Il potere che può obnubilare l’anima II

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“Occorre dire che la vera onestà di un politico, sta nel rispettare soprattutto la laicità dello stato, in quanto espressione del popolo che ne forma la Nazione”.

Il potere che può obnubilare l’anima II

  Il gesto compiuto dall’ex ministro dell’Interno leghista che inconsciamente ha teso unire ciò che invece va separato quali due sfere del potere statale e religioso, così come fu pronunciato dal Cristo sul motto su Cesare, ci riporta a un altro motto pronunciato questa volta dall’altissimo iniziato solare e discepolo del Cristo, Rudolf Steiner che in una conferenza tenuta a Zurigo il 17 dicembre 1912, dal titolo “L’Amore e il suo significato nel mondo”, in merito scrive: “L’onnipotenza, l’onnisaggezza non sono le principali qualità della Divinità, bensì l’amore, una qualità che non può essere accresciuta. Dio è ripieno di amore, di puro amore, è per così dire nato dalla sostanza dell’amore … Dio ha trattenuto l’amore, e ha diviso la saggezza con Lucifero [Diavolo] e la potenza con Arimane [Demonio o Satana], affinché l’uomo potesse essere libero, e sotto l’influsso della saggezza proseguire il suo cammino” (pag. 12). Riflettendo profondamente sulle parole di questo principio spirituale, prendiamo coscienza di questa suddivisione trinitaria nell’ambito del nostro cosmo astrale planetario e di riflesso in quello dell’anima umana, dove queste tre Entità spirituali operano quale sviluppo delle virtù animiche e nello stesso tempo come contrasto, attraverso la “saggezza” luciferica, il “potere” arimanico e l’amore del Cristo.   Mai come oggi l’uomo è messo di fronte alla consapevolezza attraverso la Scienza antroposofica, che la saggezza che accoglie, gli viene da Lucifero (ossia l’Entità spirituale che conosciamo come Demonio), e, il potere da Arimane (cioè l’Entità spirituale che conosciamo come Satana o Mefistofele), mentre nel Cristo abbiamo un Entità divina che è soltanto amore!

Naturalmente questa divisione tricotomica spirituale del Cristo con le due Entità gerarchiche dell’ostacolo del nostro cosmo, va compreso nell’ambito della sfera astrale della vita planetaria, (nella sfera spirituale vigono altre leggi) e, in quella della vita dell’anima umana, dove queste forze occulte agiscono come forze ostacolatrici insieme all’impulso d’amore del Cristo. Qui Lucifero6 cerca di trarci in alto verso la saggezza esaltata lunare e Arimane, ci trae in basso nell’ambito del freddo e calcolatore potere materiale; dove in tutte e due i casi, mettono alla prova il nostro egoismo che può manifestarsi in modo sfrenato da una parte o dall’altra, quando in noi manca appunto il giusto equilibrio, ossia la forza dell’amore del Cristo. Egli si unì alla Terra attraverso l’uomo Gesù di Nazareth7 per introdurre in essa attraverso l’uomo, il vero impulso dell’amore; perciò si spogliò di tutte le Sue facoltà divine di “Saggezza” e di “Potenza” per unirsi all’uomo, cosicché l’uomo potesse sviluppare in sé il vero impulso dell’amore. Il Cristo fece questo non perché avesse un debito karmico con la Terra o, con gli uomini, ma per un puro atto d’amore; avendo Egli sentito il grido di dolore dell’umanità morente proveniente dalla Terra. Per questo il vero cristianesimo non può essere annoverato come una dottrina religiosa monoteista similmente alle dottrine antiche quale l’ebraismo o l’islam, o ad altre precristiane pagane, inquantoché il Cristo non venne per guidare o elevare un popolo. Egli non venne per liberare il popolo ebraico dai dominatori romani, offrendo loro una nuova saggezza o un nuovo decalogo come fu per Mosè sul Monte Sinai, quando incontrò Jahvè8. Ma per dare al popolo ebraico la possibilità di collaborare alla nascita di un nuovo impulso spirituale che potesse riversarsi su tutta l’umanità, un impulso che sciogliesse gli uomini dai vecchi legami consanguinei atavici sostituendoli con un impulso cosmico – spirituale di vero amore libero tra i popoli, alfine di preparare come menzionato, il germe futuro spirituale della nuova fratellanza umana che sarà realizzato alla fine del terzo millennio, cioè nel sesto periodo di cultura futuro chiamato appunto nell’Apocalisse di Giovanni, “Filadelfia” (Ap 3,7)9.

Possiamo con questo dire che il vero cristianesimo originario non si è ancora del tutto realizzato quale vera essenza nel mondo moderno. Ciò che oggi è rappresentato dalla corrente della Chiesa cattolica, non possiamo che considerarlo come una corrente umbratile riflessa del vero impulso cristiano, giacché nei secoli è divenuta parte di un potere statale; vale a dire di uno Stato a sé, ovverosia lo Stato della città del Vaticano, con tutti i poteri annessi e connessi da parte di correnti religiose (Gesuiti e l’Opus Dei) che operano dallo sfondo, con mezzi “spirituali occulti” ( vedi “Lo studio dei sintomi storici O.O. 185”). Essendo quindi il vero cristianesimo, un impulso, un puro impulso di amore cristico, non ha nulla a che fare né col potere del Vaticano quale espressione del cattolicesimo romano, né con l’ambizione di potere dei programmi di partiti politici, essendo questi d’interesse di entità demoniache che operano dal mondo astrale – come vedremo più avanti. La vera preghiera di supplica del cristiano, può essere sola quella di avere la forza di realizzare quelle virtù umane che esaltano l’atteggiamento di amore altruista, per mettere in pratica quegli impulsi di sacrificio, di perdono e di compassione nei riguardi di chi soffre. Pertanto le parole di Rudolf Steiner, ci aiutano a capire meglio il significato sul motto di Cesare, laddove il Cristo rispondendo ai maliziosi e ipocriti farisei, intese loro dire che l’amore di Dio deve essere distinto da qualsiasi potere regale o sacerdotale, quando esso tende soltanto a soggiogare i popoli e ad asservire l’anima umana per i propri tornaconti egoistici. Giacché mentre il potere di Cesare rendeva schiavi gli ebrei, l’amore del Cristo li rendeva liberi nell’anima dal maligno e dalla dura legge yahvetica del taglione, vale a dire: “Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita, etc.” (Levitico 24,19-20). Il Cristo completò la legge jahvetica in amore tra i popoli e dedizione per l’altro! E l’amore è quella facoltà spirituale che va da uomo a uomo, cui non ha nulla a che spartire col potere di qualsiasi natura, il quale è esercitato invece, come sete di conquista e di dominio sugli altri. Cosicché quest’analisi ci porta a dire che il Cristo non è presente in quegli ambiti sociali cui si manifesta il potere, in quanto Egli vive quale impulso d’amore cosmico, quando accolto, soltanto nell’anima umana e là dove, due o più uomini si uniscono insieme nel Suo nome per alleviare la sofferenza nel mondo; e non dove uomini vengono esaltati in un comizio elettorale!

Occorre per questo capire che il mondo spirituale non partecipa ai comizi elettorali, ma sono invece presenti le altre divinità dell’ostacolo che partecipano assai volentieri ai programmi politici, ispirando zizzania e odio nella sfera giuridico-statale. Dio lascia all’uomo la libertà di agire per il bene degli altri o, per il proprio tornaconto egoistico; sta dunque alla “libertà morale” di ogni politico agire secondo la sua coscienza e la sua onestà intellettuale, nell’essere cioè onesto verso i suoi elettori promettendo soltanto ciò che è in grado di mantenere nell’ambito delle possibilità giuridiche ed economiche del Paese, senza per questo sconfinare nella sfera religiosa. Purtroppo è diventato una cattiva consuetudine quello di promettere qualsiasi cosa, pur di accattivarsi il favore delle masse che seguono senza riflettere come banderuole sballottate da una parte all’altra, secondo le offerenti promesse accompagnate a volte, da gesti religiosi infantili. Occorre qui ricordare che la vera onestà di un politico, sta proprio in quello di rispettare soprattutto la laicità dello stato, in quanto espressione del popolo che ne forma la Nazione! Perciò essendo la Nazione formata dall’insieme di uomini appartenenti a diverse scuole di pensiero filosofiche, scientifiche e religiose, ogni politico dovrebbe esimersi dall‘interferire nella sfera religiosa per fini elettorali, restando sempre nei parametri del proprio potere statale.

Pertanto l’ex ministro dell’Interno, a conclusione del comizio elettorale tenuto tempo fa a Milano sotto la guglia del Duomo, quale partito sovranista di estrema destra europea, avrebbe dovuto fare a meno di evidenziare dopo il comizio, la corona del rosario e baciare il crocefisso con un’invocazione alla Madonna, dicendo: «Io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria». A questo punto qualsiasi persona di buon senso, dovrebbe chiedersi qual è il Dio che in quel momento potrebbe accogliere con benevolenza la richiesta dell’ex ministro dell’Interno, in modo che portasse alla vittoria il suo partito sovranista leghista. Se abbiamo afferrato ciò che abbiamo esposto fin qui come tema sulla possibilità di essere obnubilati da potenze del contrasto che operano attraverso i programmi elettorali, come sarà approfondito più avanti, è facile capire attraverso ciò che abbiamo esposto tramite il motto antroposofico: “Dio (Cristo), ha diviso la saggezza con Lucifero (Demonio) e il potere con Arimane (Satana o Mefistofele) e ha tenuto per Sé, soltanto l’amore!” (II. Continua)

Collegno 5 novembre 2019                                                                       Antonio Coscia

Sopra: Giardino Giapponese

Note Integrative

6     Lucifero e Arimane sono due entità dell’ostacolo rimaste indietro durante la loro evoluzione umana, di cui: «Lucifero appartiene alla gerarchia degli Angeli rimasti indietro durante il terzo stato di coscienza dell’evoluzione umana, sull’antica Luna; e Arimane, che appartiene alla gerarchia degli Arcangeli rimasti indietro durante il secondo stato di coscienza dell’evoluzione umana, sull’antico Sole». Il Cristo durante la nostra quarta evoluzione cosmica terrestre, ha redento Lucifero durante la crocifissione sul Golgotha, che rappresentava il ladrone di destra, ossia Dismas, che la Chiesa ne ha fatto un Santo, cioè S. Dismas; Arimane il Cristo ha potuto solo tenerlo a bada in quanto l’uomo ha ancora bisogno di questo spirito dell’ostacolo.

7      Dietro l’uomo Gesù di Nazareth, si cela un profondo mistero in parte svelato dagli stessi evangelisti Matteo e Luca, seppur in un modo un po’ velato, laddove nella genealogia, Matteo fa discendere Gesù dal patriarca Abramo attraverso tre volte quattordici generazioni da Davide in giù, iniziando dal figlio re Salomone, attribuendo così a Gesù una discendenza regale. Se poniamo bene attenzione a ciò che racconta Matteo sulla nascita di Gesù, egli dice che nasce in una casa di Betlemme, dove è visitato da altissimi sapienti, cioè dei “Magi” venuti apposta dall’Oriente per offrirgli dei doni, in quanto secondo Rudolf Steiner, riconoscono nel bambino il loro antico Maestro persiano, dietro di cui si cela l’antichissimo sapiente Zarathustra (risalente a circa 5000 anni a, C.) fondatore della religione persiana. In questo bambino Gesù che nasce in una casa di Betlemme da genitori di nome Giuseppe e Maria discendenti dal re Davide, s’incarna appunto l’antichissimo iniziato cristiano solare Zarathustra, uno dei più alti discepoli del Cristo. Egli era già un alto iniziato solare negli antichi misteri degli oracoli atlantici, giacché fu iniziato dal grande Manu divino Melchisedec (Noè biblico), dal quale venne preparato per guidare nel secondo periodo di cultura postatlantico (circa 5067 a.C.) il popolo persiano nei misteri della “Luce” di Ahura Mazdā, il Dio del Sole e in quelli dello spirito delle tenebre, “Angra Mainyu” o Ahriman (Arimane). Inoltre Zarathustra, si era talmente elevato attraverso diverse vite terrene da accogliere in sé la più alta saggezza proveniente dall’antica sede di Atlantide, da essere il primo uomo: «… a innalzarsi a un nuovo grado superiore e divenendo il primo uomo terrestre in grado di conseguire un’iniziazione dalle forze del periodo postatlantico. Di conseguenza Zarathustra iniziò per la prima volta nell’evoluzione terrestre a rivelare l’elevata saggezza soprasensibile e le pure conoscenze chiaroveggenti dei mondi spirituali, non solo in forma d’immaginazioni (come avveniva prima di lui) bensì ora anche in forma di pensieri e concetti umani, da cui più tardi sulla terra emerse ciò che oggi chiamiamo “scienza”» (Sergej O. Prokofieff: “La nascita dell’esoterismo cristiano nel XX secolo” pag.80). Pertanto Zarathustra aveva purificato e perfezionato talmente i suoi involucri terrestri da sacrificarli ai suoi due discepoli, cioè a Ermete Trismegisto e a Mosè, dove al primo sacrificò il suo corpo astrale da cui venne sviluppandosi la civiltà egizia e al secondo il suo corpo eterico da cui ne derivò la civiltà ebraica. Altri discepoli di Zarathustra furono il grande maestro Pitagora, Daniele il saggio ebreo e Ciro il Grande, che secondo un’intuizione di Sergej O. Prokofieff, sono i tre re Magi che offrono oro, incenso e mirra, al bambino Gesù nato nella casa di Betlemme di Giudea, ove s’incarna il loro maestro Zarathustra (Astro d’oro) i cui genitori Maria e Giuseppe, sono discendenti della stirpe di Davide. Zarathustra era stato preparato dal Manu divino Melchisedec, per una più alta missione, ossia sacrificare il suo corpo fisico e il suo Io, all’Altissimo Dio solare affinché fosse possibile salvare l’umanità tramite il compimento dell’evento del Golgotha. Per questo fu necessario che nascesse un altro bambino che avesse in sé la purezza virginea originaria delle forze formatrici eteriche e, quale immagine divina non contaminata dal peccato originale, ossia il figlio di Dio o l’Archetipo divino creato a immagine di Yahve; vale a dire la pura immagine di Adamo che fu preservata e protetta dalla tentazione di Lucifero (il Serpente biblico). Questo bambino archetipico che possiamo pensare come una parte di pura immagine virginea gemella, sottratta ad Adamo prima del peccato originale, nasce poco più tardi per la prima volta in un corpo fisico anch’egli a Betlemme di Giudea, i cui genitori anch’essi di nome Maria e Giuseppe nativi della città di Nazareth e discendenti della stirpe di Davide, cui al bambino assegnano il nome Gesù. Per distinguere i due bambini chiameremo Gesù-Zarathustra il bambino cui parla il vangelo di Matteo, la cui discendenza appartiene alla corrente “regale”, giacché discendente dal re Salomone. Mentre il bambino del vangelo di Luca che nasce secondo Rudolf Steiner poco tempo dopo nel mese di dicembre (in tempi antichissimi le nascite erano dirette dagli Dei, cui la procreazione avveniva in Primavera e di conseguenza i bambini nascevano in inverno, a dicembre appunto), lo chiameremo Gesù di Nazareth, il quale appartiene alla corrente “sacerdotale” poiché la sua ascendenza risale fino al sacerdote Natan e in ultimo a Dio stesso. L’evangelista Luca racconta che Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento, per cui Maria essendo gravida, viene presa dalle doglie e partorisce il bambino nella stalla adiacente all’albergo cui non avevano trovato posto e dove appunto, è visitato dalla gente semplice del luogo che Luca, menziona come i “pastori” che vengono avvertiti e illuminati dall’Angelo o “Nirmāṇakāya” (Sé superiore) del Buddha. Dopo passati i giorni di purificazione di Maria, i genitori fanno ritorno col bambino nella loro tranquilla città di Nazareth, nella comunità essena situata sulle alture della Galilea. Mentre l’altra famiglia cui nasce Gesù-Zarathustra, Matteo racconta che hanno dovuto fuggire in Egitto in quanto l’Angelo aveva avvisato o ispirato Giuseppe, che Erode voleva uccidere il bambino. Quando poco dopo Erode muore, l’Angelo ispira nuovamente Giuseppe a ritornare in Giudea, giacché il bambino non è più in pericolo. Giuseppe però, non ritorna a Betlemme ma si reca a Nazareth, dove incontra e stringe amicizia con l’altra famiglia di Gesù di Nazareth, cui tra loro si stabilisce uno stretto legame profondo di cordialità e affetto e in modo particolare, tra i due bambini Gesù che insieme diventano preadolescenti fino all’età di dodici anni, cioè fino a quando l’Io superiore del bambino Gesù-Zarathustra del vangelo di Matteo, si unisce all’Io e all’anima del suo amico Gesù di Nazareth del vangelo di Luca. Nel bambino Gesù di Nazareth, Zarathustra lavorò alla trasformazione dei suoi involucri animici in modo da prepararlo ad accogliere l’Altissimo Dio solare, per cui inizia a trasformare nei primi sei anni cioè dai 12 ai 18 anni il corpo senziente, dai 18 ai 24 anni l’anima senziente e dai 24 ai 30 anni l’anima razionale. Dopodiché Zarathustra compì il suo alto sacrificio offrendo al Dio solare i suoi involucri animici e corporeo, uscendo dal corpo di Gesù di Nazareth durante il battesimo del Giordano, operato da Giovanni il Battista.

8     Jahvè è una potente Entità divina appartenente alla gerarchia spirituale che la scienza dello spirito o antroposofia chiama Spiriti della Forma, (Potestà, Exusiai), nella terminologia ebraica sono conosciuti come Elohim, ossia “le divinità”, i quali nella traduzione italiana moderna della Bibbia, sono menzionati al singolare col nome di Dio. L’Entità divina di Yahvè appartiene in modo particolare al consesso divino dei sette Elohim solari, ossia i creatori biblici di cui Egli forma per così dire, il centro della loro unità settemplice. Facendo un paragone con l’entità settemplice dell’uomo, cui sappiamo costituito da: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io, Sé spirituale, spirito Vitale e Uomo spirito, dobbiamo in questo caso pensare che l’Io umano è la parte centrale dell’unità settemplice dell’uomo. Allo stesso modo dobbiamo pensare questa suddivisione articolata nei sette Elohim di cui Yahvè è per così dire il loro centro, è “l’Io Sono” per eccellenza della gerarchia degli Spiriti della Forma o Elohim cui si manifestò a Mosè nel roveto ardente (ossia nel mondo elementare “astrale” adiacente alla terra) affinché guidasse il popolo ebraico fuori dall’Egitto. Quando l’Entità del Cristo insieme al Sole, si separarono alla fine dell’Epoca Iperborea dall’insieme della massa lunare e terrestre (cui la Terra e la Luna non si erano ancora solidificate e l’uomo era ancora allo stato animale, molto dissimile comunque dall’animale attuale), le Entità lunari cominciarono a creare molta difficoltà all’evoluzione umana, la quale era più rapida degli spiriti angelici lunari che al contrario, avevano un’evoluzione molto più lenta che tendeva a indurire, a mummificare la materia cosmica. Ciò fece sì che Yahve lasciasse il Sole sacrificando la sua dimora solare per salvare la Terra e gli uomini dall’indurimento dei loro corpi animici dalle forze lunari angeliche che avevano delle forze astrali più basse, non essendo riusciti a purificarle nell’eone precedente chiamato “antica Luna”. Per questo fu necessario che Yahve assumesse il compito di separare la Luna dalla Terra, in modo che regnasse il perfetto equilibrio evolutivo, tra le tre forze cosmiche dei tre pianeti celesti: Sole, Terra e Luna. Egli sacrificò perciò la Sua natura spirituale di Elohim solare per trasferirsi sulla Luna (s’intende tutta la parte oscura spirituale che circonda la Luna fisica), per adempiere anche un altro scopo importante, cioè quello di contrastare le forze di Lucifero agenti dal Sole, che si manifestano nelle venature dorate terrestri; per questo l’oro è sempre stato motivo di contrasto luciferico nell’avidità umana. Inoltre Egli ha il compito di contrastare attraverso la luna fisica, l’influsso negativo che opera dall’ottava sfera, come una specie di luna astrale la cui circonferenza è collocata sul centro della nostra Terra e dietro di cui, agiscono Lucifero e Arimane quali servi della bestia apocalittica “Sorat” l’anticristo solare. Yahve è un grande servitore del Cristo e quando l’uomo sarà arrivato quasi alla sua meta nel sesto stato di coscienza o eone cosmico di Venere e si formerà il fatidico numero d’evoluzione 666, la Terra allora sarà trasformata in un nuovo Sole che si unirà definitivamente con il Sole centrale, e a quel punto anche Yahve si riunirà di nuovo con i Suoi sei fratelli o Elohim solari, verso mondi più elevati dello spirito. Yahve ha comunque ancora un compito importante, quello di riunire di nuovo la Luna alla Terra verso la metà del settimo periodo di cultura, ossia tra circa 7000 anni, quando alla fine l’umanità distruggerà se stessa con la guerra di tutti contro tutti. Dopodiché i superstiti quelli che avranno superato la catastrofe umana insieme al Cristo cosmico, traghetteranno nella sesta Epoca Postatlantica che durerà circa 15000 anni, attraversando di nuovo sette periodi di cultura prima di arrivare a una nuova catastrofe.

9       Filadelfia era una delle sette chiese dell’Asia minore (all’epoca dell’inizio del cristianesimo), che Giovanni Evangelista, scrive all’Angelo di ogni chiesa una lettera secondo la rivelazione avuta dal Cristo Gesù durante un momento estatico chiaroveggente, da dove poi ha tratto il libro profetico dell’«Apocalisse». In realtà questo libro come tutti i libri che nascono da una visione spirituale, è una rivelazione data all’umanità come guida e nello stesso tempo come avvertimento per aver errato dalla retta via segnata da Dio, a causa del suo io immaturo e imperfetto. La Profezia vuole dare una possibilità all’uomo o, alla comunità umana che si sviluppa attraverso le diverse epoche di cultura, di ravvedersi in modo da non peggiorare il suo stato e metta in pericolo il suo sviluppo della sua meta terrena. Pertanto come il libro dell’Antico Testamento, rappresenta il passato dell’umanità antica discesa dal mondo spirituale a causa del peccato originale; cosi il Nuovo Testamento, rappresenta l’uomo futuro che riscattato dal sacrificio del Cristo, può ricongiungersi col suo Io o “Immagine” superiore, tramite lo sviluppo della sua coscienza morale che deve conquistare nelle sue esperienze terrene, attraverso il discernimento del bene e del male. L’Apocalisse è invece un libro esoterico simbolico che vuole avvertire l’umanità o l’uomo, di ciò che avverrà in un futuro che può essere vicino o lontano secondo il contesto cui esso è riferito, e dove l’umanità può, volendo, porvi rimedio prendendo coscienza di quanto abbia errato dalla retta via e decida di redimersi, accogliendo l’Impulso del Cristo. Pertanto Giovanni, il discepolo più amato dal Cristo (per il fatto che tra i due c’era una relazione tra Maestro e discepolo, nata durante il risveglio iniziatico, come Lazzaro), parte da una visione veggente in cui Giovanni-Lazzaro, è accompagnato dalla guida del suo Angelo nel mondo spirituale dove incontra il Cristo Gesù, il quale gli mostra in immagini akashiche future, ciò che l’umanità dovrà affrontare quale effetto delle sue azioni negative terrene. Per meglio dire il Cristo Gesù, mostra a Giovanni le immagini karmiche cui l’umanità dovrà affrontare quali cause dei suoi errori, nei diversi aspetti della sfera spirituale dell’Akasha. Grazie all’altissima iniziazione ricevuta dal Cristo, Giovanni è in grado di vedere chiaroveggentemente fino al grado dell’Intuizione, ossia fin’oltre il mondo stellare o mondo della ragione, dove gli viene mostrato e spiegato dal Cristo Gesù, le immagini delle “sette coppe dell’ira”; nel mondo ispirativo, ossia nel mondo dei Pianeta o mondo Celeste, egli vede le immagini delle “sette trombe”; e nel mondo astrale o mondo degli elementi egli vede le immagini dei “sette sigilli”. Possiamo ancora aggiungere che le “sette chiese“ rappresentano la comunità umana nel suo sviluppo attraverso i sette periodi di cultura della quinta Epoca Postatlantica.    I “sette suggelli”, indicano quello che  l’umanità dovrà affrontare attraverso i sette periodi di cultura della  sesta Epoca Postatlantica. E le “sette trombe”, ciò che l’umanità  dovrà affrontare nei sette periodi di cultura della settima Epoca Postatlantica.