affinché come uomo possa avere pietà e affliggersi fino a piangere con noi. Ma queste implorazioni pietistiche cui fanno emergere un Papa lagnoso nei confronti di Dio, cui può essere confrontato con alcuni Profeta dell’Antico Testamento e, in modo particolare, con le “Lamentazioni” del Profeta Geremia, non aiuta i fedeli perché non è più giustificato nel tempo moderno, dopo che il Cristo ha avocato a sé la legge karmica. Egli diversamente da Yehovah (cui piacevano i lamenti e la sottomissione degli ebrei e che quando non osservavano in modo rigoroso, i suoi comandamenti li puniva duramente attraverso la legge del “Taglione”), applica la legge dell’amore tramite la quale, gli uomini, che accolgono l’Impulso del Cristo e prendono coscienza dei loro errori, possono compensare tramite un atto d’amore e di dedizione verso gli altri. La preghiera è un atto d’amore con la quale noi imploriamo Dio non perché tolga da noi il calice amaro del dolore o altro … poiché in tal caso sarebbe una supplica egoista, ma affinché possa illuminare la nostra anima in modo da comprendere il nostro errore karmico e concederci la forza spirituale per redimerci attraverso la prova dolorosa che va superata. Il mondo divino spirituale non può cancellare un karma attraverso semplici lamenti inconsapevoli, ma opera attraverso l’effetto karmico affinché l’uomo si risvegli dal torpore materialistico e prenda coscienza appunto della sua imperfezione animica dovuto al suo egoismo, in modo che si ravveda e si redima e possa così salire di un livello più alto di coscienza morale cosicché non gli accada di peggio, andando cioè incontro a delle prove ancor più dolorose del coronavirus. Per questo Dio non può perdonare ciò che deve essere superato esclusivamente dall’uomo, in quanto fa parte del suo stato evolutivo terrestre, ossia perfezionare il suo Io, umano realizzando in sé la coscienza autonoma e libera, attraverso lo sviluppo della libertà e dell’amore cosmico-umano quale dono offerto dal Cristo-Sole attraverso il sacrificio del Golgotha.

Sappiamo dalla Scienza antroposofica che l’Entità del Cristo, secondo la nuova rivelazione del bodhisattva Maitreya (il nuovo “Paracleto” successore del Buddha Gautama che si è manifestato per un settennio nel corpo astrale dell’altissimo iniziato cristiano dei “nuovi tempi” Rudolf Steiner), nel XIX secolo ha assunto il compito come citato, di “Signore e giudice del karma umano”, per cui non può togliere all’uomo questo calice, karmico semplicemente chiedendo pietà o perdono! L’uomo non progredirebbe sul piano spirituale della coscienza morale e, in ogni incarnazione, sarebbe portato a commettere sempre gli stessi errori; per cui non può mondare i nostri peccati e i nostri errori semplicemente implorandolo e chiedendogli perdono come spesso lamenta papa Francesco. La teologia cattolica non accolse questa nuova rivelazione, anzi contrastò e confutò aspramente Rudolf Steiner condannandolo di eresia, perciò ignora questo cambiamento avvenuto nel mondo spirituale dove appunto il Cristo ha avocato a sé la legge karmica divenendo pertanto il giudice delle azioni umane, cosicché Egli giudica in modo diverso dalla legge ferrea del dio lunare Jehovah, ciò anche a causa del cambiamento della direzione evolutiva dovuto all’entrata nel nuovo Yuga o Dvapara Yuga1. La sofferenza e il dolore, così come la “legge karmica e della reincarnazione, furono date dagli Dei” nell’Epoca Lemurica e quell’Atlantica, per compensare gli errori umani dovuti agli influssi negativi degli spiriti dell’ostacolo nell’anima umana. Quest’antica legge karmica diretta dagli Dei della prima gerarchia, cui si manifestava fino a pochi secoli addietro come “legge del Taglione” (quale compimento della legge testamentaria Jahvista data a Mosè), quale legge ferrea e dispotica il cui violarla era una sicura condanna a morte, fu completata e modificata dal Cristo nel XIX secolo: «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento» (Mt 5,17). Di conseguenza l’uomo che accolga la conoscenza attraverso la nuova “rivelazione” dei “Maestri dei nuovi tempi” quali discepoli del Cristo e della nuova comunità dello Spirito Santo, può modificare e di conseguenza compensare il suo karma individuale umano secondo il giudizio del Cristo che lo inquadrerà nell’ordine universale, tramite l’impulso d’amore e di dedizione per gli altri.

L’altra supplica cui ricorre spesso papa Francesco e quella di pregare Dio di non lasciarci soli in questa prova epidemica dove ha causato già la morte di migliaia di uomini, e non tende ancora a fermarsi in quanto non esiste ancora nessun vaccino. Sia il Governo sia la scienza medica non sanno che pesci pigliare, e tra un contrasto e l’altro all’interno del Governo e dell’opposizione, impongono di restare in casa per evitare che possa maggiormente propagarsi questa epidemia che in realtà ci siamo già presi, a mio parere, nei mesi invernali del 2019-20 e che si manifesta ora in modi diversi a secondo delle autodifese immunitarie individuali. Certamente la preghiera se è sincera può elevare l’anima verso i mondi dello spirito ed essere illuminata e rafforzata dalle forze vitali che operano incessantemente dal cosmo eterico nell’ambito della Terra e nel corpo eterico umano. Occorre però dire che il mondo divino è un mondo d’amore, per cui se la nostra preghiera è una supplica egoista non può arrivare a toccare gli Dei buoni, in quanto accolgono dall’uomo solo quelle azioni compiute da sentimenti e pensieri altruistici nell’ambito della comunità sociale. Possiamo chiedere a Dio che ci illumini e che ci conceda la forza per superare la prova karmica di sofferenza o di dolore cui siamo posti a causa dei nostri errori; non possiamo invece comandare Dio, affinché ci esoneri dal peso, karmico delle nostre colpe o del calice amaro che non riusciamo a bere. Dio sa di che cosa abbiamo bisogno non ha certamente bisogno delle nostre lamentele umane, sa cosa è giusto o non è giusto per noi! Per questo che occorre che la preghiera non sia mai una richiesta egoista personale, ma un sentirsi tutt’uno con Dio, similmente come dovrebbe avvenire nella pratica meditativa. In merito Massimo Scaligero, uno dei discepoli più eminenti di Rudolf Steiner, nel libro “Guarire con il Pensiero” esprime il senso della preghiera cui riporto alcune frasi del libro dove egli appunto scrive:

«La preghiera è anch’essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé. Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera dev’essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi. In tal senso la preghiera diviene una forza dell’Io superiore fluente nell’io [inferiore], decisiva per il disincantamento della maya quotidiana, della sua necessità mondana, della sua maschera tragica: dietro la quale si scopre che c’è il nulla. Oltre a questo nulla, la Forza vera è in attesa. Si può invece chiedere, mediante la preghiera, il lenimento o la guarigione del male altrui. Si può chiedere anche ciò che umanamente appare impossibile, il miracolo, secondo l’intima persuasione che «ciò che non è possibile all’uomo, è possibile a Dio». Anche qui è presupposto il segreto pensiero che il Divino, “sollecitato” mediante l’ètere superiore, realizza comunque attraverso questo la giustezza della richiesta. E’ chiaro che l’accennata intima persuasione è la fede (…). In realtà, la preghiera, detta o sentita tepidamente, pur con le più altruistiche intenzioni, non supera il limite individuale: non può realizzare quella comunione dinamica che il Divino esige, per divenire operante nell’umano oltre i limiti del “destino”» (pag. 120-21 ibidem).

Qualsiasi cosa che ci venga incontro in questo mondo come destino, che possa essere più o meno doloroso, lo abbiamo determinato noi con le nostre azioni che possono essere azioni di una vita passata o errori della vita presente. Per cui Dio opera attraverso degli avvertimenti che possono appunto essere quelle prove dolorose che devono servire a svegliarci, a farci capire che qualcosa in noi non va bene, che stiamo sbagliando! Perciò non possiamo chiedere di smettere di farci soffrire o, altro … ma chiedere il suo aiuto affinché possa illuminarci e capire dove stiamo sbagliando. Ciò vale anche nei riguardi di altre persone che siano nostre congiunte o meno, chiedere umilmente con amore a Dio, che possa illuminarli e concedere loro la forza di superare quella prova affinché prendano coscienza dei loro errori karmici. Dobbiamo cercare di concepire in modo diverso il mondo divino così come la manifestazione di Dio nella nostra vita singola o comunitaria, da com’è insegnata dalla teologia cattolica. La quale pensa che Dio possa lasciare o abbandonare l’uomo e, non al contrario che sia l’uomo ad allontanarsi dall’amore divino quando viene a mancare la fede, quella fede viva che viene dalla parte più intima del cuore, e, non quella fede tradizionale ingenua che molti uomini manifestano solo più come dogma dottrinale, per cui il mondo spirituale è per loro soltanto un mercimonio di scambio. Ma come possiamo pensare che Dio abbandoni l’uomo a se stesso, senza che questi non scompaia all’istante?

Questa convinzione religiosa esiste soltanto nella teologia cattolica, la quale confutò la gnosi cristiana dei primi secoli del cristianesimo, dichiarando eresia la reincarnazione, predicata da Origene (184-253 d.C.), uno dei più grandi filosofi e teologi cristiani, vissuto nel terzo secolo, dichiarando eretico appunto il suo pensiero sulla credenza della reincarnazione (Ensomatosi). Più tardi verso il IX secolo (869 d.C.) la teologia cattolica confutò gli scritti di S. Paolo, abolendo lo “spirito umano” dichiarando eretico credere che l’uomo fosse costituito da “corpo, anima e spirito” e che si doveva solo più credere costituito da un corpo e da un’anima, la quale ha in sé una parte più sottile spirituale che contraddistingue l’uomo dall’animale, poiché anch’esso costituito da un’anima, ma non pensante come quella dell’uomo. Nonostante i grandi filosofi e padri della Chiesa romana che si sono succeduti nell’arco di tanti secoli, la teologia cattolica ha mantenuto vivo il dogma dell’eresia su questi due importantissimi concetti dell’evoluzione e sviluppo animico-spirituale dell’uomo, facendo sì che l’uomo restasse come una specie di animale superiore nell’impossibilità di accogliere e unirsi allo spirito cosmico del Cristo. L’Universo e l’uomo sono sintesi di tutti gli Dei  dietro di cui però c’è il compimento della creazione quale manifestazione dell’amore di Dio di cui l’uomo vive la sua vita costantemente in quest’amore divino, di cui però, egli ignora quest’aspetto spirituale quasi del tutto,  in modo ancora incosciente. Pertanto dobbiamo pensare che noi tutti siamo in Dio e che c’è sempre accanto, aspettando che possiamo maturare e progredire sulla via della redenzione, perfezione ed elevazione ai mondi dello Spirito Cosmico, in modo da comprenderlo sempre più nella Sua manifestazione più alta unendoci di conseguenza non solo al nostro Io superiore, ma anche al nostro vero nucleo divino superiore o Vero Io.

Pertanto le prove cui siamo sottoposti e che sono determinate in conformità del nostro karma, sono necessarie affinché l’uomo possa comprendere i suoi errori attraverso la sofferenza e il dolore, cosicché l’anima umana possa come dire, registrare in sé una traccia dell’esperienza dolorosa cosicché non debba più ripetere lo stesso errore in altre vite future. Perciò è un’assurdità dire che Dio possa abbandonarci lasciandoci da soli in noi stessi; l’anima e lo spirito umano sono legati indissolubilmente al mondo spirituale superiore, non potrebbero vivere nemmeno un attimo se fossero abbandonati da Dio; se l’io o spirito umano, non esistesse costantemente nel pensiero divino, l’uomo perderebbe all’istante la sua coscienza umana. Per meglio chiarire questo concetto, diciamo che l’umanità (uomo), è legata a Dio inscindibilmente così come ogni uomo è legato al suo Io superiore, per cui se Dio, o il Se, superiore dovessero allontanarsi dall’uomo, pochi attimi dopo subentrerebbe la morte animica e il distacco dal corpo fisico umano che andrebbe immediatamente in decomposizione; sarebbe come se, guardandoci nello specchio la nostra immagine riflessa vivrebbe come immagine rispecchiata, fintantoché siamo di fronte allo specchio.

Riepilogando brevemente e riflettendo su quello detto finora, possiamo interpretare le parole di papa Francesco come frasi vuote che non rispecchiano la vera realtà spirituale, in quanto il suo errore di conoscenza diventa peccato contro lo Spirito Santo che quale nuovo avvento, discese sugli Apostoli dopo cinquanta giorni dalla morte e resurrezione del Cristo. La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, significò il frammentare l’anima di gruppo ebraica e la realizzazione da parte di una cerchia dodecupla di uomini, quale primizia archetipica della coscienza dell’io e dello sviluppo individuale autonomo e libero dell’Io umano. Pertanto ogni cristiano che voglia accogliere il Cristo in sé, deve accogliere prima l’impulso pentecostale attraverso la conoscenza della nuova “rivelazione” del bodhisattva successore del Buddha Gautama, manifestatasi nel XX secolo attraverso Rudolf Steiner il “Maestro dei nuovi Tempi” e fondatore dell’Antroposofia. Può comprendere allora che lo Spirito divino del Cristo che attraversò l’esperienza della morte fisica umana, si unì per sempre non solo allo Spirito della Terra cioè a uno dei sette Spiriti o Elohim solari e perciò a ogni atomo della natura spirituale terrestre, ma è anche presente nel profondo di ogni anima umana, dove ognuno può prendere coscienza e risvegliare la “coscienza del Cristo” in sé. Ma per riuscire in questo, dobbiamo accogliere prima l’“Impulso del Cristo” scaturito dall’evento del Golgotha com’è spiegato attraverso la conoscenza della Scienza antroposofica, dopodiché basterà aprire il proprio cuore e lasciare che il Cristo operi in noi quella trasformazione del nostro egoismo in una facoltà morale superiore spirituale, quale impulso dell’amore cosmico-umano.

No cara amica, Dio non si allontana da noi come erroneamente può pensare la teologia cattolica, ma è la teologia cattolica che si è, allontana dalla conoscenza di Dio! Egli non ci lascia mai da soli, ma semmai siamo noi che col nostro egoismo ci allontaniamo da Lui quando a causa del nostro materialismo sfrenato generiamo tenebra spirituale, cui veniamo offuscati dalle forze luciferiche e arimaniche che s’intromettono nella vita dell’anima, non lasciando più tralucere la luce e la vita divina universale che alimenta la nostra vita umana, generando così angoscia, paura, insicurezza, inquietudine e tutto ciò che crea in noi turbamento. Dobbiamo per questo imparare a superare questi turbamenti animici aiutandoci con l’insegnamento più importante che la Scienza antroposofica ci parla nelle diverse conferenze, quale: “L’Impulso e la Coscienza del Cristo” che riposa in noi nel nostro profondo. Occorre che ci sforziamo di prendere coscienza di questi due impulsi spirituali e di realizzarli mettendoli in pratica nell’ambito della nostra comunità sociale, in modo da sperare nell’aiuto degli Esseri angelici a noi vicini che, dall’alto guardando i nostri pensieri che irradiano verso di loro la conoscenza del Cristo, possono da noi trarre quel giusto giovamento in modo da consentire loro la possibilità di poterci aiutare in questi momenti di prova.

In merito nel libro “Come si può superare l’angoscia, animica del presente”, Rudolf Steiner ci comunica il dramma degli Angeli dopo che il Cristo è uscito dalla loro sfera solare: «Il Cristo è uscito dalla loro sfera [la sfera angelica] per venire qua dagli uomini. Essi devono dirsi: attraverso il mistero del Golgotha, il Cristo ha abbandonato il nostro mondo. Perciò essi hanno motivo, di essere tristi, così come gli uomini hanno motivo di rallegrarsi per il fatto che il Cristo è venuto a loro finché vivono nel corpo fisico. Questo è un reale processo di pensiero e chi conosce davvero il mondo spirituale, sa che per gli Angeli esiste una sola liberazione: che gli uomini qui sulla Terra vivano nei loro corpi con i pensieri del Cristo, che dal mistero del Golgotha in poi il pensiero del Cristo venga irradiato come una luce verso gli Angeli … Gli uomini dicono:« Il Cristo è penetrato in noi e ora noi possiamo svilupparci in modo che il Cristo viva in noi (non Io, ma il Cristo in me)». Gli Angeli invece dicono: «Per la nostra sfera il Cristo è uscito dalla nostra interiorità; Egli risplende ora verso di noi, come infinite stelle, nei pensieri dei singoli uomini; così lo riconosciamo di nuovo, così Egli s’irradia dal mistero del Golgotha (…). Essi ci possono aiutare se noi siamo in grado di formarci dei pensieri su loro. Anche se non siamo arrivati a penetrare con la chiaroveggenza nel mondo spirituale, basta che sappiamo di loro per riceverne aiuto. Quando studiamo la Scienza dello Spirito o antroposofia, noi ci apriamo all’aiuto che viene dal mondo spirituale»(pag.34-35 ibidem).

Cara amica, nulla toglie che ognuno possa pregare nella maniera consueta che gli è stato insegnato, ma se vogliamo avere l’aiuto del Cristo o dal mondo angelico, dobbiamo portare qualcosa incontro, a essi. Che cosa possiamo portare? Possiamo offrire noi stessi, cercando di essere maggiormente utili al mondo spirituale, lavorando attivamente su noi stessi purificando e trasformando la nostra anima in modo da collaborare e preparare gli involucri spirituali per rivestire l’Impulso del Cristo, cioè il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico, con lo sviluppo delle tre virtù antroposofiche, ossia: “Con la fede, l’amore e la coscienza”. (vedi la terza conferenza del libro: “ Cristo e l’anima umana” O.O. n.155 e il mio articolo pubblicato nel blog col titolo: “L’Impulso del Cristo e l’impulso umano”. A mano a mano che ci compenetriamo dei contenuti della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, quando essa è studiata con un certo sentimento di calore, possiamo trarre quella forza e rinvigorimento della nostra volontà cosicché la paura che crea l’angoscia per ciò che non comprendiamo, si trasformerà in coraggio per l’azione. Occorre soltanto aspettare e avere pazienza, imparando ad avere veramente fiducia nel mondo spirituale, provando e riprovando forse molte volte, senza mai arrenderci, fino a che non avremo in noi la certezza che il mondo spirituale è a noi vicino così da sentirci che non siamo mai soli! E ancora qui in merito Rudolf Steiner dice:

«Se pensiamo che si sia formata nell’anima dell’uomo una grande fiducia in qualcosa di spirituale, se pensiamo che egli possa reggersi saldo come una roccia a qualcosa di spiritualmente vincente che l’ha penetrato, che possa tenersi talmente saldo da non lasciare la presa neppure quando il mondo esteriore ne parla tanto sfavorevolmente, se pensiamo tutto ciò, abbiamo un’immagine della forza di Michele, di quel che Michele vuole veramente dall’uomo (…). Le forze di Michele non possono essere conquistate con una qualsiasi forma di passività (neanche con la preghiera passiva). Le forze di Michele possono essere conquistate soltanto se l’uomo, con volontà colma d’amore, diventa uno strumento delle forze divino-spirituali. Le forze di Michele non vogliono infatti che l‘uomo le supplichi, ma che si unisca a loro, e l’uomo può farlo se accoglie con energia interiore gli insegnamenti del mondo spirituale» (IL corso dell’anno come respiro della Terra O.O.223, pag.110-112).

Come possiamo leggere, occorre avere prima di tutto fiducia in noi stessi e verso il mondo spirituale, non con preghiere egoiste inutili e passive, ma attraverso azioni che nascano da impulsi di calore che possano scaldare una “volontà colma d’amore”, cui è indispensabile per tutti quelli che vogliono essere allievi del mondo spirituale e avere un incontro con l’Essere Antroposofia. Occorre soltanto lavorare con umiltà di cuore e di pensiero, e attendere finché ci sia dato dall’alto ciò di cui abbiamo bisogno. Coraggio quindi discipliniamo la nostra volontà e cerchiamo il risveglio interiore tutte le mattine e tutte le sere.

Collegno,   4 giugno 2020                                 Antonio   Coscia

 Sopra: Tiziano, la Pentecoste, Basilica di S. Maria della salute, Venezia.

Note   Antroposofiche

1     Il kali yuga è un periodo ciclico della durata di 5000 anni. Nella religione induista l’evoluzione del mondo avviene tramite lo sviluppo di quattro ere o periodi di tempo chiamati yuga, i quali sono cosi suddivisi: “ Satya yuga o Krita yuga, Treta yuga, Dvapara yuga e Kali yuga. Questo ciclo ritmico di tempo circolare si sviluppa e conclude attraverso sette yuga, di cui tre che vanno dalla massima luce o mezzogiorno, cioè Satya yuga, fino alle tenebre del nadir o mezzanotte del Kali yuga; e gli altri tre che vanno dalla oscurità o tenebre del Kali yuga alla massima luce del Satya yuga ossia: Satya – Treta – Dvapara – Kali – Dvapara – Treta – Satya. Cioè per meglio dire, l’umanità inizia da un mondo luminoso o dell’intuizione (Satya o età dell’oro), scende a un livello più basso dell’ispirazione (Treta o età dell’argento), poi entra nel mondo astrale o mondo dell’immaginazione (Dvapara o età del Bronzo), infine nell’ambito più basso della sfera tenebrosa terrestre o della coscienza di veglia, da dove dopo 5000 anni, ossia dal 1899 in poi, risale di nuovo verso i mondi luminosi dello spirito attraverso tre nuovi yuga di 5000 anni. Possiamo quindi vedere che il tutto segue un ritmo di discesa e ri-salita per un arco di 7volte 5000 anni, cioè 35000 anni; dopodiché ricomincia un nuovo ciclo di yuga, attraverso un moto uniforme circolare spiraliforme.

Meditazione sulla calma data da Rudolf Steiner

Quiete io porto in me,

In me porto le forze

Che mi rinvigoriscono.

Mi voglio colmare

Del calore di queste forze,

Voglio compenetrarmi

Della potenza del mio volere.

E voglio sentire

Come la quiete si riversi.

Attraverso tutto il mio essere ,

quando mi rendo così forte,

Da ritrovare in me

La quiete come forza

Per la potenza del mio anelito.

Rudolf Steiner

 

 

 

Come superare l’angoscia del presente II

Micelangelo Buonarroti - Crocifissione_Redonda_Logroño (La Rioja, Spagna).

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente ed urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?… Ignorare il male equivale ad esserne complici.   ( Martin Luther King)

       Dobbiamo cercare di capire questa nuova epoca millenaria che si presenta in modo memorabile di un ciclo centenario, che si è affacciato con aggressività nel nostro periodo storico moderno, cui ora ci chiede di fermarci e di riflettere su noi stessi, per trovare quelle risposte che possano indicarci la via per uscire da questa pandemia e che possa ri-condurci a quell’antica origine dove ebbe inizio la nostra “caduta” e la separazione dal consesso divino del mondo degli Dei. Innanzitutto è importante prendere coscienza della nostra natura interiore di “corpo, anima e spirito”; e inoltre porci seriamente le domande che ci hanno portato a questa esperienza pandemica cui senz’altro arriveremmo a capire che, abbiamo un atteggiamento sbagliato sia col mondo naturale che ci circonda, sia nei riguardi della comunità sociale di cui siamo parte. È molto importante che prendiamo coscienza dell’aspetto di errori che possiamo commettere a causa del nostro egoismo e della nostra ignoranza nei meccanismi del mondo spirituale, sia per la mancanza di rispetto nei riguardi della “Natura” e sia quello di omissione nei riguardi delle nostre relazioni sociali con gli altri. Se non comprendiamo questo, a cosa serve pregare Dio che faccia cessare tutto quel che ci sta accadendo, quando siamo noi stessi la causa di tutto ciò?

Occorre saper interpretare i “segni dei tempi” e il giusto significato della preghiera, per non ripetere frasi vuote cui non è più compreso il vero significato della loro intima essenza cui sono state ispirate da uomini sacri. Purtroppo non abbiamo potuto approfondire quest’aspetto esoterico della preghiera a causa del problema del virus corona. Ebbi comunque già modo di dire che affinché la preghiera possa raggiungere il suo giusto effetto debba trasformarsi in una meditazione e, allo stesso modo, la meditazione quando il suo scopo è di elevarsi al mondo spirituale deve trasformarsi in una preghiera, affinché possa avere il suo effetto catartico e vitale nei nostri corpi animici. Pregare vuol dire arrivare a toccare col cuore la fonte di vita spirituale che è in noi stessi, attraverso cui veniamo rivitalizzati dalle forze sopite che sono in tal modo risvegliate e trovare così la forza per superare le prove della vita. È la forza di “fede” che il Cristo chiedeva alle persone ammalate per guarire, che è in noi stessi, nel profondo del corpo astrale (anima). È la fede che ci viene indicata nel senso dei Vangeli e che possiamo riassumere così: “Ha fede chi accoglie in sé il Cristo, in modo da farlo vivere in sé; in modo che il Cristo viva in lui, non solo come un recipiente vuoto che ha potuto accogliere il Cristo in quanto svuotatosi dell’egoismo umano, ma che appare ora come un recipiente che è pieno di un contenuto traboccante, e questo contenuto traboccante è l’amore cosmico-umano del Cristo nell’uomo” (Vangelo di Luca O.O. 114, pag. 171). Non è dunque una punizione divina o l’intromissione diabolica di spiriti demoniaci cui hanno perpetrato ai danni dell’umanità, mandandoci la malattia karmica da coronavirus (COVID-19), ma siamo stati noi stessi ad averla causata col nostro atteggiamento egoista, nazionalista, sovranista, e tutto ciò che in questi anni ha teso a separarci dall’altro, a mantenere lo status quo antico Jahvista di popolo che non si apre al nuovo spirito di comunità universale, allo spirito dell’umanità Michele-Cristo.

Anche le preghiere di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio), non tendono a una giusta riflessione di questa pandemia, giacché la teologia cattolica dichiara eretico chi crede nella reincarnazione e nella credenza dell’esistenza dello spirito nell’uomo. Per questo egli si limita sempre a chiedere perdono a Dio, invece di stimolare i fedeli affinché prendano coscienza dei loro errori e dei loro peccati di omissione verso gli altri cui possono essere compensati soltanto tramite il dolore, la sofferenza e la malattia. Difatti, le prove dolorose, sono a volte l’unico strumento cui l’anima può perfezionarsi e redimersi cosicché non continui a sbagliare commettendo sempre gli stessi errori in ogni vita terrena che segue. In modo ripetitivo quale appartenente alla corrente gesuitica, egli prega Gesù (al contrario di papa Wojtyla che rivolgeva invece, le sue suppliche sempre al Cristo) affinché non ci lasci soli in balia di questo flagello, e si chiede che come Gesù pianse davanti alla tomba del Suo amico Lazzaro, possa piangere senz’altro anche con noi quest’oggi, per questa pandemia. Volendo sorvolare senza alcun giudizio sui fatti menzionati da papa Francesco, cui un’analisi più accurata tramite la conoscenza esoterica della Scienza dello Spirito, ci darebbe una diversa interpretazione sul rapporto esistente fra il Cristo Gesù e alcuni discepoli a Lui più vicino, come Lazzaro, sua sorella Maria di Betania e Maria di Màgdala o Maddalena. Potremmo allora capire che il Cristo incarna la vera sostanza dell’amore cosmico per cui non faceva alcuna distinzione tra l’uno o l’altro discepolo; Egli per così dire, aveva un rapporto più intimo di amore particolare con Lazzaro e Maria di Màgdala, secondo l’antico rapporto iniziatico che esisteva allora tra Maestro e discepolo che li univa inseparabilmente anche dopo la morte. Questo legame profondo tra Maestro e discepolo è stato interpretato nella forma sbagliata da alcuni discepoli, (ancora oggi non è compreso nel modo giusto dai teologi cattolici) cui non avevano ricevuto lo stesso tipo d’iniziazione che permise soltanto a Maria di Màgdala e a Lazzaro, di essere sotto la croce del Golgotha fino alla morte del Cristo Gesù. Inoltre occorre dire che Dio non può piangere con noi in quanto non avrebbe senso, perché l’effetto di questa pandemia, è una conseguenza creata dall’uomo per la mancanza di coscienza verso le leggi e l’armonia che regolano la “natura” la quale, è manifestazione di Dio.

Tocca all’uomo quindi, correre ai ripari nel redimersi e riscattarsi verso gli esseri della natura, ripristinando l’ambiente naturale in cui vive, cioè: “L’inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra”, da tutte le sostanze nocive che l’umanità nel suo sviluppo tecnologico e scientifico ha creato quale effetto dell’emancipazione dell’uomo, dal XVI secolo in poi. Se pensiamo agli scarichi dei gas degli aerei, delle macchine, delle navi, etc. insieme ai pesticidi velenosi che i contadini usano dare agli alberi da frutta, e alla coltivazione di cereali, legumi, e … altro, tutto ciò non solo ha contribuito a inquinare il nostro pianeta Terra, ma l’uomo stesso, è andato sempre più indebolendosi nel suo sistema immunitario fisico-eterico. Cosicché viene ora rafforzato e ripristinato tramite la complicità luciferica-arimanica (spiriti ostacolatori dell’uomo), attraverso la loro manifestazione tramite batteri e virus che provocano la malattia quale effetto del superamento animico dovuto all’imperfezione e impurità negative dell’Io terreno. Difficilmente possiamo credere che Dio possa piangere per questo, poiché ciò che per noi è negativo sul piano fisico, non lo è altrettanto sul piano spirituale che invece, è un rafforzamento appunto dell’anima; la nuova generazione e noi stessi, in una prossima incarnazione sarà certamente più forte di prima, sempreché l’uomo eviti di inocularsi i veleni dei vaccini e trovi invece la via e il modo di elevarsi spiritualmente attraverso un rafforzamento morale che possa guidarlo verso la sua origine divina.

Al Papa cattolico piace molto umanizzare Dio in quanto seguace appunto della corrente gesuita, una corrente esaltata militaresca cui non si eleva al giusto spirito del Cristo, ma guarda al Cristo come un Re, che quale Re del mondo regnerà un giorno su tutta la Terra. Non credo che al Maestro Gesù (l’antico Zarathustra), al Cristo Gesù o al Cristo stesso, piaccia loro diventare “Re degli uomini”, quando il Cristo stesso nel Vangelo di Giovanni risponde a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo …” (Gv 18,36). Tutto questo perché la teologia cattolica, così come gran parte dei filosofi attuali, non hanno più la giusta conoscenza esoterica in grado di distinguere queste tre Personalità divine-umane, dietro di cui operano tre altissime Individualità spirituali, spiriti eccelsi che sono a dei livelli evolutivi diversi l’uno dall’altro. Essi hanno sempre operato nell’ambito della storia evolutiva umana, come guide spirituali di un’umanità ancora oggi per certi versi ancora immatura. Fin dai tempi della creazione dell’uomo, il cui inizio secondo la Scienza antroposofica, dobbiamo collocarlo nel periodo, lemuriano o paradisiaco biblico da parte di Jahve o Jehovah (dietro di cui agiva il Cristo), hanno collaborato e guidato la discesa dell’umanità verso l’incarnazione terrena a causa della tentazione luciferica che comportò la separazione dall’“Albero della vita” e dal consesso divino, alfine che conquistasse la coscienza autonoma individuale e la libertà dagli stessi creatori. Nella Bibbia difatti è scritto: «Il Signore Dio disse allora:

“Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!” Gen 3,22».

Se da una parte l’uomo evitò di diventare un semplice automa e specchio divino, dall’altra però ebbe come conseguenza la conoscenza della morte e del dolore voluto da Jahve, che a causa della disobbedienza dovette sottostare all’inesorabile decreto divino, dove alla “donna decretò il dolore della gravidanza, mentre all’uomo (maschio), quello di cibarsi attraverso il lavoro faticoso della terra con il proprio sforzo personale, giacché gli era stato proibito cibarsi dall’albero della vita” (Gen 3,16-17). (In realtà dietro questo decreto jahvetico, esiste un mistero divino che Rudolf Steiner ci rivela attraverso la Scienza antroposofica, dove afferma che il dolore così come la legge della reincarnazione, è stato dato all’uomo per compensare i guasti o gli errori degli egoismi umani cui l’uomo avrebbe inesorabilmente generato da lì in poi, in tutto l’arco della sua esistenza terrena). Attraverso dunque il dolore e la sofferenza sono stati dati all’uomo di acquisire la coscienza dell’io nell’arco di un lungo periodo iniziato nell’ultimo terzo dell’Epoca Atlantica, ossia da quando cioè l’Io superiore dopo aver lavorato e tratto in modo incosciente dagli involucri animici-corporeo le tre facoltà dell’anima, “pensare, sentire e volere”, si ritrasse poco dopo nel mondo spirituale da dove guida ora ogni singolo uomo. In questo lavoro l’uomo è però aiutato dalle citate Entità divine-umane senza le quali, non sarebbe stato possibile realizzare la meta spirituale e in modo particolare, accogliere dall’Entità divina del Cristo, il vero nocciolo dell’ uomo superiore o Vero Io, (il vero uomo creato a immagine di Dio).

Quest’immagine divina superiore creata dai sette Elohim solari creatori (da cui l’Elohah lunare Jahve, trasse l’immagine umana) attraverso un procedimento difficilmente comprensibile per chi non abbia ancora avuto modo di avvicinarsi alla Scienza esoterica antroposofica, è menzionata nella prima parte della Bibbia in “Gen 1,27”. Nella Cabala mistica ebraica è invece conosciuto come “Adam Qadmon”, cioè l’uomo del principio, la vera immagine divina cui il Cristo separò dall’uomo   alla fine dell’Epoca Iperborea, quando Sole, Luna e Terra, formavano un solo corpo cosmico, ossia quando il Sole sorgeva nell’Epoca dei Pesci. Il Cristo dopo essere disceso e incorporatosi in un corpo umano tramite cui si è unito alla Terra attraverso l’evento del Golgotha, è di nuovo presente nell’ambito astrale terrestre, questa volta però in un corpo eterico di luce come aveva promesso, in concomitanza del Sole che nasce di nuovo durante l’equinozio di primavera, a 10° gradi dalla costellazione dei Pesci. Per questo è importante conoscere e distinguere queste tre Individualità divine-umane nel loro operare nell’ambito terrestre e nell’anima umana. A chi di loro andrebbe rivolta la nostra preghiera affinché possano concederci l’illuminazione e la forza per superare le nostre prove? All’Entità divina del Cristo, all’Archetipo umano Cristo in Gesù figlio del Dio Jehovah, o al Maestro Gesù l’antico Zarathustra, cioè Gesù di Nazareth? È una scelta che l’uomo deve compiere, e può farlo solo attraverso la giusta conoscenza della corrente esoterica del cristianesimo rosacruciano confluito nell’Antroposofia. «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9); dipende, però a chi bussiamo, dove cerchiamo e il modo con cui chiediamo, affinché ci sia dato ciò che abbiamo bisogno per superare le nostre prove e progredire spiritualmente.

È un tema che ho già cercato di affrontare in un altro articolo del mio blog e che senz’altro un maggiore approfondimento può essere trovato nell’ampia conoscenza cristologica delle conferenze tenute da Rudolf Steiner in diverse città del mondo occidentale. Qui può essere detto in modo sintetico che dietro a Gesù o al Maestro Gesù, com’è chiamato dopo l’evento del Golgotha, si cela l’antica Individualità solare di Zarathustra, il fondatore dell’antichissima civiltà persiana risalente a circa 7000 anni avanti Cristo. Il quale fu il preparatore degli involucri fisici e animici di Gesù di Nazareth dall’età di 12 anni (cioè dopo che entrò con il suo Io superiore, nell’involucro astrale, eterico e fisico di Gesù di Nazareth allora dodicenne) elaborandoli e perfezionandoli fino al momento del Battesimo nel Giordano, dove all’età di trent’anni lasciò quel corpo puro e perfetto sacrificandolo all’Altissimo Dio solare. Cosicché Gesù di Nazareth divenne il Cristo in Gesù, ossia il Messia o l’unto del Signore o, il portatore del Cristo che dovette superare il mistero iniziatico della croce sul Golgotha, cui è riferita la sua esclamazione prima di morire: “Elì, Elì, lemà sabactàni! Mt 27,46”; che secondo Rudolf Steiner significa: “Dio mio, Dio mio quanto mi hai glorificato!”. Sappiamo che Egli era già stato preparato come nuovo Messia dalla corrente sacerdotale essena, e destinato dall’Arcangelo lunare Gabriele, a nascere da una vergine di Nazareth di nome Maria, la quale venne adombrata dallo Spirito Santo e per questo fu chiamato “figlio di Dio”(Luca 1,34). Possiamo ancora aggiungere che dietro questo bambino divino Gesù di Nazareth, è celata un’anima antichissima, un “Archetipo umano” che non si era mai incarnato sulla Terra, che aveva vissuto nel mondo solare protetto dall’Arcangelo Michele, cui secondo la Scienza antroposofica è una parte dell’anima paradisiaca sottratta ad Adamo prima che questi fosse contaminato da Lucifero. Vale a dire che ad Adamo venne tolta una parte di anima-sorella (possiamo pensare a una cellula uovo che viene divisa in due parti) che non venne avviata verso l’incarnazione terrestre, ma venne tenuta pura, in serbo dagli Dei nel mondo solare e che s’incarnò quindi la prima volta a Betlemme, dai genitori Maria e Giuseppe nativi di Nazareth.

Volendo chiarire meglio questo mistero divino, possiamo vederlo sotto l’aspetto corporeo, animico e spirituale del Cristo, dicendo che: dietro l’aspetto fisico corporeo, si cela una manifestazione dell’altissimo iniziato solare di Zarathustra cui oggi conosciamo come Maestro Gesù. Sotto l’aspetto animico si cela una manifestazione dell’Archetipo dell’umanità, cioè l’Adamo celeste, non ancora contaminato dall’influsso luciferico e che è l’immagine e somiglianza creata da Jahve o Geova o, com’è menzionato nella Bibbia, dal “Signore Dio” cioè l’Elohim-Yahve (Genesi 2,4). E attraverso l’aspetto spirituale si manifesta il Cristo, il Logos divino, l’Io Sono l’Io Sono o la manifestazione del secondo aspetto della Trinità divina universale, cioè “Dio Figlio”, cui è riconosciuta tramite la chiaroveggenza di Giovanni il Battista sotto l’aspetto di “colomba”, ossia il simbolo dello Spirito Santo che procede dal Cristo e che si posa immaginativamente sul capo di Gesù di Nazareth, (Mt 3,16). Queste tre Entità individuali divine-umane che nel momento del Battesimo nel Giordano si sono compenetrate spiritualmente una nell’altra, è molto importante che impariamo a distinguerle similmente come distinguiamo il “corpo, l’anima e lo spirito” nell’uomo. Volendo perciò continuare la similitudine riferita agli involucri umani dell’Altissimo Spirito solare, possiamo dire che l’apostolo Matteo descrive il “Corpo” del Cristo quale sintesi evolutiva della genealogia che va da Abramo a Gesù di Nazareth, attraverso tre volte quattordici o sei volte sette generazioni secondo i misteri esoterici della corrente dei sacerdoti esseni, cioè 3×14 o 6×7=42.

Nel Vangelo antroposofico di Matteo, Rudolf Steiner ci svela che per purificare e perfezionare il corpo fisico secondo l’iniziazione essena, occorrevano 7 volte 7 generazioni cioè 49. Marco invece, descrive il corpo eterico del Cristo, ossia il corpo delle pure forze plasmatrice eteriche sottratte ad Adamo prima che fossero corrotte da Arimane e rappresentate dal Cristo Gesù, quale Archetipo umano delle pure forze originarie paradisiache celesti. Dobbiamo sapere che il corpo eterico è un corpo armonico costituito da quattro eteri, cioè: “Etere di calore, etere di luce, etere del suono ed etere della vita, che provengono da tre antiche evoluzioni cosmiche della nostra Terra (ossia tutto il nostro sistema solare), quale dono della prima e della seconda gerarchia spirituale. Pertanto dopo la tentazione da parte di Lucifero nel corpo astrale che determinò la separazione in due parti, di cui una prese, la via dell’incarnazione terrestre divenendo egoista a causa dello sviluppo dell’io inferiore; l’altra invece, altruista, venne tenuta in serbo dagli Dei, quale involucro animico dell’Io superiore. Lo stesso processo avvenne per il corpo eterico di Adamo, cui gli Dei trattennero una parte, cioè l’etere del suono e l’etere di vita, prima che diventassero preda di Arimane cui avrebbe messo in pericolo tutta l’evoluzione futura umana, lasciando appunto all’uomo solo l’etere di calore e l’etere di luce, ossia il corpo eterico cui i nostri progenitori biblici discesero sulla Terra e che ognuno di noi eredita dai suoi genitori. Tutto questo per dire che affinché fosse possibile allo Spirito del Sole (Cristo) incarnarsi in un corpo umano, bisognava che fosse presente sulla Terra un corpo eterico completo dei quattro eteri e, ciò divenne possibile, soltanto grazie alla purezza di una vergine donna (Maria – Eva), quale manifestazione e incorporazione della divina Sofia sulla Terra, in un puro e unico esemplare umano femminile. Grazie alla saggia preparazione dei sacerdoti esseni fu possibile ai due puri archetipi celesti umani, (cioè quella parte androgina che gli Dei separarono da Adamo, durante i periodi lemurico e atlantico) d’incarnarsi come “Maria-Eva e Gesù-Adamo” sul piano fisico per la prima volta come madre e figlio, per preparare la via all’Altissimo Dio del Sole; in modo da consentirgli di unirsi allo Spirito della Terra e a un puro corpo umano per l’arco di tre anni, per compiere l’evento del Golgotha. Per questo Marco non menziona alcuna genealogia umana come invece fanno gli altri due apostoli Matteo e Luca, ma egli inizia col Battesimo di Gesù nel Giordano, riportando poi le guarigioni operate dal Cristo in relazione con gli influssi spirituali delle forze plasmatrici cosmiche solari che operavano in certe ore del giorno, dalle dodici direzioni delle costellazioni, grazie al particolare corpo eterico di Gesù di Nazareth.  (II. Continua)

 Collegno, 5 aprile 2020                                                  Antonio   Coscia

Agg.    il   4 giugno 2020

Sopra: Michelangelo Buonarroti - Crocifissione_Redonda_Logroño (La Rioja, Spagna).

Come superare l’angoscia del presente I

Rottmayr-Engelsturz

Michele,

prestami la tua spada affinché io sia corazzato

per vincere in me il drago. Colmami della tua forza

che io possa sfidare gli spiriti che mi vogliono paralizzare.

Agisci in me cosi che luminosamente compenetri il mio io

e mi guidi ad azioni degne delle tue. (Rudolf Steiner)

Come superare l’angoscia del presente

      Questo articolo nasce da una domanda postami da un amica del nostro gruppo di studio antroposofico tenuto presso la mia abitazione di Collegno e che a causa della “Pandemia” del corona virus diversamente chiamato “Covid-19”, fummo costretti nella seconda settimana di Marzo 2020 a interrompere i nostri incontri di studio, per via dell’ordinanza del Governo che consigliava di stare in casa e uscire il meno possibile soltanto per lo stretto necessario alla propria sopravvivenza. Colta da un senso di angoscia per la rapidità della divulgazione della pandemia nei diversi Paesi del mondo, scrive:

 «Ciao Antonio, le coscienze secondo me si stanno risvegliando, mai come in questo periodo ho scoperto atei alla ricerca della preghiera, o comunque persone che mai si sarebbe rivolte al Cristo, dire: non ci rimane altro che pregare. Ma è difficile spiegare loro quello che sta succedendo! Per chi non ha fatto il nostro percorso, è difficile spiegare loro quello che noi sappiamo! Forse rimarrebbero scioccati! Paura, angoscia, fa parte del quotidiano. Pensavo di soffrirne solo io. Ho delle amiche che sono disperate, a una di loro (che aveva iniziato a leggere Rudolf Steiner) ho letto per ” l’era di Michele”, le parole mantriche di Rudolf Steiner trascritte negli appunti da un suo discepolo cui lei ha capito e mi ha ringraziato! Anche se continuerà ad avere paura.  Ecco, questa è la cosa che non mi spiego: sono molto brava ad aiutare gli altri. Ma non mi aiuto! Anche se so cosa portano paura e angoscia, a volte ne sono paralizzata e me ne vergogno, piango cerco di combatterle e prego tanto, mi concentro molto nella “Preghiera meditativa al Cristo” che mi hai dato da leggere e chiedo che possa concedermi forza e fede, per combattere questa situazione che in alcuni momenti, è più forte di me; mi fa stare male, sento in me un disagio interiore che mi fa sentire debole e fuori luogo e a volte, perfino paralizzata! (non so come fare)».

* * *

     Cara amica la tua esperienza di dolore mi ha riportato indietro a un passato lontano laddove una settimana dopo aver compiuto i miei 28 anni, mi ammalai di asma allergica causata da una bronchite trascurata ai primi giorni di settembre del 1971. Questa malattia improvvisa nel pieno vigore della mia vita, oltre il dolore fisico dovuto alla mancanza di respiro, mi procurò uno scoraggiamento e una sfiducia in me stesso da pensare che il mio momento su questa terra fosse compiuto. Non ricorsi mai alla preghiera invocando l’aiuto divino affinché togliesse da me quel calice amaro che pensavo di non meritare, in quanto sentivo di non aver mai fatto nulla di male per meritarmi quella sofferenza ingiusta. Non implorai mai l’aiuto di Dio in quanto ero in collera verso di Lui, per avermi tolto mia madre allora 51 enne quando avevo soltanto 16 anni. Mia madre era una donna amorevole, molto devota verso Dio e il Santo di Padova cui lei venerava e pregava, per il fatto che avesse lo stesso nome del figlio perduto all’età di sette anni per meningite. Pertanto la sua morte prematura cambiò il mio temperamento vivace-sanguinico, con quello triste-melanconico in concomitanza del mio terzo settennio, in cui avveniva il cambio del mio corpo astrale secondo la conoscenza della Scienza dello Spirito o antroposofia. Divenni col tempo, un carattere triste, timido e insicuro verso il futuro e rancoroso come citato nei riguardi di Dio, bestemmiandolo con vero piacere di farlo appena si presentava l’occasione. A 19 anni incontrai mia moglie allora 15 enne e, dopo sei anni, nel ’68 ci sposammo e andammo ad abitare (fu un po’ un errore) nella stessa scala condominiale al piano di sotto, dove abitavano i suoi genitori. Dopo la nascita di nostro figlio nel ’70, l’anno dopo appunto nel settembre del ’71, appena compiuto i miei 28 anni, cioè all’inizio del quinto settennio dello sviluppo della mia anima razionale, arrivò all’improvviso la mia asma allergica, come un colpo di fulmine a ciel sereno.

È un disturbo insopportabile cui si è incapaci di reagire, perché toglie le forze impedendo così all’alito vitale di rinnovarsi, cosicché senti la vita scivolare via senza poter fare nulla per fermarla; è un continuo sforzo tremendo dei polmoni affinché i bronchioli infiammati lascino passare quel filino d’aria che crea il disturbo della cosiddetta “fame” d’aria o dispnea. Non riuscivo a fare due passi senza che dovessi fermarmi per la mancanza di respiro. Soffrivo molto con la tendenza a chiudermi sempre più in me stesso, pensando che fosse arrivata la fine e, stranamente non m’importava poi più di tanto, né di vivere né di morire. Apatico, indolente verso la realtà esterna, a volte anche insensibile verso mia moglie e mio figlio, cui lei cercava con amore di lenire la mia sofferenza ma senza riuscire a compensare il mio atteggiamento di sofferenza egoista. La disarmonia e la sofferenza aumentarono fino a che decisi di reagire; così mi recai all’Ospedale Universitario di Ginevra, dove mi sostennero a degli esami allergometrici cui mi trovarono allergico a diversi tipi di pollini, tra cui piante e peli di animali, consigliandomi una cura ma senza risultato. La mia asma non mollava, mi recai da un medico di Cascine Vica (Rivoli) dott. Arturi, dove anche lui volle fare gli esami allergometrici e consigliò di fare il vaccino antiallergico che andava fatto 10-15cc di liquido per volta, nel braccio sottocutaneo. Acquistai così il vaccino antiallergico cui conteneva quattro fiale che andavano gradatamente aumentando da cento pollini fino alla quarta fiala che ne conteneva un milione e che appunto, andavano fatte gradatamente sottocutanee per un massimo di 15cc. per volta, per una durata di tre mesi e poi ripetute ogni anno per tre anni di seguito. Mi recai così da un infermiere che lavorava all’Ospedale Maria Vittoria di Torino e che abitava nella scala a fianco alla nostra dello stesso condominio. Dietro un’incomprensione tra lui e un certo dottore dell’Ospedale, fu deciso che le fiale andavano fatte per intere e intramuscolare per quattro giorni di seguito. Al che provai a spiegargli che era contrario al consiglio del mio medico curante dott. Arturi, incurante però della mia preoccupazione mi rassicurò dicendomi che aveva chiesto al medico primario ospedaliero e che gli aveva assicurato di iniettare delle fiale per volta per via intramuscolare, Fu così che m’iniettò le quattro fiale di vaccino che andava fatto gradatamente in tre mesi, in soli quattro giorni! E difatti, l’ultima fiala, il mio organismo non la sopportò e cominciai dopo alcuni minuti a star male, divenni tumefatto in viso e un po’ dappertutto, non riuscivo più a respirare dal naso completamente otturato e attraverso la bocca cominciavo ad avere molta difficoltà di respiro. Mi resi conto che andavo incontro a qualcosa di terribile (shock anafilattico) essendo consapevole che stavo rischiando di morire, avendo forse a disposizione pochissimo tempo (anche allora il mio orgoglio m’impedì di chiedere aiuto al divino) prima che i pollini facessero il loro corso in tutto il mio organismo. Stranamente però rimasi calmo e tranquillo, dicendo a mia moglie di chiamare subito il dott. Arturi che abitava a circa due km da casa mia e che mi aveva appunto consigliato la cura; devo a lui la mia vita, per il fatto che in non meno di un quarto d’ora arrivò a casa mia! Mi fece prendere tre pastiglie di cortisone (le ultime che possedevo in casa contro l’asma) e intanto m’iniettò due fiale di cortisone per endovena e due intramuscolari; un’altra a mezzanotte e al mattino alle sei ritornai normale; il mio viso e le altre parti del corpo non erano più tumefatti e respiravo bene. Questa esperienza mi toccò profondamente, cambiando la mia indole e cominciando ad apprezzare di nuovo la vita e coloro che mi stavano accanto, grazie anche al fatto che riuscimmo ad andare via da quella casa per me nefasta trasferendoci nell’alloggio attuale, ritrovando così di nuovo l’amore e l’armonia familiare.

Iniziai così a sperare in una mia guarigione essendo quasi certo che in qualche posto del mondo esistesse qualcosa che potesse guarire la mia asma; e così fu. Cominciò la mia via di risveglio spirituale, grazie a un amico di lavoro, incontrando per prima una corrente medianica nel ’74, ma dopo pochi mesi smisi e incontrai grazie di nuovo a quest’amico nel ’75, la corrente cattolica del “movimento carismatico”. Con il movimento carismatico cominciai ad avere diverse esperienze animiche che mi avvicinarono di più al mondo spirituale; ma l’atteggiamento misticheggiante e fanatico cui assistevo nella comunità carismatica cominciò a infastidirmi, fino a quando incontrai un nuovo amico che mi parlò di una corrente spirituale proveniente dal Giappone di nome “Mahikari” (luce di verità). Entrai in questa corrente spirituale nel ’76, cui dedicai tutta l’anima per la sua divulgazione e l’attività all’interno del Dojo (luogo di pratica spirituale), fui per questo molto attivo per diverso tempo che non sono mai riuscito a dimenticare, e che continua tuttora a essere presente nel mio cuore cui, non sono mai riuscito a uscirne del tutto spiritualmente. Grazie a Mahikari, dopo tre anni riuscii a guarire del tutto dalla mia asma allergica durata sette anni. Nel ’78 (all’inizio del mio sesto periodo dell’anima cosciente), diverse personalità teosofiche chiesero di essere iniziate nell’arte della purificazione e del cammino spirituale di Mahikari, tra le quali ebbi la fortuna di conoscere una signora particolare, anziana, che mi parlò dell’Antroposofia e di un gruppo antroposofico esoterico di Torino, cui però era difficile partecipare se non attraverso un’accurata preparazione spirituale. Ma negli anni ottanta era molto difficile trovare libri antroposofici nelle librerie e fu così che un giorno recandomi a Torino nella libreria Zanaboni, un libro fuori posto messo lì per caso, il cui titolo: “La Saggezza dei Rosacroce”, attirò la mia attenzione cambiando gradatamente e totalmente il mio pensiero e la mia vita, sulla visione del mondo spirituale che avevo concepito fino allora in modo infantile. Così dopo circa dodici anni, nel settembre del 1987 (nel mio settimo periodo del Sé spirituale), dopo una crisi spirituale durata diversi anni e aiutato da un sogno notturno molto vivido di un incontro spirituale con Rudolf Steiner, trovai il coraggio di uscire dalla corrente religiosa di Mahikari, per iscrivermi ed entrare nella corrente esoterica cristiana-rosicruciana rappresentata dalla Società Antroposofica Universale di Dornach (Svizzera).

Cominciai così a frequentare il gruppo di studio Michelangelo di Torino e dopo tre anni, entrai come allievo nella scuola esoterica di Michele, cioè nella prima classe della Libera Università di Dornach. Avrei dovuto iscrivermi anche nel gruppo di Torino secondo lo statuto della Scienza dello Spirito di Dornach, ma non riuscii mai a farlo, perché non sentivo il gruppo di studio come sentivo in me l’Antroposofia. Cosicché una sera di Settembre del ’94 (all’inizio dell’ottavo settennio dello spirito vitale), a causa di un contrasto con un’euritmista (che aveva cominciato a frequentare da poco il gruppo di studio), decisi con sdegno che non avrei più frequentato il gruppo. Il motivo fu per via di un mio intervento nel gruppo che lei giudicò come inopportuno e ripetitivo, facendo a mia volta notare che se in un gruppo antroposofico non era consentito esprimere liberamente la propria opinione, non aveva più alcun senso per me frequentarlo, in quanto andava appunto contro i principi fondamentali dell’Antroposofia e dell’insegnamento espresso da Rudolf Steiner, nel libro ”Formazioni di Comunità” O.O. 257. Pochi anni dopo, all’inizio del terzo millennio (nel mio nono periodo dell’Uomo spirito, in cui si conchiuse lo sviluppo settennale animico) un antroposofa di Torino che come me si era allontanata dal gruppo Michelangelo, mi chiese di formare a nostra volta un gruppo di studio. Accettai volentieri invitando a mia volta alcuni amici, cui lei fece altrettanto di persone che come noi avevano lasciato il gruppo, cosicché alla fine eravamo circa una decina di persone che iniziammo a vederci settimanalmente a casa di una “antroposofa” di Grugliasco. Dopo un po’ di tempo a causa di un dissenso col marito, questa ci disse di non voler più continuare, così cominciammo a incontrarci a Torino a casa di due antroposofi del gruppo. Alla fine però decidemmo di continuare a casa mia per via di un’amica antroposofa che voleva rimanere più vicino ai suoi familiari domiciliati qui a Collegno che non stavano bene, e, poco dopo si unirono al nostro gruppo di studio altre due persone non ancora iscritte alla Società Antroposofica. Alcuni anni più tardi due vecchi amici antroposofi del nostro gruppo, avevano cominciato a frequentare di nuovo il gruppo “Michelangelo” di Torino, diventando sempre più aggressivi sia nei miei riguardi sia in quello degli altri amici del gruppo, così una sera arrivammo alla … frutta e al contrasto, dicendo che non intendevo più guidare il gruppo con la loro presenza. Uscirono dal gruppo insieme a una loro amica, rimanendo quelli del gruppo attuale cui si aggiunsero altre due amiche che così grazie al mondo spirituale, siamo ora un gruppo di studio di otto persone. Siamo per adesso un gruppo di amici come desideravo che fosse, vale a dire secondo gli insegnamenti di Rudolf Steiner, dove non ci s’indigna più se qualcuno fa una domanda di troppo, ma tolleriamo con benevolenza anche una domanda sciocca, in quanto è espressione di un Io, umano. Amici, compagni di viaggio la cui meta è l’Entità del Cristo; perciò c’incontriamo, per studiare insieme e conoscere l’Essere Antroposofia e per cercare di realizzare e preparare i semi quali fondamenti di una futura comunità spirituale basata sulla fratellanza universale. Non c’è la smania di studiare a tutti i costi, una conferenza antroposofica dopo l’altra, ma soprattutto (come consigliava Rudolf Steiner) quello di dialogare tra noi sui contenuti dell’Antroposofia e, forse un giorno col permesso del mondo spirituale, riusciremo a ufficializzare il nostro gruppo alfine di assumere un compito più esoterico per essere più all’altezza dei tempi attuali, cui l’umanità ha bisogno della conoscenza dei principi antroposofici per uscire dal pantano materialistico attuale, chissà! Se no, aspetteremo ancora, maturando insieme le nostre anime dopo la morte, laddove porteremo nell’anima il nostro ideale di amore antroposofico che certamente realizzeremo nella prossima incarnazione, non c’è problema!

Cara amica, ti ho raccontato una parte di esperienza importante della mia vita, alfine di aiutarti a comprendere che a volte la volontà del nostro Io superiore è misteriosa, cui per arrivare alla meta che lui ha deciso per noi in base al nostro karma, ci fa passare attraverso diverse esperienze a volte dolorose per noi che non ne comprendiamo il disegno. Alla fine però, quando arriviamo dove lui aveva deciso che fosse l’azione dolorosa più giusta per noi, cominciamo a capire che tutto è stato necessario, che tutto il dolore e la sofferenza che abbiamo sperimentato ha avuto il senso di plasmarci, di modificarci e infine, di perfezionarci moralmente. Se non fossimo passati attraverso quel destino doloroso e non avessimo sofferto, non avremmo potuto progredire e diventare qualcosa di diverso, saremmo rimasti gli stessi. Oggi, riflettendo su me stesso e guardando indietro ai miei lunghi anni passati tra gioia e dolore, vedo la morte di mia madre come un sacrificio di un’anima che ha contribuito allo sviluppo della mia evoluzione morale e spirituale cui se non fosse mancata in età prematura, penso che la mia vita sarebbe totalmente differente: sarei forse altrove in un luogo diverso e con amici diversi. Così la mia malattia e tutto ciò che ne è conseguito, tutto è stato karmicamente organizzato e ispirato da una guida superiore che ha diretto il mio destino, cui in principio non l’ho compreso né accettato e per questo, l’ho odiato e che adesso quasi ottantenne, amo con tutto il cuore. Spero che questa mia esperienza possa servirti e rasserenarti un po’, in modo che tu possa capire che ciò che ho imparato in questa lezione di vita, è quello che per prima cosa dobbiamo porre attenzione verso noi stessi: imparare cioè ad amarci, ad accettarci per come siamo, per come noi abbiamo preparato il nostro karma insieme all’Io superiore e che incarnandoci, lo abbiamo dimenticato in quanto è velato dal nostro Angelo, guida. Ciò affinché potessimo diventare migliori di com’eravamo nella vita precedente; dobbiamo per questo ora accettarlo e, se possibile, anche amarlo, imparando così a guardarci nello specchio e sorridere un po’ di noi stessi in quanto uomini (nel senso di umanità), cui non possiamo che essere ciò che siamo, in altre parole imperfetti!

Per questo siamo portati a sbagliare, a essere insicuri, timorosi e, la cosa che soprattutto andrebbe evitata, è quella di piangere più del dovuto su noi stessi. Il pianto chiude l’anima in sé nel suo egoismo quando è sintomo di dolore e di sofferenza non sublimata. Dobbiamo invece imparare ad aprirci con coraggio e con fiducia in noi stessi, che anche noi possiamo arrivare là dove altri sono giunti prima di noi; occorre solo saper attendere e nello stesso tempo ad agire, anche se ciò può condurci a commettere degli errori senza per questo crocefiggerci ma, imparando ad accettare la nostra imperfezione. Se non amiamo noi stessi, come possiamo pensare di amare gli altri? Dovremmo persino arrivare ad amare la nostra imperfezione e prendere coscienza che se non fossimo imperfetti, non saremmo qui, ma saremmo in altri mondi come “Dei” e… forse con altri problemi! Non c’è altra soluzione per noi, se non quella di sbagliare per imparare a diventare più saggi, facendo attenzione però che “sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Infatti, il nostro periodo attuale pandemico, ci costringe a fermarci e di riflettere su noi stessi, in modo di arrivare a quella consapevolezza per capire dove stiamo andando, dove ci porta questa nostra civiltà materialista che con il grande sviluppo dell’informatica moderna, da una parte ci apre al mondo globalizzato e dall’altro, ci isola sempre più in noi stessi, perdendo il senso del dialogo cui è parte del sentirci più umani. Le molteplici immagini che divoriamo attraverso la TV e il cellulare, tendono sempre più a renderci passivi e abulici nel pensare, per cui la fantasia viene uccisa e con essa quella parte peculiare che fa di noi degli esseri umani, senza la quale, abbiamo la tendenza a robotizzarci, a fare di noi una civiltà di uomini-macchine. L’Essere della natura, dietro di cui agiscono questi virus, senza andare troppo nel trascendente dove potremmo trovare certamente la vera causa di tutto quello che ci sta accadendo e che appunto ci ha fermato, ci sta avvertendo che qualcosa in noi non va bene, che abbiamo intrapreso un cammino sbagliato e che potremmo finire in un baratro cui ci porterebbe inesorabilmente a un non ritorno. Dobbiamo interrogare seriamente noi stessi, ponendoci la domanda che esisteva come esortazione all’entrata del Tempio di Apollo a Delfi nella Grecia antica, ossia: “Conosci te stesso”; ovverosia la famosa locuzione: “Da dove vieni? Chi sei? Dove vai?”  (I. continua)

Collegno, 5 aprile 2020                                          Antonio   Coscia

Agg. il    4  giugno 2020

 

Sopra: La caduta degli angeli- pala d'altare del pittore barocco Johann Michael Rottmayr (Cappella di san Michele, nel Castello di Burg a Tittmoning, 1697).

 

La coscienza dell’Io e il corpo di resurrezione del Cristo II

libertaecristianesimo

        Per meglio approfondire la creazione e la sostanza del corpo di resurrezione risorto il terzo giorno dall’evento del Golgotha, dobbiamo prendere coscienza di ciò che Rudolf Steiner ci rivela attraverso la conoscenza antroposofica tramite le diverse conferenze cristologiche, tra cui il libro “Da Gesù a Cristo O.O. 131” e in modo particolare, i libri di Sergej O. Prokofieff “Il Mistero della resurrezione alla luce dell’Antroposofia” e, “E la Terra diviene Sole” della Widar Edizioni. Qui è detto che attraverso il sacrificio della morte, il Cristo discese all’interno della Terra (come recitato nel credo apostolico) che Rudolf Steiner divide in nove strati animici-spirituali quali riflessi delle sfere animiche-spirituali dei mondi superiori appartenenti alle nove gerarchie divine, laddove appunto il Cristo discese fino alla sfera asurica del “frangimento”.4  In questo strato terrestre e ancora oltre, nella sfera, dove convivono insieme, ma separate da uno spazio animico, le forze del bene e del male, il Cristo pose il seme della redenzione in tutti i nove strati terrestri affinché la Terra possa un giorno tramite l’opera dell’uomo, diventare un nuovo Sole. Prima però nell’ottava sfera del frangimento dove avviene la frantumazione di tutti i Fantoma umani dopo la morte dell’uomo, Egli trasformò il Fantoma di Gesù di Nazareth nel corpo di resurrezione con cui risorse alla mattina del giorno di Pasqua. Questo fu possibile in quanto il Cristo aveva già purificato prima della morte il Fantoma umano di Gesù di Nazareth dal peccato originario di Adamo ed Eva, che per questo rimase integro nel settimo strato dello “specchio della Terra” prima che avvenisse la frantumazione da parte delle forze arimaniche nell’ottavo strato del frangimento. Possiamo ancora aggiungere per meglio capire quest’azione spirituale alquanto complessa del Cristo, che il corpo di resurrezione è un arto spirituale di calore più elevato di quello, costituitosi sull’antico Saturno (Fantoma) quale dono dei Troni, con il quale esso forma un’unità spirituale. Il Cristo creò questo corpo spirituale come citato, in vista della futura evoluzione superiore macrocosmica che va da Giove a Vulcano, dove l’uomo superiore o «Vero Io», potrà rivestirsi per trasformare i suoi involucri inferiori perituri microcosmici, in corpi superiori immortali macrocosmici; vale a dire che dovrà trasformare su Giove completamente il corpo astrale in Sé Spirituale; su Venere il corpo eterico in Spirito Vitale e su Vulcano il corpo fisico in Uomo Spirito. Questo corpo di resurrezione non va scambiato col nuovo corpo eterico con il quale il Cristo si presentò ai discepoli e dove Tommaso poté toccare con mano le cicatrici del Suo corpo, giacché questi era solo un corpo eterico un po’ più denso del corpo eterico normale di Gesù di Nazareth e che comunque non era visibile a nessun occhio umano, tant’è che il Cristo si presentò ai discepoli entrando a porte chiuse nel luogo dove si erano adunati (Gv 20, 27). Il corpo di resurrezione è lo stesso con cui il Cristo si presentò a Giovanni nell’Apocalisse e a Paolo sulla via di Damasco, quale «fuoco macrocosmico di luce» quasi accecandolo e che oggi grazie all’Antroposofia cui ogni uomo che l’accolga e che sappia infiammarsi con i suoi contenuti di conoscenza, può compenetrarsi di questo «fuoco di luce spirituale», unicamente se siamo capaci di accendere nella nostra anima sufficientemente il fuoco di conoscenza attraverso lo studio della Scienza dello Spirito che come Rudolf Steiner ci rivela, esiste una legge spirituale che dice: “Il fuoco non può essere divorato dal fuoco”.

In merito Sergej O. Prokofieff nel libro citato dal titolo: “E la Terra diviene Sole, il Mistero della resurrezione”, egli dice che soltanto grazie alla conoscenza dell’Antroposofia abbiamo la possibilità attraverso lo studio e la messa in pratica degli esercizi consigliati da Rudolf Steiner, possiamo accogliere in noi il “corpo di resurrezione” senza per questo dover passare attraverso l’esperienza tragica di Paolo di Tarso, che sulla via di Damasco fu quasi accecato da questo corpo spirituale. Egli continua dicendo che questo corpo è costituito essenzialmente di calore spirituale (fuoco di luce spirituale) e dell’essenza dell’amore cosmico (Agape) del Cristo, e possiamo accoglierlo in noi senza subire alcuna conseguenza, se impariamo ad accogliere i contenuti antroposofici con amore, con un caldo cuore colmo d’amore per Antroposofia. Egli estraendo un pezzo da una conferenza di Rudolf Steiner tenuta a Vienna, scrive: «tuttavia, ciò di cui essi [gli uomini] oggi hanno bisogno è il calore dell’anima, e questo può darlo l’Antroposofia. Chi studia Antroposofia e dice che essa lo lascia freddo, mi appare come chi accatasti in continuazione legna nella stufa lamentando che non scalda. Dovrebbe soltanto accendere la legna, allora avrà caldo! … Ognuno deve trovare nella sua anima il fiammifero per accendere l’Antroposofia. … Come per la legna occorre soltanto un piccolo fiammifero, così anche per l’Antroposofia occorre un piccolo fiammifero con il quale però, potremo accendere in noi la forza micheliana», (O.O. 223, 28.9.1923).

Dopo questa breve digressione terminiamo con un estratto finale del terzo capitolo del libro “Che cos’è l’Antroposofia” con le parole in cui Sergej O. Prokofieff ci invita a riflettere che non si può definire l’Antroposofia come se fosse una conoscenza filosofica esoterica scaturita dal pensiero di un altissimo Iniziato cristiano-rosacruciano, cui può essere equiparata ad altre conoscenze filosofiche del pensiero moderno. L’Anthropos-Sophia è un reale “Essere settemplice divino” e va compreso attraverso le sue diverse discipline artistiche, scientifiche e religiose le quali, non vogliono altro che esprimere la sua manifestazione sul piano fisico dove quest’Archetipo spirituale umano si sottrae al pensiero intellettuale astratto, cui può essere afferrato solo su un piano individuale intellettivo veggente nella parte più intima dell’anima, cioè attraverso la coscienza intuitiva. In una conferenza del 18 novembre 1923 non pubblicata in italiano, Sergej O. Prokofieff nel suo libro “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia” estrae parte di questa conferenza, dove si legge:

«Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se veramente nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…) bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché io sono te stesso; io sono la tua vera entità umana» (Rudolf Steiner).   Infine, Prokofieff, alla fine del capitolo termina con le parole:

«Sin dall’inizio per l’Antroposofia hanno una centrale importanza, l’essere dell’io umano e l’ulteriore sviluppo della coscienza dell’io, e per cui essa è congiunta inseparabilmente con il Mistero del Golgotha e le sue conseguenze per l’evoluzione dell’umanità. Infatti, per l’Antroposofia la definitiva risoluzione dell’enigma dell’uomo sta nel Mistero dell’io dell’uomo, che senza il Mistero del Golgotha non può né esistere, né essere riconosciuto. Per cui l’Essere del Cristo e la sua unica azione sulla collina del Golgotha stanno al centro della sua annunciazione. Rudolf Steiner lo rende evidente con le seguenti parole: «Così per la concezione antroposofica del mondo nell’intero tableau della reincarnazione, dell’essere dell’uomo, dell’osservazione del cosmo e così via, s’inserisce l’Essere del Cristo come un punto centrale. E chi osserva nel giusto senso questa concezione del mondo antroposofica, dice a se stesso: “Io posso osservare tutto ciò, ma comprenderlo posso soltanto quando al grande punto focale, al Cristo» (O.O. 112, 30.6.1909).

Così oggi l’Antroposofia è la corrente centrale del cristianesimo esoterico. Essa è cristiana non unicamente perché Rudolf Steiner ha tenuto molte conferenze su temi cristologici e ha dato moltissimo per la comprensione del Mistero del Golgotha, dei Vangeli e dell’Essere del Cristo nei suoi aspetti terrestri e cosmici, ma perché il metodo di ricerca e di conoscenza dell’Antroposofia stessa è cristiano, sia che si tratti di temi cristologici o di temi che sembrano essere molto distanti da essi. Infatti, l’origine dell’Antroposofia sta nell’essere della resurrezione stessa. Per cui l’interiore processo di resurrezione nell’uomo inizia già mediante l’intenso e vivente pensare i contenuti scientifico-spirituali. Poi, nell’estensione di questo processo all’ambito del sentire e infine del volere (ciò che è possibile soltanto dopo l’accesso al discepolato), inizia l’inserimento del Fantoma6 nell’essere dell’uomo e ciò conduce al reale incontro con il Cristo nella sfera della resurrezione. Anche tutte le fondazioni pratiche dell’Antroposofia (le cosiddette consorelle) sono nate da questa sorgente di conoscenza e di creazione. Che si tratti di una SCUOLA WALDORF o di una BANCA ANTROPOSOFICA, della MEDICINA ANTROPOSOFICA o dell’ARTE DELLA PAROLA o del rinnovamento delle ARTI FORMATIVE, degli impulsi nei vari ambiti della SCIENZA o della vita sociale dell’umanità (la TRIARTICOLAZIONE DELL’ORGANISMO SOCIALE) ­– ovunque laddove vengono rinnovate e trasformate le varie direzioni della vita pratica nel senso dell’Antroposofia, in realtà si tratta della concreta amplificazione delle forze di resurrezione. Già nel suo metodo e per cui anche in tutti i risultati pratici da essa prodotti, l’Antroposofia è una SCIENZA DELLA RESURREZIONE. Essa è un cammino scientifico che conduce l’uomo moderno a riconoscere e a vivere la resurrezione» (Sergei O. Prokofieff, “Che cos’è l’Antroposofia” ed. Antroposofica Milano).

Collegno 6  maggio  2020                                                               Antonio Coscia

Sopra: Tre croci (Pasqua), Acquerello di Rudolf Steiner, Aprile 1924

Note  Antroposofiche

4   La Scienza dello Spirito divide la Terra in nove sfere concentriche le quali sono il riflesso delle tre regioni spirituali che chiamiamo mondo astrale, mondo del Devachan inferiore o Celeste e mondo del Devachan superiore o della ragione. Queste nove sfere del mondo sottofisico sono in rapporto sia con le nove gerarchie superiori e sia con le tre gerarchie dell’ostacolo che operano e che contrastano tra loro attraverso le sfere subspirituali della Terra. Così abbiamo i primi tre strati, cioè: “La Terra minerale, la Terra liquida e la Terra aerea”, che rappresentano il mondo subastrale in cui operano gli Angeli, gli Arcangeli e le Archai che sono contrastati dalle forze luciferiche. Seguono poi: “La Terra della forma, la Terra fruttifera e la Terra del fuoco”, che operano le forze delle Potestà (Elohim o Exusiai), delle Virtù (Dynameis) e delle Dominazioni (Kyriotetes) che sono contrastati dagli spiriti arimanici. Infine, gli ultimi tre strati che sono: “Lo specchio della Terra, la sfera del frangimento e il nucleo della Terra”, che operano gli Spiriti della Volontà (Troni), gli Spiriti dell’Armonia (Cherubini) e gli Spiriti dell’Amore (Serafini) che sono contrastati dagli Asura e dallo Spirito solare del male Sorat. Come possiamo vedere la “sfera del frangimento” è l’ottavo strato della sfera subspirtuale della Terra, dove i “Fantoma umani”, cioè il vero corpo fisico dell’uomo o, per meglio dire il corpo di forze di calore che l’uomo ereditò dalla gerarchia dei Troni sull’antico Saturno e che nella Scienza dello Spirito chiamiamo “Fantoma”, vengono frantumati all’infinito dove poi vengono accolti dalle anime che s’incarnano sulla Terra. Ciò che invece non si verificò col Fantoma di Gesù di Nazareth con il quale, il Cristo nel ritornare indietro dal “nucleo della Terra” cui era disceso dopo la morte di Gesù, creò un corpo nuovo umano (ossia un Fantoma spirituale superiore) tramite il quale risorse il terzo giorno dalla morte sul Golgotha e che nel cristianesimo è conosciuto come corpo di resurrezione.

5       Non si può definire in una nota che cosa sia l’Antroposofia, ma possiamo cercare di spiegare in una sintesi biografica, la parte essenziale di quest’Essere spirituale che a tutta prima si presenta sotto l’aspetto filosofico di Scienza spirituale e come corrente o via di conoscenza esoterica moderna a orientamento cristiano-rosicruciano. Essa pone al centro l’evento del Golgotha e lo sviluppo del pensiero e dell’anima umana, quale visione spirituale chiaroveggente tratto dalla ricerca spirituale di un altissimo iniziato rosicruciano discepolo del Cristo vissuto tra il XIX e il XX secolo chiamato Rudolf Steiner (1861-1925), il fondatore della “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Attraverso la sua visione chiaroveggente pressoché esatta, Rudolf Steiner dà una visione dei mondi spirituali come nessun altro aveva potuto fare finora, essendo l’umanità entrata nell’epoca o periodo di cultura dello sviluppo del pensiero intellettuale cosciente. Egli tramite la sua ricerca occulta meticolosa trae dalla lettura della cronaca dell’Akasha le immagini grandiose del libro, la “Scienza occulta O.O. 13”, così come dai mondi dello spirito la manifestazione delle nove “Entità Celesti” o “Intelligenze Cosmiche” descritte nel libro “Gerarchie Spirituali O.O. 110” che operano nel “cosmo Stellare” e in quello Planetario, in un rapporto armonico con la nostra Terra e con gli esseri umani. E similmente a come fa lo scienziato moderno quando scopre le leggi della natura, Rudolf Steiner quale “Maestro dei nuovi tempi”, scoprì le leggi e le regole celesti, così che possiamo giustificare il nome “Scienza dello Spirito” con cui chiamò la corrente antroposofica. Rudolf Steiner diede una definizione dell’Antroposofia come spunto e riflessione affinché ogni allievo possa lavorare su se stesso alfine di trovare un rapporto intimo e soggettivo con l’Essere Anthropos-Sophia: «L’Antroposofia è una via di conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo». E nello statuto principale della Società Antroposofica nel primo punto è detto: «La Società Antroposofica vuole essere un’associazione di uomini che intendono avere cura della vita dell’anima nell’uomo singolo e nella società umana sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale» (Rudolf Steiner, 18 novembre 1923). Sergej O. Prokofieff nel libro “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia”, spiega che quest’Essere spirituale visto nel suo aspetto fisico e animico-spirituale, si presenta come un “Essere reale” quale settima parte costitutiva della Celeste Sofia e che similmente all’uomo, è costituito da sette arti cosmici, il cui sviluppo per ogni singolo arto è di circa 700 anni. Perciò dobbiamo collocare la nascita dell’Anthropos-Sofia nel periodo abramitico, cioè circa 2100 anni a.C. dove iniziò con lo sviluppo del “Corpo”, ossia Corpo fisico. corpo eterico e corpo astrale, nell’arco di 2100 anni cui fu conosciuta come “Sofia o Teosofia”. Dall’anno 1 d.C. al 2100 d.C. iniziò lo sviluppo dell’“Anima” e cioè: “L’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente”, cui fu conosciuta come “Filosofia”. Infine, dall’anno 2100, ma già dal nostro periodo in cui l’uomo è nello sviluppo dell’anima cosciente, l’Antroposofia ha iniziato lo sviluppo dello “Spirito” ossia: “Sé spirituale, poi lo spirito Vitale e l’Uomo Spirito” fino alla fine del 4200 d.C. ed è conosciuta come Antropos-Sofia.

Oggi l’Antropos-Sofia è quindi nello sviluppo del Sé spirituale e si pone di fronte all’uomo come Sé spirituale, come la vera Entità superiore dell’uomo: «… e ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: Fammi entrare, poiché io sono te stesso; io sono la tua vera natura umana» (Rudolf Steiner, 18 novembre 1923).

6    Il “Fantoma” è il nostro vero corpo fisico che è costituito essenzialmente di calore, di forze di calore che attraggono la materia fisica che forma il nostro corpo umano. Se Immaginiamo di togliere da noi tutta la sostanza solida o fisica, tutta la sostanza di acqua e tutta la sostanza di aria, resterebbe in noi soltanto la sostanza di calore, ossia un uomo di calore, il quale è il nostro vero corpo fisico di calore formato dalle forze saturnie concessaci dagli Spiriti della Volontà cioè i Troni. È la nostra parte corporea più perfetta alla quale i Troni e altre gerarchie superiori, hanno lavorato al suo perfezionamento spirituale-animico-corporeo, durante l’evolversi dei quattro stati di coscienza planetari susseguitesi nell’arco di quattro “eoni cosmici” e che la Scienza dello Spirito chiama: “Saturno, Sole, Luna e Terra”. Alla venuta del Cristo il Fantoma umano, cioè il corpo di calore insieme al corpo eterico e quello astrale, erano ormai consunti, arrivati, cioè a una condizione tragica di logoramento e di disequilibrio animico cui si manifestavano attraverso malattie molto gravi come la “lebbra”. Ciò era la causa sia del peccato originale dovuto alla tentazione di Lucifero, sia al troppo egoismo che afferrava le anime svuotate dallo spirito cosmico e dalla “Bat Kol” (la voce divina) che non si manifestava più attraverso i Profeta ebraici, né tantomeno tramite la falsa religiosità dei sacerdoti “farisei”. Il Cristo nei suoi tre anni vissuto in Gesù di Nazareth poté ripristinare completamente il “Fantoma” originario di Saturno, da cui nella discesa e risalita attraverso i vari strati della Terra, creò nella sfera del “frangimento”, un nuovo “Fantoma” o corpo spirituale (corpo di resurrezione). L‘uomo che accolga in sé il Cristo come spiegato dalla Scienza dello Spirito, può accogliere in sé non solo il Fantoma di Gesù di Nazareth (il quale secondo la legge dell’economia spirituale può essere moltiplicato all’infinito) ma anche il corpo di resurrezione con cui può mantenere la sua coscienza dell’io anche dopo la morte fisica.

 

 

La coscienza dell’io e il corpo di resurrezione del Cristo I

 

620px-Mathis_Gothart_Grünewald_044_cropped-1       Sergej O. Prokofieff a una domanda su cosa fosse l’Antroposofia rispose con una serie di pubblicazioni con il tentativo di dare una risposta a un tema alquanto difficile da comprendere per chi non ha ancora avuto modo di approfondire la Scienza dello Spirito o antroposofia, e in alcuni casi, anche per gli stessi antroposofi studiosi e allievi esoterici che  da diverso tempo  cercano di approfondire la reale essenza di quest’essere gerarchico dei mondi superiori dello spirito. Quale uno dei più evoluti e fedeli allievi di Rudolf Steiner, dedicò tutta la sua vita per la divulgazione della Scienza dello Spirito come nuova via esoterica cristiana-rosicruciana, pubblicando una ricchissima letteratura antroposofica cristologica curata con amore dall’antroposofa tedesca Christine Untersulzner, per la Widar Edizioni. Nell’interessante libricino “Che cos’è l’Antroposofia”, Sergej O. Prokofieff sintetizza cinque aspetti del tema principale e fondamentale riguardo all’Essere Antroposofia. In questo libretto egli evidenzia con estrema sintesi cinque capitoli su: “L’enigma dell’uomo, il cammino di conoscenza dell’Antroposofia, la coscienza dell’io e il Mistero del Golgotha, il cammino evolutivo di Rudolf Steiner e l’Essere del Cristo e il Mistero dell’uomo”. Nella pagina di copertina, Christine Untersulzner esprime come antroposofa, in una nota sintetica il pensiero che Sergej O. Prokofieff abbia espresso in questi articoli più il suo rapporto con l’Essere Antroposofia che dell’Antroposofia stessa. Lei pensa che, in effetti, l’Essere Antroposofia rimanga indescrivibile e si sottrae alla definizione del pensiero razionale, asserendo che l’incontro interiore con essa appartiene alle più intime esperienze dell’anima e perciò non può essere illustrato pubblicamente in un articolo, anche se di alto livello spirituale.

Ho estratto uno stralcio da uno dei cinque capitoli dal titolo “La coscienza dell’io e il mistero del Golgotha”, dove l’autore evidenzia con molta chiarezza il dramma umano, laddove egli pone una domanda sull’oscuramento della coscienza dell’io nel varcare la porta della morte. La domanda è: «Se la coscienza dell’io può nascere soltanto in base al rispecchiamento dell’io nell’organizzazione corporea e l’uomo abitualmente conosce soltanto questa coscienza dell’io che si regge sul corpo, che cosa avviene con essa quando l’uomo nella morte deve lasciare il suo corpo fisico»?

A questa domanda egli risponde con un estratto di una conferenza tenuta a Zurigo da Rudolf Steiner con il titolo “Il legame fra i vivi e i morti”, dove appunto scrive: «In questo caso egli perde ampiamente la sua coscienza dell’io. Solo per quanto nell’esistenza dopo la morte l’uomo si ricorda ancora al momento della morte stessa, vale a dire al momento dell’abbandono del suo corpo fisico e con ciò anche a esso stesso, egli può mantenere qualcosa della sua coscienza dell’io nel mondo spirituale» (vedi O.O. 168, 24.10.1916).

Egli poi continua dicendo che: «Questa tragicità era pienamente cosciente soprattutto agli antichi greci, i quali lamentavano che la chiarissima coscienza che sviluppavano soltanto nel corpo esplicando il pensare filosofico, non poteva essere portata nel post mortem perché là mancava il corpo come specchio. E quando nei Misteri, provvisti dal pensare libero dai sensi, essi abbandonavano il corpo avendo così delle percezioni coscienti del mondo spirituale, ciò era possibile soltanto perché si rimaneva ancora collegati con il corpo mediante il sentire e il volere. Quando però sulla via dei Misteri si giungeva al punto da rendere liberi dal corpo anche il sentire e soprattutto il volere non aveva più alcuna stabilità in sé e si dissolveva in esso come una piccola goccia nell’oceano. Egli non era più in grado di mantenere in esso la sua individualità [Personalità] o la sua coscienza dell’io. Infatti, le forze di morte, [ossia i pensieri reali dove vive il nostro Io superiore che si specchiano come pensieri morti nel cervello fisico] di cui l’uomo aveva bisogno sulla Terra per la sua coscienza dell’io, egli non poteva portarle con sé nel mondo spirituale» (ibidem). A questo punto Sergej O. Prokofieff pone un’altra domanda formulandola così: « Come si può rimanere un essere dotato dell’io anche dopo aver abbandonato nella morte il nostro corpo fisico»? Egli a tutta prima risponde ripetendo ciò che è stato già citato, arrivando poi a una sintesi che riassume dicendo: «Il problema umano della nostra coscienza dell’io, è che mentre sulla Terra il nostro io esiste senza immortalità [cioè perituro] e nel mondo spirituale è l’opposto; nel mondo spirituale esiste l’immortalità dell’anima, ma senza la coscienza dell’io» (ibidem).

 Quando dunque varchiamo la soglia della morte il nostro pensare, sentire e volere si separano ricongiungendosi con le loro forze originarie di cui, il pensare si unisce col mondo stellare o Devachan superiore, il sentire col mondo dei pianeti o Devachan inferiore e il volere col mondo spirituale terrestre o mondo astrale, cosicché la coscienza dell’io si dissolve appunto come una goccia nell’oceano. Occorre perciò secondo Sergej O. Prokofieff, trovare un nuovo sostegno che compensi il corpo fisico che abbiamo abbandonato e che egli consiglia nel mettere in pratica gli insegnamenti che troviamo nel libro l’Iniziazione (O.O. 10).

Qui egli dice che: «Se accogliamo e riusciamo a mettere in pratica in modo sufficiente la disciplina antroposofica consigliata in questo libro, il nostro io umano può essere rafforzato in modo tale da sviluppare le condizioni che ci permetteranno d’incontrare il Grande Guardiano della Soglia e di conseguenza l’incontro con il Cristo, dimodoché l’uomo potrà mantenere l’unione delle tre forze dell’anima anche oltre la morte. Ciò farà sì che potendo mantenere desta la coscienza dell’io anche dopo la morte, l’uomo consegue non solo l’immortalità dell’anima ma anche quello di unirsi in modo cosciente con il suo Io superiore (…). In questo modo, il nuovo sostegno per le forze dell’anima che si separano, viene trovato sulla via che conduce l’uomo dal suo io comune, terreno, al suo Io superiore e infine all’incontro con l’Io universale del Cristo. O detto diversamente: l’uomo deve cercare di raggiungere già qui sulla Terra almeno un rapporto iniziale con l’Io del Cristo e così anche con la sua azione nel Mistero del Golgotha, per mantenere la coscienza dell’io anche al di là della soglia. Infatti, soltanto mediante quest’azione del Cristo venne data sul piano storico-universale una volta e per tutto il futuro dell’evoluzione dell’umanità la risposta alla decisiva domanda riguardo alla sopravvivenza della Personalità umana anche dopo la morte. E questo avvenne non in qualche modo teorico, bensì quale fatto cosmico-terrestre della resurrezione del Cristo-Gesù» (ibidem). A questo punto qualcuno potrebbe chiedere, che cos’è il corpo di resurrezione?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare una breve digressione che ci porta lontano, a un’esistenza antichissima del nostro pianeta Terra, laddove venne creato il primo germe spirituale del nostro corpo fisico quale dono dell’altissima gerarchia spirituale dei Troni. In quell’antichissimo eone o stato cosmico di coscienza risalente a quattro eoni cosmici antichi, dove la nostra Terra (cioè tutto il nostro sistema solare) era soltanto una grandissima sfera di calore che si espandeva fino al pianeta Saturno attuale e ancora un po’ più oltre il mondo stellare, dove l’uomo era ancora un pensiero-immagine che viveva nel grembo di tutti gli Dei. Furono i Troni a sacrificare il loro corpo di calore quale base del nostro sistema solare e a donare all’uomo il germe di calore del corpo fisico (che Rudolf Steiner chiama “Fantoma”) e il germe spirituale dell’uomo superiore che chiamiamo “l’Uomo Spirito o Atma”. In seguito anche gli altri Dei tra cui i Serafini, i Cherubini, gli spiriti della Saggezza o Kyriotetes, gli spiriti del Movimento o Dynameis, e gli spiriti della Forma o Exusiai (Elohim), donarono durante i seguenti stati di coscienza cosmici una scintilla del loro fuoco creatore, cioè il germe spirituale di ogni singolo arto della natura umana-spirituale che divenne così un’unità settemplice1 umana completo soltanto nell’eone terrestre, grazie all’evento del Golgotha e alla venuta del Cristo sulla Terra; tuttavia ancor oggi non del tutto perfetto. Pertanto il lavoro che l’uomo deve compiere per perfezionare e realizzare se stesso come meta divina e quale compimento di un nuovo ramo gerarchico divino-spirituale, è quello di trasformare appunto tramite l’aiuto dell’Impulso del Cristo tutta la natura umana inferiore caduca cioè mortale, in una natura superiore divina-spirituale immortale.

Ciò può essere realizzato soltanto se l’io terreno lavora attivamente su se stesso, innanzitutto perfezionandosi ed elevandosi a un grado superiore di coscienza morale attraverso il primo grado di coscienza di veglia, ossia con lo studio della conoscenza esoterica che gli offre oggi la Scienza dello Spirito o antroposofia, fondata da Rudolf Steiner. Sappiamo che l’io terreno si manifesta tramite l’anima umana (corpo astrale) e che l’Io individuale o Sé superiore umano, trasse dall’involucro spirituale umano durante l’evoluzione terrena nell’antica Epoca Lemurica e Atlantica, il germe spirituale dell’anima senziente, dell’anima razionale e in ultimo dell’anima cosciente2, dopodiché il compito passò sempre più all’io inferiore, ossia di sviluppare e perfezionare le tre parti animiche. Difatti nell’epoca egizia perfezionò in modo inconscio l’anima senziente che è in relazione al “sentire” umano, nell’epoca greco-romana l’anima razionale o affettiva che è in relazione al “pensare umano”, cui terminò nel 1413 e dal 1413 in poi, l’io umano cominciò in modo cosciente (non per tutti) lo sviluppo dell’anima cosciente che è in relazione al “volere umano” che terminerà circa, nel 3573. Occorre ancora dire che queste tre parti o facoltà animiche, sono in relazione con i tre arti della natura umana inferiore, ossia l’anima senziente col corpo astrale, l’anima razionale col corpo eterico e l’anima cosciente col corpo fisico. Come possiamo vedere queste tre facoltà dell’anima attraverso cui l’io terreno può manifestarsi sul piano fisico come coscienza dell’io, sono in relazione con tutta la natura inferiore dell’uomo che si fonda sull’unione corporea, animica e spirituale dell’Entità umana.

Per cui se viene a mancare un arto corporeo o una disarmonizzazione nell’ambito dell’anima o negli arti costitutivi umani che può essere una malattia, o altro, possiamo compromettere la coscienza dell’io, (vedi nei casi di un trauma cranico o di stato vegetativo). Questo è ciò che accadeva all’umanità antica all’epoca della venuta del Cristo, in quanto a causa del forte egoismo causato dal peccato originale e dalle influenze nefaste di esseri demoniaci luciferici e arimanici (angeli e arcangeli rimasti indietro durante antiche evoluzioni terrestri), i tre arti umani e lo stesso io terreno erano pressoché consunti, col pericolo di non essere più idonei nel giro di pochi secoli alle incarnazioni delle anime umane. Ciò richiese l’intervento da parte dell’Altissima divinità del Sole che da elevatissimi mondi dello spirito, scendesse sulla Terra e si unisse a un esemplare umano alquanto evoluto cioè Gesù di Nazareth, incorporandosi per tre anni prima nel corpo astrale, poi nel corpo eterico e infine nel corpo fisico nel Giardino dei Getsemani, fino al compimento del grande sacrificio sulla croce per la salvazione di tutta l’umanità. Nei tre anni vissuti negli involucri umani di Gesù di Nazareth, il Cristo non solo ripristinò i tre corpi consunti, ma li perfezionò e trasformò in arti superiori della natura divina umana e con la Sua morte sul piano fisico, salvò l’io umano creando inoltre dal Fantoma di Gesù di Nazareth, un corpo fisico-spirituale superiore cioè il corpo di resurrezione per le future evoluzioni o stati cosmici di coscienza che l’uomo deve ancora attraversare e che la Scienza antroposofica chiama Giove (la Gerusalemme Celeste menzionata nell’Apocalisse), Venere e Vulcano.3  È il corpo di resurrezione che già nel nostro periodo evolutivo può essere per l’anima umana il supporto per mantenere integra la coscienza dell’io terreno dopo la morte se, riesce ad accogliere e unirsi al Mistero del Golgotha e instaurare un rapporto iniziale con l’Entità del Cristo secondo la conoscenza che viene data dalla Scienza dello Spirito.

Sergej O. Prokofieff in merito continua dicendo che: «Con questo, l’io dell’uomo, non venne salvato solo per il periodo di vita nel corpo fisico, ma soprattutto anche per l’esistenza dopo la morte; sì, per l’intera vita nel mondo spirituale in assoluto. In questo modo all’io stesso venne dato un carattere eterno. Tuttavia a una condizione: che già qui sulla Terra esso trovi un cosciente rapporto con il Mistero del Golgotha, vale a dire con il corpo di resurrezione o Fantoma del Cristo. Infatti, solo così l’uomo potrebbe portare con sé nel post mortem una forma del corpo che rimane completamente esistente anche nel mondo spirituale, servendo così l’uomo come “specchio” per il mantenimento della sua coscienza dell’io nell’ambito soprasensibile» (ibidem).  (1. Continua)

 Collegno 3 maggio 2020                                                                             Antonio   Coscia

 Sopra: Sopra: La Resurrezione di Cristo – Mathis Gothart Grünewald

Note   Antroposofiche

1    Secondo la Scienza dello Spirito o Antroposofia l’uomo è un essere tripartito costituito da “corpo, anima e spirito” di cui, l’anima è l’anello di congiunzione tra il mondo fisico da cui trae le esperienze tramite le “percezioni” e il mondo spirituale, da cui trae le verità eterne tramite le “intuizioni” dello spirito universale. L’Io è il nucleo dell’anima tramite la quale agisce sul corpo fisico in modo da operare nel mondo esterno imprimendo la sua volontà creativa nell’ambito dei quattro regni naturali. Occorre però dire che l’io terreno che l’uomo sente in sé come individuo autonomo, non è il “Vero Io” creato a immagine di Dio ma è solo un’immagine riflessa del suo Io superiore, il quale s’incarna in ogni vita ma che però non scende fin nell’ambito del mondo fisico ma proietta una sua immagine imperfetta nel grembo materno tramite cui, dai tre anni o poco più in poi, comincia a manifestarsi fino ad autoconoscersi nell’età più adulta come un io cosciente o “coscienza dell’io”, vale a dire la nostra “Personalità” umana individuale. Per meglio far capire quest’aspetto, pensiamo di essere di fronte a uno specchio e pensiamo ora di avere la possibilità di rianimare la nostra immagine rispecchiata in modo che possa vivere in un mondo (cui anch’esso non è altro che un riflesso del vero mondo spirituale), entro cui l’uomo sperimenta le ispirazioni della sua vera immagine, di là dallo specchio. L’io terreno anela interiormente a congiungersi durante la sua vita terrena alla sua natura o immagine superiore, e ciò può avvenire solo attraverso una lunga evoluzione di perfezionamento morale prima di tutto delle sue facoltà animiche spirituali che l’io terreno manifesta dal profondo dell’anima come pensare, sentire e volere tramite il corpo fisico da cui nasce appunto la coscienza dell’io. Attualmente l’io terreno in modo cosciente (solo per pochi) lavora su se stesso allo sviluppo dell’anima cosciente, ossia egli tende a purificare e organizzare il suo corpo astrale in modo che diventi un perfetto veicolo spirituale cosicché possa agire in questo mondo secondo gli “intenti” e le ispirazioni dello spirito. Quando dunque l’uomo tramite una via iniziatica esoterica moderna che abbiamo può volte citato, realizza l’autocoscienza, ossia il completamento del suo risveglio spirituale interiore attraverso l’anima della coscienza, egli si congiunge con il suo Io o immagine superiore che può lavorare ora in modo cosciente, a uno sviluppo parziale del suo corpo astrale in un principio superiore del Sé spirituale. In questo lavoro egli è ispirato dal suo Angelo guida e in ciò egli consegue la coscienza o veggenza immaginativa. Dopodiché attraverso un rafforzamento di esercizi spirituali, egli può lavorare in modo cosciente col Sé spirituale tramite l’ispirazione non solo dell’Angelo ma anche di un Arcangelo alla trasformazione parziale del corpo eterico in spirito Vitale, conseguendo la coscienza o veggenza ispirativa; ora l’Io superiore può congiungersi non solo con il suo Vero Io o il vero nocciolo dell’uomo superiore, ma al Cristo stesso. Infine, l’uomo tramite esercizi sempre più complessi, può lavorare in modo cosciente non solo col Sé spirituale come fanno le gerarchie angeliche, ma anche con lo spirito Vitale come fanno gli Arcangeli, da cui ora egli è ispirato alla trasformazione del corpo fisico in Uomo spirito anche da un Archai, conseguendo in tal modo la coscienza o veggenza più elevata che sia data a un uomo in questo ciclo evolutivo, ossia la veggenza intuitiva. Come possiamo vedere è un lavoro alquanto complesso che l’umanità realizzerà in diversi millenni a una purificazione parziale e perfezionamento dei suoi tre arti inferiori: il corpo astrale, l’eterico e il corpo fisico, in tre parziali principi microcosmici superiori del Sé spirituale, dello spirito Vitale e dell’Uomo spirito. In questo lavoro anche l’io terreno o coscienza dell’io, come abbiamo visto, si perfezionerà elevandosi a stati di coscienza superiori congiungendosi non solo al suo Io o immagine superiore, ma anche al suo Vero Io o logos umano, il quale è in stretto rapporto al logos del Cristo.

2     L’anima cosciente, l’anima razionale e l’anima senziente sono tre forze animiche dell’anima o corpo astrale che nel corpo fisico dell’uomo, forma un’unità animica-spirituale attraverso cui l’Io terreno si manifesta come coscienza dell’io. Volendo sintetizzare la loro funzione nell’ambito animico della natura umana, diciamo che nell’anima senziente, l’uomo percepisce il mondo esterno attraverso la facoltà del sentire, trasferendo nella sua natura interiore la bellezza e l’armonia del creato a cui l’Io umano, può infiammarsi colmo di gratitudine e di venerazione per il divino; ma nascono in lui anche le brame, i desideri e le passioni, e ogni sorta di piacere egoistico che egli deve imparare a dominare e a trasformare in facoltà superiori.

L’anima razionale è quella parte in cui opera maggiormente il pensare e ha la funzione di concettualizzare ogni forma esterna che le viene incontro; qui l’Io umano forma il nucleo dell’anima, attraverso cui egli cerca la verità contrapponendosi al mondo esterno da cui trae le esperienze della vita, trasformandole in saggezza e amore per ogni disciplina che possa derivare dall’arte, dalla scienza e dalla religione; ma anche qui egli può errare trascinato dal troppo “ego” personale egoista e quindi, comportandosi con dissennatezza, incoscienza, stoltezza o altre qualità negative che deve dominare e trasformare con l’aiuto dell’Impulso del Cristo.

Infine, l’anima cosciente nella quale opera maggiormente il volere umano, il cui compito è accogliere in sé tramite le azioni umane, l’essenza spirituale del mondo esterno, cioè le verità delle leggi del creato e del mondo oggettivo della natura, per unirle allo spirito dell’uomo superiore quale frutto futuro di nuove facoltà spirituali. L’anima cosciente è l’essenza, il nocciolo interiore, il sacrario dell’uomo; il bene morale che accoglie dal mondo quando eleva e nobilita le sue inclinazioni negative, fanno si che in lei possa vivere la verità eterna con cui può unirsi spiritualmente con la sua anima superiore. Se l’anima cosciente attraverso un processo di purificazione e di elevazione morale arriva a realizzare in sé l’autocoscienza, l’io umano può risvegliarsi e afferrarsi come “entità autonoma e libera” avente in sé un che di divino entro il quale si rivela la vera natura dell’Io. L’anima cosciente essendo della stessa sostanza astrale del Sé spirituale vive con essa strettamente congiunta, cosicché l’io umano che abbia conseguito l’illuminazione e il risveglio, può ora congiungersi con l’Io superiore che lo ha sempre guidato in tutte le trame del suo destino terreno conseguendo l’eternità dell’anima. Come possiamo vedere, le tre forze animiche umane sono poste tra il bene e il male, questo perché nell’uomo inferiore operano delle “entità ostili” o di contrasto che nella terminologia antroposofica, sono chiamati spiriti luciferici, arimanici e asurici, cui l’Io umano terreno deve imparare a dominare fino a che un giorno, possa addirittura arrivare a redimerle, grazie all’Impulso del Cristo. (Per un maggiore approfondimento di questo tema, leggere i libri “Teosofia e La Scienza Occulta”- Ed. Antroposofica Milano).

3     Secondo la Scienza dello Spirito l’uomo per completare il suo sviluppo e la meta della sua realizzazione umana-divina, alfine che possa diventare da creatura a un creatore di mondi, deve attraversare sette stati di coscienza cosmici che Rudolf Steiner chiama: “Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano”. Questi pianeti indicati quali stati di coscienza, non hanno nulla a che vedere con i pianeti attuali del nostro sistema solare, ma vogliono indicare semplicemente il confine fin dove le sfere cosmiche evolutive si espandevano. Perciò l’antico Saturno si espandeva come una sfera di calore fino al limite e un po’ più oltre del Saturno attuale; l’antico Sole si espandeva come una sfera di calore-aria fino al Giove attuale; infine l’antica Luna si espandeva come una sfera di calore-aria-acqua, fino al Marte attuale. Queste tre evoluzioni cosmiche o, stati antichi di coscienza, dobbiamo pensarli come sfere spirituali cui nessun occhio umano avrebbe potuto vedere. Soltanto con lo stato di coscienza attuale chiamata Terra, la sfera cosmica divenne solida costituita da: calore-aria-acqua-solido. Dopo la Terra, l’uomo si evolverà attraverso uno stato di coscienza più fine o astrale che chiamiamo Giove; dopo Giove si evolverà in uno stato di coscienza ancora più sottile chiamato Devachan inferiore o mondo Celeste, chiamato Venere. Infine, l’uomo terminerà il suo ciclo evolutivo cosmico in uno stato di coscienza, dove non esisterà più il male, ma soltanto l’eterno bene, chiamato Vulcano, laddove evolverà verso altri cinque stati di coscienza cosmici che Rudolf Steiner dice che è impossibile seguire.

 

 

 

 

Il potere che può obnubilare l’anima VII

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«Da quando l’Impulso del Cristo è nel mondo, con l’immoralità, col passar davanti senza interesse ai nostri simili, noi distruggiamo qualche cosa, poiché con ciò, togliamo al mondo una parte di quello che vi è affluito con l’Impulso del Cristo (…). Perciò si è ripetuto sovente che il Cristo verrà crocefisso sempre di nuovo finché esisteranno immoralità, mancanza d’amore, mancanza d’interesse. Poiché l’Impulso del Cristo ha permeato il mondo, a Lui si reca dolore (…). Quando noi compiamo azioni d’amore, che ovunque noi dispieghiamo quest’amore, diamo vigore all’Impulso del Cristo, lo aiutiamo a vivere» (“Cristo e l’anima umana O.O. 155, pag.112-13).

Il potere che può obnubilare l’anima VII

        Gli spiriti dell’ostacolo cercheranno in tutti i modi di far passare inosservato ciò che la Scienza antroposofica va comunicando da diversi decenni e cioè, che è possibile tramite un’accurata preparazione spirituale incontrare il Cristo nella Sua “Veste eterica” nel mondo astrale adiacente alla Terra, prima per pochi e poi come evento naturale per i prossimi tre millenni che seguiranno, per tutta l’umanità. Questo può accadere tuttavia in modo naturale per alcuni uomini come “grazia divina” e per altri più maturi, occorrerà una metodica preparazione attraverso i consigli della Scienza antroposofica; mentre per tutti gli altri uomini potrà essere realizzato nel corso dei tremila anni che seguiranno, quale evento evolutivo normale delle facoltà spirituali che vanno risvegliandosi nell’umanità, in vista della trasformazione del pensiero intellettuale astratto in un puro pensiero veggente immaginativo reale. Certamente tutto ciò non potrà avvenire senza una pur minima preparazione da parte di ognuno di noi, in quanto dietro ogni dono che riceviamo dal mondo spirituale, occorre che lo abbiamo prima meritato attraverso un’azione meritevole; occorre cioè che portiamo qualcosa incontro, al Cristo. Che cosa possiamo offrire al Cristo alfine di meritarci la grazia per poterlo contemplare nella Sua veste di luce? Possiamo offrire noi stessi! Lavorando per purificare e trasformare noi stessi con lo scopo di realizzare le tre virtù cristiane della fede, dell’amore e della speranza, attraverso le quali non solo eleviamo la nostra coscienza morale, ma, nello stesso tempo, rivestiamo il Cristo com’è stato indicato nella nota 4 del primo articolo. In questa nota abbiamo cercato di sintetizzare che cosa è l’Impulso del Cristo, cui vogliamo ancora aggiungere qui un estratto della conferenza citata, dove appunto Rudolf Steiner dice: «Da quando l’Impulso del Cristo è nel mondo, con l’immoralità, col passar davanti senza interesse ai nostri simili, noi distruggiamo qualche cosa, poiché con ciò, togliamo al mondo una parte di quello che vi è affluito con l’Impulso del Cristo (…). Perciò si è ripetuto sovente che il Cristo verrà crocefisso sempre di nuovo finché esisteranno immoralità, mancanza d’amore, mancanza d’interesse. Poiché l’Impulso del Cristo ha permeato il mondo, a Lui si reca dolore. Com’è vero che col male distruggente noi, sottraiamo qualcosa all’Impulso del Cristo e continuiamo la crocifissione del Golgotha, è altrettanto vero, quando noi compiamo azioni d’amore, che ovunque noi dispieghiamo quest’amore, diamo vigore all’Impulso del Cristo, lo aiutiamo a vivere» (“Cristo e l’anima umana O.O. 155, pag.112-13). Queste parole ci aiutano a capire che occorre compenetrarci liberamente sempre più del Cristo non solo nel nostro corpo astrale, ma anche nel nostro Io attraverso il calore del cuore, di un caldo cuore umano fedele e colmo d’amore per Lui! E in merito all’amore per il Cristo nel vangelo di Luca Rudolf Steiner lo menziona in relazione alla fede, dove Egli dice: «Ha fede colui che accoglie in sé il Cristo, in modo da farlo vivere in sé; in modo che il suo Io viva in lui non solo come un recipiente vuoto, ma come in un recipiente che è pieno di un contenuto traboccante. E questo contenuto traboccante è l’amore» (Vangelo di Luca, conf. Basilea, 25 settembre 1909, pag. 171).

Riepilogando in breve tutto ciò che abbiamo detto finora, va ricordato che occorre prendere coscienza che se l’umanità non si ravvede cercando di uscire da questo egoismo nazionalista e sovranista (che sono sintomatici atteggiamenti antichi jahvista che vanno superati nel nostro quinto periodo di cultura dell’anima cosciente), andremo incontro senz’altro a delle prove karmiche cui provocheranno dolore e sofferenza nell’umanità, senza che questa possa beneficiare dell’aiuto del Cristo. Vale a dire che se non accogliamo consapevolmente e liberamente l’Impulso del Cristo, non avremo la possibilità che il nostro Karma negativo e quello dell’umanità sia trasformato dal Cristo in azioni sociali d’amore tra gli uomini, ma resteremo vincolati alla vecchia legge antica Jahvetica del taglione. Questo significa che dovremo compensare il nostro karma negativo secondo, la legge ferrea di “occhio per occhio, dente per dente etc.”, non avendo cioè la possibilità che il male che abbiamo fatto in altre vite possa essere trasformato dal Cristo in un’azione sociale di amore e dedizione, sia tra uomini sia tra popoli diversi. Tutto ciò sarà inevitabile se l’umanità lascerà passare inosservato – senza cioè prendere coscienza – tutti gli eventi che abbiamo descritto finora dal XIX secolo in poi, a cominciare dall’evento della manifestazione dell’Arcangelo Michele che si è elevato al rango di Archai assumendo la missione di spirito diurno quale volto del Cristo, cioè come Michele-Cristo sostituendo l’impulso nazionalista antico jahvista da spirito di popolo, a spirito di tutta l’umanità. Seguito poi, dal risveglio della coscienza del Cristo nell’umanità, grazie al sacrificio della morte per soffocamento materiale dell’anima natanica nel mondo spirituale adiacente alla Terra. Infine, i due eventi più importanti del XX secolo, dove il primo già citato, in cui è annunciata la seconda venuta del Cristo nel mondo elementare astrale vicino alla Terra e che sarà visibile durante l’arco di tremila anni. Dopodiché Egli sarà visibile all’umanità nel corpo astrale e nel Suo Io, dove prima sarà visibile nel corpo astrale nel mondo dei pianeti o mondo Celeste e alla fine, nel mondo stellare o mondo della ragione, nella parte più intima dell’Entità del Cristo. L’altro evento più importante è quello dove il Cristo ha avocato a sé la “Signoria” della legge karmica divenendo in tal modo giudice delle azioni umane, dove appunto come menzionato, il nostro debito karmico sia individuale sia dell’intera umanità, può essere modificato attraverso l’amore e l’interesse per gli altri tramite azioni che saranno decise dal Cristo stesso nei termini più appropriati, verso uno o più uomini e tra popoli diversi.

È perciò importante che in questa nuova epoca di cultura, sia per noi fondamentale modificare il nostro atteggiamento mentale egoista tradizionale con un pensiero libero e altruista che si affranchi dai dogmi antichi di qualsiasi natura essi si manifestino dall’ambito di qualsiasi istituzione sociale, il cui agire è soltanto quello di asservire uomini al loro scopo di potere. E proprio nell’ambito della politica, o, più precisamente dei programmi politici cui ogni partito propone per avere il sostegno dagli elettori che Rudolf Steiner, in una conferenza tenuta a Dornach rivela che esistono nel mondo astrale adiacente alla Terra, alcune divinità dell’ostacolo che hanno molto interesse verso i programmi in genere fatti dagli uomini e in modo particolare, dai programmi dei partiti politici cui sia chi ne fa parte sia quelli che seguono in modo fanatico, diventano asservitori incoscienti di queste forze demoniache. In merito Sergej O. Prokofieff nel suo libro “Le sorgenti spirituali dell’Europa orientale e i futuri misteri del S. Gral”, estrae appunto dalla conferenza citata le seguenti parole: «Nella conferenza del 7 agosto 1920, [Rudolf Steiner] parla del fatto che qualunque programma politico o in genere arbitrario che ci sia in Terra, considerato esotericamente, è solo l’espressione esteriore dell’azione sul piano astrale di certe entità luciferiche o arimaniche, della cui volontà e intenzioni diventano inconsapevoli seguaci e obbedienti esecutori tutti coloro che ne hanno assunto e seguito i programmi, specialmente quelli politici55. Si deve quindi affermare, dal punto di vista spirituale, che tutti i membri della corrente [politica] formano nei mondi superiori il seguito di un concreto essere soprasensibile di natura estremamente demoniaca» (pag. 260 ibidem). Sergej O. Prokofieff continua poi in corrispondenza della nota 55, dicendo: “Là [ al di là della soglia] non si può davvero seguire un programma, si può seguire qualche entità, non ci si può raggruppare in ragione di un’idea astratta, si deve bensì raggrupparsi a un’entità” (…). A questi programmi di partito corrispondono nei mondi spirituali degli esseri, cosicché coloro che s’incatenano a un programma di partito, dipendono da certi esseri del mondo soprasensibile. In corrispondenza a quanto nel mondo fisico è pura immagine, ci sono nel mondo soprafisico, dei raggruppamenti attorno ad esseri (…). Così colui che è divenuto un fanatico accolito di un qualche programma, segue nel mondo spirituale “vicino” un determinato essere demoniaco, e perciò … si oppone proprio a tutto lo spirito del progresso del nostro tempo» (pag.476-477, ibidem).

Da questo possiamo capire quanto sia pericoloso per un politico che non abbia la giusta forza morale e né la consapevolezza di questi insegnamenti spirituali, possa a sua volta andare incontro alla possibilità che venga offuscato (obnubilato) e manovrato da questi esseri demoniaci, a commettere degli errori di giudizio e di intolleranza che incitano all’odio e al razzismo. Sono degli atteggiamenti negativi che abbiamo notato nell’agire dell’ex Ministro Salvini, nei riguardi degli extracomunitari e altro … che certamente, non gli varrà di potersi sottrarre dalle influenze di queste Entità malefiche soltanto baciando il crocefisso o affidandosi alla intercessione dei Santi. Non da meno è la pericolosità in quelle persone che seguono e partecipano in modo fanatico o esaltato, alla propaganda di qualsiasi partito politico, in quanto diventano parte integrante del loro programma elettorale. La conseguenza sarà che anche in questi seguaci esaltati, può verificarsi l’ottenebramento ed essere costretti a seguire (durante il sonno) nel mondo astrale vicino alla Terra, questi esseri demoniaci, con la conseguenza che anche in loro possa manifestarsi quell’atteggiamento negativo di avversione e di odio verso chi non la pensi come loro. Occorre per questo evitare di essere strumentalizzati tramite la diffusione esaltata d’idee, programmi e così via, in modo da dare più potere al partito, facendo attenzione a rafforzare la vita spirituale animica interiore insieme allo sviluppo di un sano giudizio morale che, possiamo acquisire soltanto attraverso una giusta via esoterica cristiana che è stata consigliata in questo tema come “Scienza dello Spirito o antroposofia”. Soltanto attraverso la conoscenza, lo sviluppo della libertà interiore e lo sviluppo di forze morali, possiamo svincolarci dall’asservimento di queste forze dell’ostacolo luciferiche e arimaniche e, persino dalla “magia nera”, cioè dalle potenti forze asuriche del male che dal cosmo entreranno con sempre più forza malefica nell’ambito dell’anima umana (nell’anima cosciente) e della nostra civiltà esteriore, giacché il loro scopo è distruggere l’uomo! Ossia, questi spiriti malefici dell’ostacolo appartenenti alla gerarchia di Archai rimasti indietro in un’evoluzione antica della nostra Terra, tentano di distruggere l’uomo, cercando di “offuscare e di menomare” attraverso l’anima cosciente l’Io umano, cioè togliendo parte della sua esperienza terrena, giacché l’Io inferiore nasce e si manifesta maggiormente dalle profondità dell’anima cosciente. In merito alla magia nera fu posta la domanda a Rudolf Steiner di come possiamo difenderci dai maghi neri, cui egli rispose: «Il mezzo migliore è cercare di conservare la propria libertà, di usare della propria sana capacità di giudizio, e di servirsi del proprio intelletto. Badando a queste cose non ci si espone ad alcun pericolo e non si dovrà soffrire da questo lato. Certo che se oggi la fede nell’autorità è tanto grande, se è tanto grande la mania di conoscere le cose in uno stato di coscienza offuscato, è anche facilmente possibile che fluiscano forze di magia nera. È necessario difendersene appena si sale a un certo gradino dello sviluppo occulto. In una giusta scuola occulta, che tenda all’armonia delle forze dell’anima, si ricevono forze difensive contro gli attacchi della magia nera. Non vi sono regole valide per tutti i casi» (Gerarchie Spirituali O.O. 110, pag. 166).

Se riflettiamo attentamente sul nostro mondo attuale, globalizzatosi negli ultimi decenni tra il XX e il XXI secolo, non possiamo certamente dire che la nostra civiltà moderna sia condotta da uomini sensati, da uomini cioè che agiscano con una sana capacità di giudizio morale. Guardandoci attorno in qualsiasi campo sociale, possiamo notare che emerga sempre più un pensiero immorale egoisticamente corrotto, accompagnato molto spesso da una sfrenata ambizione di potere cui assistiamo sempre più al divario tra ricchi e poveri emarginati, la cui conseguenza è presentire un’umanità che sta cambiando, che si separa, sprofondando sempre più verso l’abisso di forze oscure che con la loro arte magica seduttrice, conducono l’uomo verso la disumanizzazione. Teniamo presente che il nostro Io umano, deve sempre ritornare sulla Terra in nuove incarnazioni per esperire in modo diverso le prove e le esperienze della vita terrena. Qui egli va evolvendosi attraverso lo sviluppo della coscienza e del pensiero intellettuale che va rafforzandosi in ogni incarnazione non solo grazie all’evoluzione scientifica materiale, ma soprattutto da quelle correnti esoteriche dalle quali accogliamo la conoscenza spirituale che ci aiuta a perfezionarci e a elevarci moralmente a facoltà nuove, a stati cioè di coscienza superiore nel nostro cammino verso i mondi dello spirito. Perciò in ogni incarnazione abbiamo bisogno di nuove rivelazioni, di conoscenze che ci aiutino a percorrere e a prepararci, penetrando sia pure soltanto attraverso una rappresentazione immaginativa, i mondi delle gerarchie spirituali, le quali anch’esse operano in modo diverso adeguandosi ai tempi moderni e alla maturità raggiunta dall’umanità attuale. Per questo la verità deve manifestarsi attraverso una forma di conoscenza in base all’evoluzione della coscienza e del pensiero umano che possa rivelarsi all’uomo in ogni incarnazione, in una forma nuova metamorfizzata che diversamente, sarebbe una verità irrigiditasi nella sua forma antica e quindi fuori posto; vale a dire una forma di verità luciferizzata che non è più adeguata all’evoluzione moderna e quindi non più idonea all’elevazione dell’uomo a stati superiori di coscienza.

Volendo fare un esempio pratico, diciamo che se a un bambino vogliamo far comprendere la verità di un concetto filosofico religioso, non possiamo usare dei concetti razionali definiti perché non potrebbe comprenderli, giacché il suo cervello fisico non è ancora strutturalmente adeguato alla comprensione del pensiero concettuale, dovremmo perciò far leva più sulla sua fantasia usando piuttosto dei concetti-immagini tratti dal mondo delle favole, cioè delle immagini favolistiche allegoriche affinché egli possa comprendere il concetto del bene e del male. Quando poi egli sarà più adulto, potremo spiegare la stessa verità ma questa volta usando dei concetti intellettuali più definiti, poiché il suo cervello è più maturo per accoglierla ora col suo pensiero astratto. Così è stato anche per l’umanità antica, la quale si è evoluta attraversando diverse incarnazioni dove la verità gli è stata data in immagini simboliche perché incapace di comprendere il senso esoterico profondo del significato occulto, dietro di cui si celava l’azione degli Dei. Tutta la storia della creazione del vecchio Testamento e parte della storia del cristianesimo originario con le sue immagini esoteriche testamentarie e parusiane dei vangeli, insieme alle lettere di Paolo, verte su dei contenuti immaginativi occulti che l’umanità antica, il cui, Io umano per certi versi ancora immaturo (fino all’emancipazione del pensiero dal XV secolo in poi, con la nascita dell’anima cosciente), non ha compreso la realtà occulta dietro di cui sono nascosti gli eventi biblici e le azioni di uomini chiaroveggenti e veggenti iniziati antichi, quale Mosè, Elia, Zarathustra e tanti altri. Soltanto nel XX secolo, con la nuova rivelazione del “Paracleto” o il bodhisattva del XX secolo che ha ispirato Rudolf Steiner per circa un settennio, è dato a tutti conoscere attraverso uno studio metodico dell’Antroposofia, il significato occulto di ciò che è celato nelle Sacre Scritture antiche.

Lo stesso dicasi per il simbolo della croce romana che come più volte accennato, è ormai un simbolo vuoto, svuotato del suo significato originario cui riassumeva in sé l’evento divino del Golgota quale sacrificio e vittoria del Dio che fattosi uomo, aveva vinto la morte e redento l’umanità dal peccato originario, dando così la possibilità a ogni uomo di divinizzarsi e riunirsi alla sua immagine superiore. Sappiamo che la croce rappresenta un simbolo universale che riassume in sé diversi aspetti della storia cosmica e umana esistenti ancor prima che Gesù di Nazareth fosse messo a morte dai romani, pertanto essa assunse nei primi secoli del cristianesimo nascente, il simbolo iniziatico solare della vita e resurrezione dell’uomo attraverso il sacrificio divino del Cristo (Gv 11,25). Con la diffusione e l’espansione del cristianesimo attraverso i secoli, andò gradatamente sostituendo tutti i simboli iniziatici antichi dei misteri pagani e delle diverse correnti esoteriche ebraiche provenienti da Mosè, dal sacerdote Esdra (farisei) e dall’oracolo di Nob che fu assorbito dalla corrente, zadokita dei sadducei, e alla fine, anche dalle stesse correnti spirituali dei Terapeuti ed Esseni, il cui compito fu per lo più di preparare l’arrivo del Messia. Tutti questi simboli e metodi iniziatici, sia quello del “sonno del Tempio” sia quello di guarigione usato dalle diverse correnti spirituali antiche, scomparvero gradatamente del tutto con l’andare del tempo. Tra questi anche il simbolo mosaico antico simboleggiato dal caduceo, il “bastone-serpente” concesso a Mosè dal Dio Yahve nel deserto (Numeri 21,4-9), ossia il “bastone o l’asta di Dio” che rappresentò per moltissimo tempo un simbolo magico vitale per il popolo ebraico antico, giacché permise a Mosè di guarire gli ebrei nel deserto cui erano stati morsi dai serpenti per ordine di Jahve. Pertanto anche questo simbolo guaritore magico lunare, alla fine fu sostituito dal potere guaritore magico solare che i primi discepoli esercitavano nel nome del Cristo Gesù attraverso l’imposizione delle mani, e nello stesso tempo, tracciando il segno della croce sulla fronte del malato o nell’aria, quando era rivolto alla comunità. Difatti l’uso delle immagini era ancora sentito dai primi cristiani ebrei come divieto secondo il decalogo mosaico, ossia erano ancora sotto l’influenza di Jahvè cui era loro proibito adorare altri Dei, idoli o immagini-rappresentative: “Né del cielo, né della Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la Terra” (Es 20,1).

Tutte queste correnti esoteriche ed exoteriche ebbero il compito di preparare appunto nell’ambito del paganesimo antico e nell’ebraismo, la discesa del Dio solare e la venuta del Messia, con ciò terminò il loro compito e la loro esistenza come correnti antiche cui vennero in parte assorbite e trasformate dalla corrente del cristianesimo nascente, che a sua volta, divenne grazie a Costantino il Grande, la religione cattolica romana dello Stato del Vaticano. Soltanto dal IV-V secolo in poi, il cristianesimo divenuto religione di stato per opera dell’imperatore romano Teodosio I (347-395), cominciò ad adottare la croce romana con l’immagine del Dio glorioso crocefisso che guardava in avanti con gli occhi aperti, quale manifestazione del simbolo iniziatico che terminava con le parole pronunciate dal Cristo prima di morire: «Elì, Elì, lemà sabactàni(Mt 27,46) e che Rudolf Steiner interpreta come: «Dio mio, Dio mio, quanto mi hai glorificato». Dal XI-XII secolo in poi, il simbolo del crocefisso cambiò aspetto, dove la figura gloriosa divina del Cristo assunse la postura umanizzata dell’uomo di Nazareth morto sulla croce in un atteggiamento di dolore e sofferenza, con la testa reclinata verso il basso e con gli occhi chiusi; per cui, la croce romana da simbolo di vita divenne simbolo di sacrificio e di morte quale capro espiatorio dei peccati del mondo. L’immagine del Dio glorioso dunque, fu sostituita da quella umana di Gesù di Nazareth il portatore del Cristo, dalla cui immagine non traspariva più la vita eterna divina, ma l’espressione della morte umana quale sacrificio e manifestazione della pietà e della compassione nei riguardi del dolore e della sofferenza del mondo. Difatti nel XIII secolo nacquero l’ordine di frati mendicanti tra i quali, quelli di S. Francesco e in modo particolare quelli di S. Domenico che abbracciarono del tutto una vita di castità, povertà, elemosina e studio, senza tralasciare di aiutare i poveri e i malati, sostenendoli moralmente e spiritualmente e nei casi particolari, da malattie pestilenti. Il significato del simbolo della croce romana, assunse appunto lo scopo di aiutare gli altri, di sostenerli nel dolore e nella sofferenza, prendendo su di sé una parte del loro karma divenendo per questo dei veri cristofori. Baciare dunque il crocefisso di fronte al mondo, vuol dire confessare agli altri la propria fede nel voler essere appunto un Cristoforo, un aiutatore del Cristo, aiutare cioè il Cristo a prendere su di sé una parte del dolore e della sofferenza del mondo! Questo, appunto, era la vecchia concezione del cristianesimo medievale che non può più essere idoneo e praticato nella vita moderna, soprattutto quando il simbolo della croce è usato da politici scorretti come propaganda elettorale. La croce infatti non può più rappresentare il vero cristianesimo quale immagine oggettiva del Dio morto, giacché il Cristo non è un più un Dio morto pietoso e misericordioso che tutto perdona, ma Egli è un Dio vivo che vive nei dintorni dell’aura terrestre quale avvento della Sua seconda venuta e come “giudice” delle azioni umane. Dobbiamo per questo imparare a prepararci spiritualmente per incontrarlo e riconoscerlo nella Sua immagine eterica nel mondo astrale adiacente alla Terra. Per questo occorre lavorare su noi stessi per trasformare il nostro pensiero astratto in un pensiero intellettuale immaginativo veggente, e in ciò può esserci di aiuto l’esercizio consigliato da Rudolf Steiner, sulla meditazione della rosacroce che troviamo nel libro: “La scienza Occulta nelle sue linee generali (1910) ”. È un simbolo formato da sette rose rosse disposte in circolo al centro di una croce nera romana che simboleggia la natura umana inferiore, rappresentata da quattro rose rosse che sono rivolte verso il basso, e dalla natura divina superiore simboleggiata dalle altre tre rose rosse rivolte verso l’alto, quale trasformazione della purificazione dell’egoismo e redenzione dell’uomo. La croce nera, infatti, rappresenta il sangue impuro umano che purificato si trasforma in una purezza virginale simile al vegetale (le sette rose) che esente da qualsiasi desiderio bramoso, si apre con umiltà verso l’alto per essere riscaldato dai raggi dell’Essere cosmico del Sole.

Certamente non è facile trasformare il nostro egoismo diventando all’istante uomini di fede e di amore cristiano! Possiamo però iniziare a prendere coscienza di quest’altissima virtù dell’umanesimo moderno cui vuole trasformare l’egoismo umano, divenendo quegli uomini liberi che liberamente decidono di compiere quelle azioni umane di comprensione e dedizione verso gli altri, (come menzionato nell’articolo IV), in modo da sviluppare quell’impulso intellettuale-morale che potremo portare con noi ogni notte per offrirlo agli Dei, cosicché possano concederci quelle forze di volontà tramite cui potremo un giorno compiere quelle azioni morali quale impulso di veri cristiani. Vogliamo  con questo terminare dicendo che, l’atteggiamento del vero cristiano è di essere utile non a parole  ma a fatti concreti che tendano cioè a mettere in pratica il vero cristianesimo che non va considerato come una dottrina simile alle altre filosofie religiose, ma come un impulso, un impulso d’amore. Cristo è amore! È soltanto puro e genuino amore! Per questo l’amore di Dio non può essere mescolato a nessun potere, sia esso politico, economico o religioso, in quanto è al di sopra del bene e del male. Egli al contrario di Jehovah ci lascia liberi, liberi di agire secondo il nostro discernimento morale che possa essere giusto o sbagliato, potremo trarne le conseguenze karmiche soltanto dopo aver commesso l’azione, di cui, soltanto noi saremo i responsabili morali e i creatori del nostro destino karmico futuro. Pertanto quelle personalità politiche che non sono abbastanza forti moralmente e non  conoscono i misteri cosmici che operano all’intorno del cosmo e all’interno dell’anima umana attraverso gli impulsi  del bene e del male, devono essere vigili verso quelle Entità maligne dell’ostacolo che abbiamo citato, giacché le loro implorazioni egoiste (per essere sostenuti nelle gare elettorali), non arrivano al mondo degli Dei,  i  quali  non hanno nulla a che fare con il potere giuridico-statale.  Infine per finire, vogliamo ricordare che il Cristo non è più un Dio morto rinchiuso in un simbolo esteriore quale emblema della sofferenza e del dolore umano, ma è un Dio vivo! Un Dio che dal XX secolo in poi ha evocato a sé il compito karmico che  era diretto dalle Entità gerarchiche superiori, cioè i Troni e i Cherubini per cui, Egli opera adesso  come “Giudice” del destino umano, giudicando l’uomo secondo le azioni morali nei riguardi degli altri. Questo vuol dire che il nostro karma, ossia l’azione negativa di questa vita o di vite passate nei riguardi degli altri, non potrà essere perdonata  dal Cristo se non nel modo che abbiamo citato. E anche se la Chiesa cattolica continua a implorare il perdono dei peccati tramite suppliche, (per quanto possano essere sincere), l’errore umano non può essere cancellato ma compensato, attraverso appunto un atto morale che porti al pareggio. Vale a dire tramite un’azione che comprenda in sé due impulsi cristiani: “L’impulso d’amore”, cioè aiutare con vera dedizione chi abbiamo danneggiato e il “vero perdono” da parte della persona che abbiamo offeso. Queste sono le due azioni morali cristiane che conducono all’impulso del vero amore e della fratellanza universale che si realizzerà soltanto nel futuro sesto periodo del Sé spirituale.  (fine)

Collegno, 14 novembre 2019                         Antonio   Coscia

 Aggiornato  26 marzo 2020

Sopra: Michelangelo_Giudizio_ universale_Cristo_ Giudice e Maria.

 

 

 

 

L’immagine di Michele quale riflesso nel corpo eterico umano

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         Care amiche/ci, siamo in momento di prova per l’umanità in cui il mondo spirituale ci chiede di prendere sempre più coscienza del tempo presente dove il forte materialismo sfrenato in cui si è cacciata l’umanità e la mancanza di fede nel mondo spirituale, provoca sempre più l’oscuramento dell’anima (corpo astrale) e l’indebolimento e l’inaridimento delle forze vitali (corpo eterico), cosicché avviene anche un indebolimento nel corpo fisico che viene intaccato da forze virali negative che tendono a distruggerlo, fino a oscurare la nostra coscienza dell’Io e, varcare la soglia della morte nell’incoscienza. Possiamo impedire che ciò avvenga, se cerchiamo di vivificare nella nostra anima l’immagine di Michele che come ci rivela Rudolf Steiner, in una conferenza tratta dal libro: “Il Corso dell’anno come respiro della Terra” è maggiormente presente nel nostro profondo da quando nel 1879 è salito al rango di Archai e in concomitanza alla sua guida, come spirito planetario del nostro quinto periodo di cultura che va, dal 1879 al 2233 circa. Occorre ancora dire che Michele nel XIX secolo da spirito notturno lunare quale volto di Jehovah (Geova italianizzato), è divenuto spirito diurno solare quale volto del Cristo. Pertanto essendo il Cristo puro amore, come conseguenza Michele opera maggiormente con amore nel cuore umano là dove, l’intelligenza cosmica sfuggitagli dal cosmo e divenuta luciferica a causa della caduta dal mondo spirituale nell’intelletto umano, l’uomo deve prenderne coscienza e purificarla attraverso le forze del cuore facendola risalire a Michele, attraverso la redenzione e trasformazione delle forze intellettive astratte, in forze immaginative viventi coscienti. Ciò avverrà per l’umanità in modo naturale per la durata del nostro periodo di cultura che terminerà nel 3573 circa; chi invece vuole cercare di accelerare questo processo attraverso correnti spirituali o, più specificamente tramite vie esoteriche di conoscenza quali ad esempio la Scienza dello Spirito o antroposofia, deve cercare di lavorare attivamente su stesso innanzitutto attraverso lo studio dei contenuti antroposofici, integrandoli con esercizi appositi e in ultimo, praticando la via meditativa. Possiamo allora cercare di concentrarci interiormente con lo scopo di vivificare l’immagine eterica riflessa di Michele nella nostra anima (nel corpo eterico), attraverso una vera devozione e fiducia verso quest’altissima Entità divina spirituale, con un caldo cuore che operi nel mondo secondo le parole di Madre Teresa di Calcutta, cioè: “Attraverso la fede che muove verso gli altri con amore, cosicché l’amore possa spingerci all’azione che ci pone al servizio degli altri”.

È importante che la ricerca verso la via di conoscenza, non sia per noi solo una ricerca di sapere “al solo scopo di arricchirci culturalmente, ma quello di maturarci moralmente in modo da essere utili alla nobilitazione dell’uomo e dell’evoluzione del mondo” (dal libro Iniziazione pag.24). Con vera devozione verso Michele e con la calma che deve accompagnare ogni riflessione, concentrazione o meditazione, possiamo allora riflettere e concentrarci sulle parole (in parte elaborate) che Rudolf Steiner ci svela attraverso la conferenza citata:

“Io sento agire in me la forza del drago che vuole ottundermi portandomi al di sotto della mia coscienza. Voglio per questo rappresentarmi l’immagine in ispirito dell’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. E voglio concentrarmi con tutto me stesso sulla figura luminosa di Michele, da cui irradia la sua luce spirituale nella mia anima. Presago, sento l’anima mia illuminata e riscaldata; sento affluire in me la forza di Michele che per libera decisione, voglio ora (grazie alla guida di Michele), essere in grado di vincere la forza del drago nel mio essere inferiore”.

Per meglio capire il contesto di queste parole che, come menzionato, sono state in parte elaborate per essere maggiormente di aiuto nella riflessione meditativa, aggiungo lo stralcio (per chi ne fosse interessato) della conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Vienna, il 27 settembre 1923, di cui Egli dice:

«Nei tempi più antichi vi era di Michele anzitutto nell’uomo soltanto come una sottile immagine; essa si condensò sempre più. Fino all’ultimo terzo secolo XIX e nei tempi precedenti era forte l’invisibile drago soprasensibile che agiva negli impulsi e negli istinti, nei desideri e nel piacere umano animale; restava al di sotto dei sensi per la coscienza abituale, viveva nell’elemento animale dell’uomo; viveva in tutto ciò che vuole degradare l’uomo, si sfogava, aizzando l’uomo per renderlo a poco a poco sub-umano. Accadeva però sempre che Michele stesso intervenisse nella natura umana, affinché gli uomini non scendessero troppo in basso. Nell’ultimo terzo del secolo XIX però l’immagine di Michele divenne totalmente forte nell’uomo, che dipendeva soltanto dalla buona volontà di quest’ultimo l’elevarsi coscientemente col sentimento all’immagine di Michele; così gli si presentava da una parte l’immagine del drago, come esperienza non illuminata del sentimento, e dall’altra poteva apparire all’occhio animico la figura luminosa di Michele, come visione spirituale, tuttavia già accessibile per la coscienza ordinaria. Così si presentò questo contenuto animico: “Ora agisce in me la forza del drago che vuole portarmi al di sotto di me. Vedo però in ispirito l’Angelo luminoso, il cui compito cosmico fu sempre quello di vincere il drago. Mi concentro con l’anima su quella figura luminosa, faccio irradiare la sua luce nella mia anima. Allora l’anima così illuminata e riscaldata porterà in sé la forza di Michele e per sua libera decisione l’uomo sarà in grado, grazie al suo patto con Michele, di vincere la forza del drago nel suo essere inferiore”. Se si trovasse in cerchie più ampie la buona volontà di elevare tale idea a una forza religiosa e inscriverla in ogni anima, non avremmo nella nostra vita presente idee fiacche come quelle che oggi possiamo trovare ovunque, che compaiono come pensieri riformatori e simili, ma avremmo qualcosa che può di nuovo afferrare interiormente l’uomo nella sua totalità, poiché può venir iscritto nell’anima vivente che, soltanto quando diviene realmente vitale, giunge anche a un rapporto vivo con il cosmo intero. Allora i pensieri luminosi di Michele sarebbero i primi annunciatori del nuovo ingresso dell’uomo nel mondo soprasensibile. La visione conoscitiva si potrebbe interiorizzare e approfondire in senso religioso. Così l’uomo sarebbe preparato alla festività dell’anno, la cui comprensione gli desta ancora solo un ricordo ottuso dei tempi antichi; celebrerà con piena coscienza la festa che si trova nel calendario alla fine di settembre, all’inizio dell’autunno: La festa di Michele. Questa festa tornerà ad avere un significato, se saremo in grado di porci questa visione dinanzi all’anima in modo vivente (…). Potrebbe venir considerata il coronamento, il vero inizio degli impulsi di cui abbiamo bisogno per uscire dall’attuale decadenza [ciò vale ancor più per la nostra epoca attuale], unendo a tutto il parlare d’ideali qualcosa che non provenga dalla testa o dal petto dell’uomo, ma sia un ideale espresso dal cosmo » (L’Antroposofia e il sentire dell’anima, pag. 98-99 ibidem).

Vi abbraccio spiritualmente nella speranza di superare insieme con maggiore consapevolezza questo momento karmico di prova secolare per l’umanità.

Collegno, 23 marzo 2020                                                   Antonio Coscia

 Sopra: Immagine rappresentativa dell’Arcangelo Michele di Liane-Collot-D-herbois

Preghiera per superare la paura

arcangelo Michele

        L’intima natura della preghiera

    «Ciò che verrà, ciò che anche la prossima ora, il prossimo giorno mi potranno portare incontro,
sebbene mi sia del tutto sconosciuto, non lo posso cambiare mediante alcuna paura o timore.
Io l’attendo con il più profondo silenzio dell’anima, con la più assoluta calma del mare del sentire.
Colui che può andare incontro al futuro con tale calma, e tuttavia non lasciar venir meno in alcun modo la sua energia, la sua forza d’azione, in costui le forze dell’anima possono svilupparsi nel modo più intenso e nella forma più libera.
È come se davanti all’anima cadessero al contempo impedimenti su impedimenti, quando essa viene compenetrata sempre più da quell’atmosfera di dedizione di fronte agli eventi che fluiscono dal futuro.
La nostra evoluzione viene ostacolata dalla paura e dal timore perché noi, attraverso le onde della paura e del timore, respingiamo quello che il futuro vuole far entrare nella nostra anima.
La dedizione a ciò che viene chiamata “saggezza divina” presente negli eventi, la sicurezza che ciò che verrà deve essere e che, in qualche direzione, darà frutti fecondi, l’evocazione di tale atmosfera nelle parole, nei sentimenti e nelle idee: questo è lo stato d’animo della preghiera di devozione.
Nella nostra epoca è veramente necessario imparare a saper vivere con vera fiducia senza alcuna preventiva rassicurazione esistenziale, con la fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.
In verità, affinché oggi il coraggio non venga meno, non resta che “divenire sovrani” nella nostra volontà con la giusta disciplina e cercare il risveglio interiore ogni mattina e ogni sera»

Rudolf Steiner
Preghiera di devozione

Dalla conferenza “L’intima natura della preghiera”, Berlino 17-02-1910. Opera Omnia 59

Pubblicata sulla Rivista Antroposofia di Febbraio 1956

Sopra:  Guido Reni, L’Arcangelo MIchele

Esistono ancora gli Iniziati? Come possiamo trovarli?

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Sala grande del Goetheanum a Dornach

       Mi piace pensare che intorno a noi possano sempre esistere iniziati cristiani che operino nel silenzio, aiutando l’umanità a trovare la via verso il Cristo eterico. Diversi anni fa in un convegno antroposofico a una mia domanda su un eventuale ritorno del Bodhisattva Maitreya, successore del grande Buddha Gautama, mi fu risposto che nel mondo sono sempre presenti sette dei dodici discepoli del Cristo, i quali operano in silenzio per preparare la via al Cristo eterico, in modo che non passi inosservata come vorrebbe Arimane, cosicché con la sua venuta imminente sulla Terra, possa trovare un’umanità remissiva che ignorando i suoi scopi ingannevoli possa seguirlo supinamente verso l’abisso infernale. Rudolf Steiner ebbe a dire che Arimane verrà e… riuscirà a ingannare perfino uomini iniziati! che credo siano quegli Iniziati che non si sono preparati moralmente e spiritualmente secondo la Scienza dello Spirito o antroposofia,  attraverso l’impulso di “Cristo-Michele”; ossia quello di realizzare la coscienza morale attraverso l’armonizzazione  delle forze del cuore e quelle del pensiero o dell’intelletto.

Rudolf Steiner risponde chiaramente a tutte queste domande e nel contempo ci offre la via per conseguire le conoscenze dei mondi superiori, attraverso la conoscenza dei primi quattro libri fondamentali della Scienza dello Spirito o antroposofia, cioè: “La Scienza Occulta, Teosofia, L’Iniziazione e la Filosofia della Libertà”. Questi quattro libri indicano quattro vie iniziatiche secondo il proprio temperamento animico in relazione al volere, pensare e sentire umano. L’Iniziazione è una via più vicina allo sviluppo morale del “Sentire”, dove appunto è stato estratto questo commento sulle condizioni che Rudolf Steiner spiega nelle prime pagine dal titolo: “Come si conseguono conoscenze verso i mondi superiori?” 

Mai in nessun libro come nell’Iniziazione, Rudolf Steiner dedica moltissime pagine all’importanza dello sviluppo della “devozione” e “venerazione” che il discepolo deve sviluppare per un giusto corretto e rispettoso anelito verso la conoscenza. Non si tratta di creare un culto alla “Personalità”, chiunque esso sia, ma di amare e venerare la conoscenza e la verità che incarna in sé il Maestro. Inoltre, Egli ci dà una massima alla quale occorre prestare molta cura nel cercare di realizzarla, in modo che la conoscenza non possa deviarci dall’amore verso il prossimo assumendo quegli atteggiamenti intolleranti di arroganza intellettuale, dove appunto essa dice:

«Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene» (ibidem pag. 56).

E nelle prime pagine del libro “L’Iniziazione” Egli inizia dicendo che:

«In ogni uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali acquistarsi conoscenze sui mondi superiori (…). Si tratta soltanto di sapere come occorra adoperarsi per sviluppare tali facoltà (…). Da quando esiste il genere umano, vi sono sempre state delle scuole nelle quali chi possedeva le facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano alle medesime. Queste scuole vengono chiamate occulte; e l’insegnamento che vi si riceve si chiama insegnamento occulto. Tale denominazione non deve prestarsi a dei malintesi, dove si possa credere che tale insegnamento voglia rappresentare una classe privilegiata che trattiene arbitrariamente il proprio sapere nei riguardi dei propri simili (…). Molti credono che occorra andare qua e là in cerca dei maestri della conoscenza superiore per riceverne spiegazioni. Ma vi sono due verità da tener presenti: anzitutto chi aspira seriamente alla conoscenza superiore non paventerà nessuna fatica, nessun ostacolo, per cercare un iniziato che lo possa guidare nei segreti superiori del mondo. D’altra parte ognuno può anche essere sicuro che in qualunque caso l’iniziazione gli giungerà, purché vi sia in lui la seria e degna aspirazione alla conoscenza. Esiste infatti per tutti gli iniziati, una legge naturale che li spinge a non negare a nessun vero aspirante la conoscenza che gli è dovuta (…). Potrai vivere in intima amicizia con un iniziato, ma rimarrai separato dal vero suo essere finché tu stesso non sia iniziato. Potrai godere pianamente del cuore e dell’affetto di un iniziato, ma egli ti affiderà il suo segreto solo quando sarai maturo per accoglierlo (…). Le vie che rendono l’uomo maturo ad accogliere un segreto sono ben determinate. La loro direzione è tracciata con lettere indelebili ed eterne nei mondi dello spirito nei quali gli iniziati custodiscono gli arcani superiori. Nei tempi antichi anteriori alla nostra «storia» i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi, quando la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo che è visibile all’occhio esteriore. Ma spiritualmente esistono dappertutto, e chiunque cerchi può trovarli. Soltanto nella propria anima l’uomo può trovare i mezzi che gli schiudano la parola degli iniziati. Egli deve sviluppare in sé certe facoltà fino a un determinato grado superiore, e allora potranno essergli partecipati i tesori più elevati dello spirito. Un determinato atteggiamento fondamentale dell’anima deve servire d’inizio. L’occultista chiama questa disposizione fondamentale il sentiero della venerazione, della devozione, di fronte alla verità e alla conoscenza. Soltanto chi possiede questa disposizione fondamentale può divenire discepolo dell’occultismo».   (Estratto del libro, “L’Iniziazione O.O. 10, pag.17”).    

 Collegno, 11 febbraio 2019                                                    Antonio     Coscia

                                                                                                                       

         

Il potere che può obnubilare l’anima VI

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“Io non so concepire maggior sventura per un popolo colto che vedere riunita in una sola mano, in mano de’ suoi governanti, il potere civile e il potere religioso;”

(Camillo Benso, Conte di Cavour).

  Il potere che può obnubilare l’anima VI

         Questa nuova conoscenza ispirata a Rudolf Steiner dal nuovo bodhisattva Maitreya18 successore del Buddha Gautama, e che oggi ognuno può accogliere dalla Scienza dello Spirito o antroposofia, è la stessa che abbiamo accolto dai vangeli nelle nostre incarnazioni passate ma che non potevamo comprendere a causa della nostra immaturità spirituale. Un esempio di quest’aspetto del Cristo quale giudice del karma umano lo possiamo cogliere laddove nel vangelo di Giovanni si parla di un’adultera che il popolo israelita vuole lapidare secondo la “legge di Mosè”, e dove è scritto che: «Gesù, chinato, scrive facendo dei segni col dito nella terra e, alzando il capo chiede chi di loro fosse senza peccato di scagliare la prima pietra; nessuno di loro ebbe il coraggio perché ognuno aveva trasgredito in cuor suo la legge mosaica. Allora Gesù chinatosi fa di nuovo dei segni col dito nella terra, mentre la folla si disperdeva, e alzatosi alla fine in piedi, perdonò l’adultera chiedendogli di non peccare più» (Gv 8). Nessun teologo si è mai chiesto perché il Cristo prima di perdonare l’adultera, avesse scritto per due volte per terra. Che cosa scrisse per terra il Cristo?

Egli inscrisse nella Terra (che è il Suo corpo), l’errore commesso dalla donna, cioè il peccato di adulterio che non poteva essere rimosso se non attraverso una futura azione karmica, quale effetto del peccato stesso, cui, il destino, ossia il suo Io superiore, (in questo caso era il Cristo stesso, essendo lei divenuta Sua discepola) avrebbe deciso nella sua incarnazione futura il modo per redimerlo. Il modo per compensarlo, Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Norimberga, in merito dice: «Nella nostra epoca il Cristo diventa il Signore del karma per tutti gli uomini che dopo la morte percorrono il cammino descritto. Il Cristo si assume l’ufficio di giudice … Supponiamo che una persona abbia commesso una cattiva azione: essa dovrà fare del bene che pareggi l’azione negativa, ma questo bene lo può compiere in due maniere, e forse, con lo stesso sforzo, potrà essere a vantaggio di pochi, oppure di molti. Che il nostro conto karmico sia così pareggiato in futuro, vale a dire se abbiamo trovato la via verso il Cristo, che esso si inquadri in un ordinamento universale affinché il modo del nostro pareggio karmico provochi la maggior salvezza possibile per gli uomini nel resto dell’evoluzione terrena, di tanto avrà cura chi, dai nostri giorni in poi, diviene Signore del karma, cioè ne avrà cura il Cristo» (Fede, Amore e Speranza, conf. Norimberga, 2 dicembre 1911). Oggi il pensiero intellettuale umano si è alquanto evoluto e rafforzato, come anche la nostra coscienza di veglia, la quale è più desta nei confronti del quarto periodo di cultura greco-romano. In quei tempi antichi i misteri iniziatici erano accessibili solo a pochi eletti che erano scelti dalle “guide spirituali” e che passavano attraversando prove fisiche e animiche molto dure, fino a che il discepolo era pronto ad attraversare un processo iniziatico molto pericoloso. Esso consisteva di passare tramite una specie di morte mistica apparente, in cui il corpo eterico era fatto uscire quasi completamente dal corpo fisico tramite un processo complicato dallo “Ierofante”, cioè il capo supremo dei sacerdoti del Tempio, permettendo così all’anima del discepolo di salire fino alla sfera solare. Là il discepolo incontrava lo Spirito del Sole (Cristo) in uno stato di coscienza ottusa, fino a che non veniva richiamato dall’Iniziatore dopo tre giorni e mezzo e risvegliato con la famosa frase: “… vieni fuori!”; cui il discepolo diveniva in tal modo, un “Illuminato”.

Questa forma antica iniziatica, con l’andare del tempo cominciò a essere pericolosa a causa del corpo eterico che andava legandosi più strettamente al corpo fisico, per questo il Cristo vi pose fine iniziando il suo discepolo prediletto chiamato Lazzaro al cospetto di tutto il popolo ebraico, tradendo così i loro misteri antichi che per questo motivo, lo condannarono a morte. La morte del Cristo sulla croce volle significare un nuovo impulso sia per la Terra sia per l’uomo, tramite cui fu dato a ognuno di potersi unire allo Spirito del Sole in una nuova forma iniziatica che, dava ora all’umanità la possibilità di sviluppare le facoltà superiori intellettuali veggenti senza come dire, “morire!” cioè senza staccare il corpo eterico (il corpo che tiene in vita la forma umana) dal corpo fisico. Inoltre, nella nostra epoca con lo sviluppo dell’anima cosciente, è avvenuto un cambiamento anche tra Maestro e allievo (discepolo), ovverosia che l’allievo o meglio il Maestro, lasci all’allievo la libertà di svincolarsi dalla sua autorità e di percorrere la via iniziatica secondo il suo discernimento e atteggiamento morale; il Maestro resta comunque sullo sfondo, soltanto più come un fratello maggiore che dà consigli, quando ciò sia richiesto. Va ancora aggiunto che quello che oggi permane come legame che unisce il discepolo al Maestro, che non sia più presente sul piano fisico, è la “fiducia!” Possiamo mantenere vivo questo legame fedele spirituale con l’anima del Maestro, fino a quando crediamo in lui, ma non appena perdiamo la fiducia cessa immediatamente anche il legame che ci teneva uniti a lui spiritualmente. Questo è valido anche per noi antroposofi nei riguardi di Rudolf Steiner che fino a quando accogliamo con fiducia e con amore la Scienza dello Spirito, resta vivo il rapporto spirituale con lui anche se non lo avvertiamo, ma di notte quando con la nostra anima ci immergiamo nel mondo spirituale, abbiamo la possibilità di avere un incontro con Lui.

Dal 1413 in poi come sappiamo, siamo entrati nello sviluppo dell’anima cosciente, cioè quella parte dell’anima umana che è più strettamente legata al nostro Sé superiore (l’anima divina superiore) e per questo siamo entrati in un’epoca di radicale cambiamento, dove all’uomo fluiscono dal mondo spirituale delle nuove rivelazioni e facoltà superiori, cui l’uomo deve prepararsi ad accoglierle se vuole uscire dal momento caotico attuale. Dobbiamo capire che questo mondo è per noi soltanto un mondo transitorio entro il quale abbiamo il compito di evolverci individualmente e moralmente, realizzando ciò che è la peculiarità di questo mondo da quando il Cristo è divenuto lo Spirito della Terra e cioè, la facoltà dell’amore cosmico-umano e la libertà autonoma individuale nel pieno rispetto per l’altro. Per questo è anche importante lo sviluppo morale, grazie al quale possiamo elevarci coscientemente a stati superiori dei mondi dello spirito, laddove possiamo unirci alla vera essenza spirituale del nostro “Essere cosmico”, vale a dire al nostro vero nocciolo divino o vero Io19. Ma per fare questo dobbiamo affrancarci, emanciparci da qualsiasi dogmatismo, sia esso istituzionale sia religioso, in quanto questi tendono a sottometterci ad atteggiamenti di supina accettazione contraddicendo così a ogni nostro esame critico e a qualsiasi discussione dialogica. Ciò vale anche per la forma di “simboli” e di verità antiche che divengono dogmatiche, in quanto non si evolvono nelle epoche seguenti, restando pertanto irrigidite nella loro forma antica divenendo in tal modo desueti, fuori tempo, e perciò nocivi all’evoluzione umana, ossia luciferici. Ancora qui Rudolf Steiner in una conferenza tenuta a Stoccarda il 19 dicembre 1919, dice: «Sappiamo dalle più diverse osservazioni che quando qualcosa si evolve nel suo tempo, in sostanza è bene per l’umanità. Diverso è se resta fermo e si manifesta in ritardo; quando ciò avviene, vale a dire se la mentalità di Cesare abbia una funzione ancora nel secolo ventesimo, [nel contesto vuol dire di qualsiasi persona che ragionasse con la mentalità che era in uso al tempo di Cesare], tale mentalità assume un carattere luciferico» (San Silvestro Cosmico O.O. 195, pag.29).

Un maggior esempio di quest’aspetto luciferico, è quello dell’Arcangelo Michele che anticamente era venerato dal popolo ebraico come “Volto di Jahve o Yehovah”, o come tradotto in italiano “Geova”, cui agiva nel popolo ebraico antico come loro guida affinché preparassero un puro involucro umano per la discesa del Cristo. Ciò è rivelato a Mosè da Yahvè, cui possiamo leggere in una pagina del “Deuteronomio” dove appunto è scritto: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15). Che cosa può significare un “Profeta pari a me”, sennonché lo stesso Jahve o meglio l’Entità divina che lo adombrava quale guida superiore degli Elohim o Potestà cioè il Cristo, si sarebbe un giorno incorporato in un uomo del popolo ebraico, ossia nel Messia “re-sacerdote” simile a Melchisedec? Prima dell’evento del Golgotha, Michele operava come una specie di Spirito del Tempo per preparare appunto la discesa del Cristo in un singolo uomo del popolo ebraico, cioè in Gesù di Nazareth; finito tale compito di “preparazione”, ha oggi un nuovo compito: quello della “comprensione” del Cristo. E un decennio prima della fine del kali yuga, cioè nell’anno 1879, l’Arcangelo Michele è salito appunto dalla dignità di Arcangelo a quella di Archai, assumendo il compito di messaggero e questa volta però, come volto del Cristo. È molto importante capire questo nuovo aspetto di Michele-Cristo, affinché prendiamo coscienza che il ruolo che aveva Jehovah o se vogliamo Michele (Chi è come Dio?), quale guida dell’umanità antica è terminata; a esso si è sostituito un altro Spirito di Popolo, un altro principio Jahvetico che non è più lo stesso di prima. L’altissima Entità divina di Jehovah o Geova, è rivolta verso altri compiti cosmici che già prima operava e che riguardano appunto il futuro della Terra e dell’umanità, dopodiché si unirà di nuovo con i suoi fratelli Elohim solari per un’ulteriore evoluzione cosmica superiore. Questo vuol dire che le correnti religiose monoteiste attuali che cercano di innalzarsi a Dio Padre, Jehovah o Geova, o Allah, con la forma antica jahvetica cioè di Jehovah-Michele, si rivolgono a qualcosa ormai superato, desueto, un impulso antico rimasto indietro che non si è evoluto e perciò luciferico; che non è più presente nei mondi spirituali superiori perché è avanzato da Jehova-Michele a Cristo-Michele. Pertanto ciò che ora è presente nel mondo astrale, è un riflesso dello spirito di popolo Jahvetico ormai superato (dopo la venuta del Cristo sulla Terra) che ha assunto un compito che non le compete. Esso ha assunto un carattere anacronistico nell’epoca presente dell’anima cosciente, cui occorre che i popoli trovino la forza di Michele-Cristo per superare l’egoismo nazionalista e conformarsi agli altri popoli europei per rafforzare la “Comunità europea”, dalla quale deve nascere il vero impulso del cristianesimo universale, in modo da creare, come già menzionato, il germe della futura fratellanza filadelfiana del sesto periodo di cultura (Ap 3,7).

Rudolf Steiner in diverse conferenze parla dell’operare delle gerarchie divine spirituali nel nostro zodiaco e del nuovo compito o missione assunta da Michele, dove da una conferenza tenuta a Stoccarda, il 20 maggio 1913, egli dice: «Come in passato ci si poteva innalzare a Jahve o Jehova e sapere che costui aveva affidato a Michele la missione di preparare il trapasso dall’epoca di Jahve all’epoca del Cristo, così oggi è il Cristo a inviarci Michele come Suo messaggero. Ecco la grande novità che noi dobbiamo accogliere con profondo sentimento: in passato si parlava di Michele-Jahve come della guida del tempo; oggi dobbiamo parlare di Michele-Cristo, Michele si è elevato a un grado superiore: da Spirito di Popolo è diventato Spirito del Tempo (Archai); da messaggero di Jahve o Jehova è diventato messaggero del Cristo. Perciò nel nostro tempo comprendere l’impulso di Michele significa comprendere l’impulso del Cristo» (“Verso il Mistero del Golgota” O.O.152, pag. 72). Pertanto l’umanità se vuole innalzarsi verso il Cristo e il vero Dio Padre, deve prendere coscienza del cambiamento avvenuto nel mondo spirituale, ossia della nuova guida che ha assunto l’Arcangelo Michele dopo la sua salita a Spirito del Tempo o Archai. Egli non opera più come uno Spirito di Popolo e come volto di Jehova o Geova ma appunto, come Spirito del Tempo di tutta l’umanità e quale volto del Cristo. Occorre assolutamente prender coscienza di questo nuovo aspetto spirituale e superare come menzionato, l’egoismo di popolo quale atteggiamento nazionalista, sovranista, o razzista, o comunque tutto ciò che ha tendenza a chiudersi nella propria comunità nazionale evitando qualsiasi intrusione e integrazione di etnie diverse, in modo da mantenere per sempre il proprio “status quo”. Ciò va contro l’impulso micheliano che tende invece a unire una nuova comunità umana universale, costituita da qualsiasi ceto sociale e appartenente a qualsiasi etnia, per formare i semi che nel prossimo sesto periodo di cultura sarà la nuova umanità del quarto millennio, cioè l’umanità del Cristo! Comprenderlo è di un’estrema importanza se vogliamo che il mondo spirituale e il nostro Spirito di Popolo (Arcangelo), ci aiutino a superare le prove karmiche future dovute sia al nostro karma individuale, sia quello collettivo della nostra comunità nazionale. Se non modifichiamo la nostra mentalità, l’umanità si troverà a dover affrontare in futuro il suo destino karmico senza la guida e l’aiuto dello Spirito di Popolo normale e quello dell’Arcangelo Michele, dove verrà sostituito da uno spirito di popolo luciferico, con tutte le conseguenze negative che ne potranno derivare sia sul piano individuale e sia collettivo. In merito ancora qui Rudolf Steiner, nella conferenza tenuta a Basilea il 23 dicembre 1920, ci avverte che: «E se, quando il Cristo Gesù venne sulla Terra, il popolo ebraico venerava un Jahve o Jehovah, i popoli moderni sono ritornati a molti Jahve; poiché ciò che i popoli venerano in base agli odierni principi nazionalistici, in modo da separarsi e combattersi tra loro, [ciò vale per qualsiasi separazione, nell’ambito della comunità sociale], anche se non vien più chiamato con l’antico nome, sono tanti Jahve …» (Archivio storico della rivista Antroposofia – volume terzo, pag.125).

Possono esistere tanti Jehovah, ma esiste un solo Cristo! La differenza tra i due e che mentre Jehovah o Geova, appartiene alla comunità dello Spirito Santo che ha operato nel passato come un Dio lunare alla guida del popolo ebraico, il Cristo invece, ha sempre operato come l’Altissima divinità solare universale, dietro ogni evento esteriore della storia cosmica-umana. L’impulso del Cristo diversamente dal quarto periodo di cultura greco-romano in cui agiva per separare l’anima antica di gruppo ebraica, oggi al contrario, nel quinto periodo di cultura agisce tramite lo Spirito del Tempo Michele, per unire gli uomini in una sola comunità universale, dove ogni uomo possa un giorno riconoscersi cittadino di una sola Patria, la cui anima è la Terra, con la quale si è congiunto due millenni or sono lo Spirito del Sole (Cristo), assumendone la guida come Spirito della Terra. Ma gli Spiriti luciferici di popoli che si sono sostituiti all’antico principio, jahvetico, contrastano il disegno del Cristo, essi non vogliono che l’umanità si unisca, ma che si frammenti in tanti popoli, in tante nazioni, dimodoché ognuno pensi egoisticamente a se stesso senza giungere mai all’unione con gli altri per realizzare la vera fratellanza universale. Quest’aspetto luciferico-arimanico lo vediamo agire con sempre più forza offuscando e inducendo anime umane verso l’ambizione di potere nell’ambito della comunità sociale sia nella sfera religiosa, sia particolarmente in quella giuridico-statale e sia in quella economica, dove gli uomini agiscono inconsciamente con sempre più asservimento nei riguardi di queste forze occulte che operano dal mondo astrale. Difatti, il Cristo nel vangelo di Giovanni, rimprovera i farisei, le guide religiose ebraiche che erano asservite non solo al potere romano di Cesare, ma anche al potere occulto dello spirito Jahvetico luciferico, laddove Egli dice: «Voi dite di avere un solo Padre, Dio! Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo … Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui» (Gv 8,41-44).

Anche oggi a causa dell’immaturità spirituale cui versa ancora la maggior parte dell’umanità cui tarda a risvegliare in sé l’impulso spirituale dell’anima cosciente, ha per guide religiose dei “farisei” che non hanno accolto la rivelazione spirituale del successore del Buddha, ritenendola eretica e perciò contrapposta all’insegnamento cattolico (vedi Acta Apostolica Sedis 11, 1919, 317). Per cui non avendo accolto la rivelazione del ritorno del Cristo eterico nei dintorni dell’astrale terrestre, essi attendono il Cristo secondo la rivelazione dell’Apostolo Matteo e degli Atti di Paolo che possa di nuovo comparire dalle nuvole del cielo e scendere sulla Terra col corpo fisico per diventare il “Re” del mondo – almeno secondo la concezione materialista dei gesuiti. Difatti negli Atti degli Apostoli è scritto: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che tra di voi è stato assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1,11). Ciò che gli Apostoli veggenti descrivono nei Vangeli, sono immagini astrali che vanno interpretate secondo la conoscenza occulta di un iniziato veggente o di un chiaroveggente che conosca il linguaggio dei simboli occulti. E allora capiremmo che le “nuvole del cielo” è un termine tecnico occulto, il cui significato è una dimensione o “stato elementare spirituale”; vuol dire che il Cristo, verrà percepito spiritualmente nei dintorni del mondo astrale terrestre, con un corpo eterico di luce . È da sciocchi credere che un uomo fisico possa venire da una nuvola e scendere col corpo fisico sulla Terra; anche il Cristo non può esimersi dalle leggi che vigono nell’ambito terrestre, per cui da quell’altezza certamente si schianterebbe al suolo. Altre correnti religiose invece, credono che Gesù Cristo sia il figlio di Jehovah o Geova, non sapendo che Jehovah o Geova è un altissima Entità gerarchica appartenente agli Elohim o Potestà, ( Exusiai o Spiriti della Forma, secondo la Scienza antroposofica), mentre il Cristo è un Entità divina al di sopra di tutte le gerarchie spirituali e che è in relazione con il secondo aspetto della Trinità divina. Essi interpretano la Bibbia del vecchio e nuovo Testamento, così come il Corano, secondo il pensiero concettuale teologico, credendo di interpretare la verità divina con il loro intelletto umano e non che la verità vada interpretata invece, attraverso la “forza ispirativa veggente” con la quale sono stati redatti in origine, facendo poi credere alla massa credulona di essere i depositari della verità divina in modo da asservirli al loro potere temporale luciferico.

Pertanto se oggi l’umanità non prende coscienza nel riconoscere il nuovo compito micheliano e continua ad atteggiarsi caparbiamente nel voler mantenere la forma antica del principio egoistico Jahvetico di popolo, commette lo stesso errore delle guide religiose ebraiche antiche. Per cui non solo andrà incontro a un destino tragico karmico summenzionato, ma passerà inosservato il nuovo incontro che possiamo avere con il Cristo – eterico sul piano astrale o elementare, allo stesso modo cui lo ebbe Mosè circa tre millenni e mezzo or sono sul monte Sinai e S. Paolo sulla via di Damasco. (VI. Continua)

Collegno, 27 gennaio 2020                                                                         Antonio Coscia  

Sopra: Fiori di Crocus o Croco

Note Integrative

18    Il Maitreya Buddha, è il nuovo Bodhisattva succeduto al Buddha Gautama che secondo alcune indicazioni concordanti sia della corrente orientale buddhista che di quella occidentale rosacrociana, s’incarnerà fra circa 5670 anni dopo il Buddha Gotama, o secondo l’esoterismo cristiano fra circa 2500 o 3000 anni dopo l’evento del Golgotha, cioè da quando il Cristo, il «Logos solare» dimora sulla Terra. Fra tremila anni Egli dovrà scendere sul piano fisico e incarnarsi completamente in un corpo umano preparato per lui, dimodoché possa percorrere quel grado umano chiamato da Rudolf Steiner “Buddha umano”, cui dovrà realizzare la “Dottrina” che ha ispirato alle diverse personalità bodhisattviche umane e realizzare la dignità di nuovo Buddha. Egli sarà il settimo e il primo Buddha umano cristiano, dopo l’illuminazione del grande Buddha Gotama e, userà la potenza della parola per istruire i suoi discepoli in modo magico, senza l’uso del pensiero concettuale. Ciò vuol dire che nel sesto periodo postatlantico chiamato “Filadelfia”, ossia quello che succederà al nostro che durerà ancora per circa 1500 anni, la saggezza divina sarà accolta senza l’ausilio del pensiero concettuale, cioè verrà accolta direttamente dall’anima umana attraverso un atto magico della potenza del logos del Bodhisattva. Per meglio dire, la parola “magica” del Maitreya Buddha, sarà accolta tramite una sorta d’intuizione cosciente da quelle anime più evolute che preparandosi fin da ora avranno raggiunto insieme allo sviluppo dell’anima cosciente un alto grado della coscienza morale. E affinché ciò possa realizzarsi, devono essere formati degli uomini che possano già da ora sviluppare e trasformare il pensiero razionale in un pensiero intellettuale veggente o immaginativo. È quindi della massima importanza che nel nostro periodo, una parte dell’umanità più progredita possa sviluppare in sé attraverso la fede verso un nuovo esoterismo cristiano moderno, un cammino spirituale onde riconoscersi tramite lo sviluppo della coscienza morale, di avere in sé un che di divino, da cui egli è sempre stato ispirato. Questa è la speranza dei Maestri che guidano sia l’evoluzione occidentale sia quella orientale, essi sperano appunto, che possa realizzarsi nell’ambito di tutte le comunità e movimenti spirituali, la formazione di quelle anime cui possono essere idonee ad accogliere la «Parola magica» del nuovo Buddha che deve venire. Questo è il compito più importante che la Società Antroposofica universale possa prendere coscienza e in modo particolare nei gruppi locali, affinché l’Antroposofia possa espandersi sempre più nel nostro periodo attuale, in modo da essere utili e aiutare l’umanità a sviluppare nel modo giusto l’anima cosciente che deve realizzarsi entro la fine del nostro quinto periodo postatlantico. Inoltre, ha come scopo di preparare nello stesso tempo, delle anime più evolute in modo da poter accogliere nel modo giusto nel prossimo sesto periodo di cultura o periodo di Filadelfia, il dono dall’alto del mondo angelico, ossia il principio del Sé spirituale. (Vedi anche la nota 4. di 1.Note Integrative Antroposofiche).

19    Al di sopra dell’ Io superiore, Rudolf Steiner ci svela l’esistenza di un «Io» ancora più superiore che possiamo definire una «Entità superspirituale» che è il «vero nocciolo» di tutto l’essere umano e che la Scienza antroposofica chiama: «Il vero Io o Scintilla divina». Rudolf Steiner menziona pochissimo questa parte costitutiva umana. Egli ne parla in una conferenza tenuta a Bologna e in alcune pagine del libro «Sulla Via Dell’Iniziazione», dove egli alla fine sintetizza il concetto del vero Io così: « L’uomo porta in sé un “vero Io” che appartiene a un mondo sopraspirituale. Nel mondo dei sensi [fisico] questo “vero Io” è come nascosto dalle esperienze del pensare, del sentire e del volere[che l’uomo fa durante la sua vita terrena]. Perfino ancora nel mondo spirituale l’uomo acquista coscienza di questo “vero Io” soltanto estirpando in sé i ricordi di quanto può sperimentare mediante il suo pensare, sentire e volere», (Sulla via dell’Iniziazione O.O. n.12 – La soglia del mondo spirituale, pag. 190 -194; Ed. Antroposofica Milano).